Ancora intensi bombardamenti sull’Iran, si parla di oltre mille morti. Secondo il Washington Post, Mosca avrebbe condiviso informazioni su navi e aerei americani
Il Washington Post, citando dei funzionari Usa, ritiene che la Russia stia fornendo all’Iran informazioni sulle posizioni di navi, aerei e sistemi radar americani in Medio Oriente, aiutando Teheran a colpire le forze statunitensi. Secondo il quotidiano statunitense, le informazioni sugli obiettivi rappresenterebbero il primo segnale di un coinvolgimento, anche se indiretto, di un’altra grande potenza mondiale nel conflitto in corso nella regione. La Cina invece non sembra fornire un’assistenza simile.
L’IMPATTO DELLA CRISI SUL MERCATO ENERGETICO
Intanto dal Cremlino arrivano segnali sulle conseguenze economiche della crisi. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che la domanda di risorse energetiche russe è aumentata in modo significativo con l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente. “Stiamo registrando un significativo aumento della domanda di energia russa in relazione alla guerra in Iran”, ha spiegato Peskov ai giornalisti.
LE PAROLE DI TRUMP
Dopo sette giorni di guerra, “non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata“. A dichiararlo, attraverso i social, è il presidente americano Donald Trump, che spiega come solo “con leader accettabili il Paese avrà un grande futuro”. Secondo il Presidente Usa, l’obiettivo sarebbe quello di ricostruire economicamente l’Iran, rendendolo “più grande, migliore e più forte che mai”. Nel messaggio ha anche utilizzato uno slogan che richiama direttamente il suo celebre “Make America Great Again”, adattandolo al contesto iraniano: “Make Iran Great Again (MIGA)“.
PROSEGUNO GLI ATTACCHI IN IRAN
Nella notte l’Iran è stato raggiunto da nuovi intensi bombardamenti che hanno riguardato varie zone del Paese tra cui la capitale Teheran. Qui le forze israelo-statunitensi hanno colpito una base militare dei Pasdaran, ma anche zone residenziali. Sfiorata, secondo la stampa internazionale, anche l’università di Teheran. Ieri, l’ultimo bilancio aggiornato riferiva di 1.045 morti, secondo fonti della Repubblica islamica.
Nel Paese intanto permane il blackout di internet – scattato all’indomani dell’aggressione del 28 febbraio delle forze israelo-statunitense – rendendo difficile la verifica delle notizie e facendo temere anche violazioni dei diritti umani contro i civili, in particolare gli oppositori.
Ieri all’emittente Nbc News, il presidente dell’Iran Abbas Araghchi ha dichiarato che il suo Paese “non intende chiedere il cessate il fuoco agli Stati Uniti e non vediamo ragioni per le quali dovremmo negoziare con gli Stati Uniti. Lo abbiamo fatto per bene due volte, e ogni volta gli Stati Uniti ci hanno attaccato nel mezzo dei colloqui. Da parte nostra non c’è quindi nessuna richiesta né di cessate il fuoco né di negoziati”. Ha poi detto che l’Iran “è pronto” a contrastare un’eventuale invasione di terra da parte delle truppe statunitensi.
RAID ANCHE IN LIBANO
Oltre all’Iran anche il Libano è stato oggetto di intensi bombardamenti nelle ultime ore. A colpire, l’esercito Israeliano, che dall’intervento di domenica scorsa ha già causato 123 morti e 683 feriti, come fa sapere il Ministero della Salute Pubblica libanese. Raggiunti stamani dai raid il sud del Paese, e in particolare le città di Srifa, Aita al-Shaab, Touline, as-Sawana e Majdal Selem, e quella orientale di Douris e poi, soprattutto, il sobborgo di Dahiyeh, che comprende quattro quartieri a sud di Beirut.
Su quest’area di 14 chilometri quadrati – dove vivrebbero tra le 300mila e le 700mila persone – nel pomeriggio di ieri l’esercito israeliano ha emesso un “ordine di evacuazione per la popolazione senza precedenti”, come ha commentato l’Onu: la zona è ritenuta sotto il controllo di Hezbollah, tuttavia l’area densamente popolata, con alberghi, centri commerciali e scuole, non è abitata solo da esponenti del movimento politico-militare ma anche cittadini di altri orientamenti politici nonché molti migranti. Le fonti di stampa internazionale diffondono le immagini dell’esodo dei civili, che affollano le strade portando valigie e zaini. Si vedono anche famiglie con bambini anche piccoli, e poi anziani. Il traffico si è immediatamente paralizzato, perché chi ha potuto ha preso l’automobile o altri mezzi per allontanarsi, e tende di fortuna dei profughi si stanno moltiplicando negli altri quartieri di Beirut, dal momento che i centri di accoglienza messi a disposizione dalle autorità non riescono a ricevere tutti. Ieri, secondo il governo di Beirut aumentava a 65mila il numero degli sfollati interni, mentre stamani le Nazioni Unite hanno avvertito che tale cifra è già salita a 100mila e potrebbe rapidamente aumentare ancora.

