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Gli italiani bloccati a Dubai sulla Msc Euribia: “Fateci tornare a casa”

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Gli italiani bloccati a Dubai sulla Msc Euribia: “Fateci tornare a casa, qui caccia e boati nella notte”. Appello alla Farnesina e al ministro Tajani per aprire un corridoio di rientro

Sono oltre 550 gli italiani bloccati a bordo della nave da crociera MSC Euribia nel porto di Dubai, fermi da sabato scorso in quella che alcuni passeggeri definiscono ormai una “prigione dorata”. Tra loro c’è Giorgio, 48 anni, originario della provincia di Cosenza, che racconta alla Dire le ore di attesa e incertezza vissute insieme alla moglie e ai due figli piccoli.

“Siamo qui da sabato. La nave doveva ripartire tra il 28 febbraio e il 1 marzo nella notte, ma è ferma da allora”, spiega. Nel frattempo i passeggeri italiani hanno creato un gruppo per tenersi aggiornati e chiedere assistenza: “Siamo oltre un centinaio solo tra noi che ci sentiamo continuamente”.

La vita a bordo scorre in una sorta di normalità apparente. “Ceniamo nei ristoranti della nave, tutto è organizzato come se fosse una normale crociera. Ma in realtà viviamo in una falsa realtà, al limite”, racconta Giorgio.

La notte, infatti, la situazione appare molto diversa: “Volano i caccia, li vediamo alzarsi in volo. Sentiamo boati enormi. Vuol dire che la difesa di Dubai è pienamente attiva. Vediamo anche droni militari che si alzano in volo”.

SBARCANO STRANIERI, GLI ITALIANI RESTANO A BORDO

Secondo quanto riferito dal comandante ai passeggeri, sulla nave ci sono persone di 66 nazionalità diverse. Nelle ultime ore alcuni gruppi stranieri avrebbero iniziato a lasciare la nave. “Ho saputo che stanno sbarcando cinesi, inglesi, tedeschi e spagnoli”, racconta Giorgio. “A noi italiani invece viene detto di aspettare, perché il nostro pacchetto di viaggio prevede il rientro con Emirates”.

La compagnia aerea ha annunciato la sospensione dei voli fino alla mezzanotte del 7, complicando ulteriormente la situazione. Nel frattempo alcuni passeggeri hanno deciso di muoversi da soli. “Ci sono stati due italiani più coraggiosi che hanno organizzato un trasferimento via terra fino all’Oman. Hanno ottenuto un visto di 15 giorni, sono arrivati all’aeroporto e da lì hanno preso un volo per Roma”, racconta.

Per molti altri, però, questa strada non è percorribile. “Il problema non è economico”, chiarisce Giorgio. “Qui il punto è capire come uscire da questa situazione in sicurezza”.

Tra le difficoltà più grandi c’è quella di spiegare ai bambini cosa sta accadendo. “I miei figli hanno 9 anni e 7 anni e mezzo. Non è facile spiegargli cosa succede. Sono spettatori diretti di tutto: sentono i boati, vedono i caccia che decollano”.

Per questo motivo, insieme agli altri italiani a bordo, Giorgio lancia un appello alle istituzioni italiane. “Chiediamo alla Farnesina e al ministro Tajani di attivarsi per aprire un corridoio di rientro. Come quello garantito ai 200 studenti già in Italia. Vogliamo solo tornare a casa”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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