Il beneficio di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) offerto dalla terapia adiuvante con il farmaco immunoterapico pembrolizumab nei pazienti con melanoma in stadio II ad alto rischio, totalmente resecato, persiste
Il beneficio di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) offerto dalla terapia adiuvante con il farmaco immunoterapico pembrolizumab nei pazienti con melanoma in stadio II ad alto rischio, totalmente resecato, persiste anche tenendo conto delle nuove diagnosi di melanoma. Lo evidenziano i risultati di un’analisi post-hoc dello studio KEYNOTE-716, pubblicati di recente su JAMA Network Open.
Inoltre, si è visto che le gravi reazioni cutanee immunomediate dovute al trattamento con l’immunoterapico sono rare.
«Questi risultati non suggeriscono la necessità di modificare il profilo beneficio-rischio precedentemente pubblicato di pembrolizumab adiuvante per il melanoma in stadio II ad alto rischio», scrivono Sancy A. Leachman, della Oregon Health & Science University di Portland, e colleghi. Inoltre, sottolineano gli autori, «i risultati suggeriscono che i pazienti con melanoma in stadio IIB o IIC sono a rischio di sviluppare nuovi tumori cutanei e supportano l’impiego di pembrolizumab adiuvante per il melanoma ad alto rischio in stadio II».
Lo studio KEYNOTE-716
Lo studio KEYNOTE-716 (NCT03553836) è un trial multicentrico internazionale di fase 3, randomizzato, in doppio cieco, che ha valutato pembrolizumab rispetto al placebo come terapia adiuvante per i pazienti con melanoma cutaneo in stadio IIB o IIC.
Il trial ha arruolato complessivamente 976 pazienti di almeno 12 anni di età con melanoma cutaneo di nuova diagnosi in stadio IIB o IIC, senza coinvolgimento dei linfonodi regionali, resecato. I partecipanti sono stati assegnati secondo un rapporto 1:1 al trattamento con pembrolizumab 200 mg (2 mg/kg per i pazienti pediatrici) o un placebo ogni 3 settimane, per un massimo di 17 cicli. Il follow-up è stato completato il 16 febbraio 2024 e il tempo mediano dalla randomizzazione al cut-off dei dati è stato di 52,8 mesi.
Nell’analisi primaria dello studio, pembrolizumab ha dimostrato di prolungare in modo significativo l’RFS e la sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS) rispetto al placebo.
Il lavoro pubblicato ora su JAMA Network Open è un’analisi secondaria volta a valutare l’incidenza di nuove diagnosi di tumori cutanei della pelle nella popolazione dello studio. In particolare, gli autori hanno valutato l’incidenza di nuovi melanomi o altre neoplasie cutanee maligne, il tempo alla diagnosi di queste neoplasie e hanno effettuato un’analisi di sensibilità della RFS considerando come eventi anche i nuovi melanomi primari. Inoltre, è stata valutata l’incidenza delle reazioni avverse cutanee immunomediate severe.
Incidenza di nuovi tumori cutanei inferiore con pembrolizumab
In questa analisi post-hoc, i pazienti che hanno sviluppato nuovi tumori cutanei sono stati 37 (7,6%) fra quelli trattati con pembrolizumab contro 56 (11,5%) fra i controlli (differenza di rischio percentuale: -3,9%; IC al 95% da -7,6% a -0,2%).
Di questi, 19 (3,9%) hanno sviluppato un basalioma nel braccio pembrolizumab contro 26 (5,3%) fra i controlli e rispettivamente 9 (1,8%) contro 17 (3,5%) hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma cutaneo squamocellulare. L’incidenza dei nuovi melanomi primari è risultata simile tra i due bracci di trattamento.
Il tempo mediano alla diagnosi di qualsiasi nuovo tumore cutaneo è risultato di 168 giorni (range: 1-1182) nel braccio pembrolizumab e 177 giorni (range: 1-1043) nel braccio placebo.
Riduzione del 35% del rischio di nuovi eventi con l’immunoterapia adiuvante
Nell’analisi di sensibilità dell’RFS, il tasso di eventi è risultato del 30% nel braccio pembrolizumab contro 42,3% nel braccio di controllo, con una riduzione del 35% del rischio di nuovi eventi per i pazienti trattati con l’immunoterapia adiuvante (HR 0,65; IC al 95% 0,52-0,80). Inoltre, la mediana di RFS non è stata raggiunta nel braccio assegnato a pembrolizumab mentre è risultata di 59,2 mesi nel braccio placebo.
Il tasso di RFS a 48 mesi è risultato complessivamente del 68,7% con pembrolizumab contro 56,5% con il placebo e rispettivamente del 71,3% contro 59,7% tra i pazienti che non hanno sviluppato nuovi tumori cutanei e del 38,1% contro 31,6% tra coloro che hanno sviluppato nuovi tumori cutanei.
Eventi avversi immunomediati di grado elevato poco frequenti
Gli eventi avversi immunomediati o le reazioni infusionali di qualsiasi grado sono stati più comuni nel braccio sperimentale (38,3% contro 9,5%). Tuttavia, quelli di grado 3 o 4 sono stati poco frequenti in entrambi i bracci (rispettivamente 11% contro 1,2%).
Anche le reazioni cutanee immunomediate severe sono state poco frequenti in entrambi i bracci (3,3% contro 0,6%) e si sono risolte nell’87,5% dei pazienti nel braccio pembrolizumab e in tutti i pazienti nel braccio placebo.
Importanti spunti per i medici
«I risultati di questa analisi … suggeriscono che i pazienti con melanoma resecato in stadio IIB o IIC sono a rischio di sviluppare nuovi tumori cutanei, indipendentemente dal trattamento adiuvante ricevuto», scrivono Leachman e i colleghi.
«L’incidenza di nuovi melanomi primari è risultata simile tra i gruppi di trattamento, mentre i tumori cutanei diversi dal melanoma sono stati più comuni tra i partecipanti del gruppo placebo. Questi risultati forniscono importanti spunti per i medici, poiché i dati disponibili sono limitati e non esiste un consenso sul fatto che il trattamento con l’immunoterapia alteri il rischio di sviluppare secondi tumori», concludono i ricercatori.
Bibliografia
S.A. Leachman, et al. Adjuvant Pembrolizumab for Stage IIB or IIC Melanoma: A Secondary Analysis of a Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. Published online ahead of print. doi:10.1001/jamanetworkopen.2025.59603. leggi

