“Per amore dell’antico. Il romanzo di Lord Elgin” di Lavinia Fonzi. Un ritratto umano e complesso di una figura storica al centro di accese dispute sul patrimonio artistico (Vallecchi). Dal 20 marzo
Il romanzo ripercorre la vita di Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, figura storica controversa, passata alla storia per essere stata al centro di una delle più accese dispute sulla tutela del patrimonio artistico. La vicenda si apre nel 1841, a Parigi, dove Elgin muore in solitudine e quasi nell’indifferenza generale, mentre il suo nome continua a essere oggetto di polemiche. Da qui prende avvio un racconto che ne ricostruisce l’intero percorso umano e politico. Divenuto conte in tenerissima età dopo una serie di lutti familiari, Thomas cresce gravato dal senso del dovere e da una formazione improntata al rigore morale. Educato tra Scozia e Inghilterra, sviluppa precocemente un forte interesse per la cultura classica e per il prestigio che l’arte antica conferisce alle nazioni moderne. Questo interesse trova compimento quando viene nominato ambasciatore britannico presso l’Impero Ottomano, incarico che segna una svolta decisiva nella sua vita.
Durante il soggiorno a Costantinopoli, Elgin promuove una vasta operazione di studio, documentazione e recupero delle antichità greche. È in questo contesto che diventa responsabile dello smontaggio delle metope e di numerosi rilievi del Partenone di Atene trasportati a Londra, dove sono tuttora conservati al British Museum. Convinto di agire per salvare quei capolavori dal degrado e dalla distruzione, Elgin si presenta come difensore dell’antico; ma la sua impresa suscita reazioni violentissime, accuse di saccheggio e un dibattito destinato a durare nei secoli. Travolto dagli scandali, dai debiti e dal discredito pubblico, Elgin vede sgretolarsi la propria carriera e la propria vita privata. Il romanzo ne restituisce il ritratto complesso e sfaccettato: non un semplice predatore culturale, ma un uomo animato da ideali, ambizioni e contraddizioni, simbolo di una modernità che, nel tentativo di salvare il passato, finisce per appropriarsene.
Dichiara l’autrice: “Ho scritto questo romanzo per raccontare, oltre al destino di opere immortali, la sorte di un uomo che ha perso tutto per un sogno. Il romanzo ne restituisce infatti il ritratto umano, le motivazioni, la personalità e le disavventure, cercando, sulla base di un’ampia documentazione, di mostrare l’uomo oltre il simbolo a cui troppo spesso viene ridotto”.
Nella verde campagna scozzese, oltre le colline lussureggianti e le acque azzurre del Firth of Forth, sorgeva la maestosa tenuta di Broomhall House. Ettari ed ettari di terreno si estendevano a perdita d’occhio, diramandosi attorno a un’elegante dimora in stile georgiano. La proprietà apparteneva alla nobile famiglia dei Bruce, un’antica casata che annoverava tra i suoi antenati persino il leggendario guerriero Robert the Bruce, che nel Medioevo aveva riportato la celebre vittoria di Bannockburn contro gli inglesi. Glorie antiche, dunque; ma anche quelle recenti non mancavano: da appena un secolo i Bruce avevano ottenuto il titolo di conti di Elgin e, a inizio Settecento, avevano iniziato la costruzione della grande tenuta di famiglia. Di questa illustre ascendenza, il piccolo Thomas era appena consapevole; certo, sapeva di appartenere a un antico casato, e suo padre gli aveva mostrato innumerevoli volte la leggendaria spada di Robert the Bruce, ma in quel momento, mentre scorrazzava nell’ampio giardino, pensava solo a nascondersi dalla governante che voleva riportarlo dentro casa.
Lavinia Fonzi è nata a Roma e cresciuta a Milano. Si occupa di divulgazione sulla pagina Instagram @lestoriedilavinia dove condivide curiosità culturali e l’amore per la ricerca storica. Lavora come educatrice museale e passa tutto il tempo che può in Inghilterra.

