Chi era Ali Khamenei: il ritratto della Guida Suprema dell’Iran. A segnare gli ultimi anni del potere dell’ayatollah proteste e contestazioni popolari
L’ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso. Nella notte di domenica è arrivata la conferma di Teheran. Khamenei per 37 anni ha guidato l’Iran, dal 1989, dopo la morte di Ruhollah Khomeini, il religioso e politico carismatico che un decennio prima aveva guidato la rivoluzione islamica.
A ricostruire il percorso politico di Khamenei è l’emittente Al Jazeera, che ha base in Qatar. In un suo servizio evidenzia che se Khomeini fu la forza ideologica della rivoluzione che nel 1979 pose fine alla monarchia dello scià Mohammad Reza Pahlavi, “fu Khamenei a modellare l’apparato militare e paramilitare che ha costituito nel tempo il pilastro della difesa iraniana e lo strumento della sua influenza” in Medio Oriente e “oltre i confini nazionali”.
Prima di diventare guida suprema, l’ayatollah aveva guidato l’Iran da presidente durante la guerra con l’Iraq degli anni Ottanta. Quel conflitto, con centinaia di migliaia di morti, unito al senso di isolamento avvertito da molti iraniani mentre i Paesi occidentali sostenevano il presidente iracheno Saddam Hussein, contribuì – questa l’analisi – a radicare in Khamenei una diffidenza verso le potenze della Nato in generale e verso gli Stati Uniti in particolare. Un sentimento che ha segnato i decenni successivi, consolidando l’idea che l’Iran dovesse restare in uno stato di difesa permanente, contro minacce esterne e interne.
“Molti pensano all’Iran come a una teocrazia, perché lui indossa il turbante e il linguaggio dello Stato è quello della religione”, ha sottolineato Vali Nasr, esperto di affari iraniani e autore di Iran’s Grand Strategy: A Political History. “Ma in realtà era un presidente di guerra, uscito dal conflitto con la convinzione che l’Iran fosse vulnerabile e avesse bisogno di sicurezza, che gli Stati Uniti fossero ostili all’Iran e che rivoluzione, Repubblica islamica e nazionalismo non fossero separabili e che, proprio per questo, dovessero essere protetti”.
Al Jazeera continua: “In questa visione, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i cosiddetti pasdaran, si è trasformato da forza paramilitare in una potente istituzione di sicurezza, politica ed economica, divenuta centrale nell’espansione dell’influenza iraniana nella regione”.
Secondo l’emittente, “Khamenei ha inoltre promosso un’’economia della resistenza’, finalizzata a rafforzare l’autosufficienza del Paese di fronte alle pesanti sanzioni occidentali, mantenendo al contempo un marcato scetticismo verso l’apertura all’Occidente e rispondendo con fermezza ai critici che ritenevano la sua ossessione per la sicurezza un ostacolo alle riforme necessarie”.
A segnare gli ultimi anni del potere dell’ayatollah sono state però anche proteste e contestazioni popolari. La prima di grande ampiezza nel 2009, quando i manifestanti scesero in piazza denunciando brogli e irregolarità in occasione delle elezioni presidenziali.
A segnare questi e altri momenti chiave la repressione da parte delle forze di sicurezza, con vittime in più città del Paese, ancora nel 2022.
Nuove proteste sono cominciate nel gennaio scorso, alimentate dalle difficoltà economiche ma caratterizzate presto anche dalle richieste di cambiamento politico e di un rovesciamento della repubblica islamica.
All’inizio di febbraio il governo dell’Iran aveva riferito che durante le proteste erano state uccise 3.117 persone ed era tornato a respingere le accuse delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani secondo le quali a colpire a morte erano stati agenti e militari delle forze di sicurezza.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

