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Malattia di Crohn: con risankizumab efficacia mantenuta fino a 3 anni

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Malattia di Crohn: con risankizumab efficacia mantenuta fino a 3 anni secondo i nuovi dati dallo studio SEQUENCE

I nuovi dati studio derivanti dallo studio SEQUENCE, presentati durante il congresso della ECCO (European Crohn’s and Colitis Organisation), riguardano l’estensione in aperto fino alla settimana 148, corrispondente a tre anni di trattamento con risankizumab. In pazienti che avevano già fallito una terapia anti-TNF, l’efficacia clinica, la qualità di vita, gli esiti endoscopici e i biomarcatori si sono mantenuti stabili nel tempo, con un profilo di sicurezza favorevole e coerente con quanto atteso per un inibitore selettivo di IL-23.

I risultati sono stati presentati dal prof. Laurent Peyrin-Biroulet, Dipartimento di Gastroenterologia, INFINY Institute, INSERM NGERE, Centre Hospitalier Regional, Universitarie de Nancy, Francia e Divisione di Gastroenterologia ed Epatologia della Mc Gill University Health Center di Montreal in Canada.

Dal confronto head-to-head ai tre anni di follow-up: il contesto dello studio SEQUENCE
SEQUENCE è uno studio clinico head-to-head pubblicato alcuni mesi fa sul New England Journal of Medicine, disegnato per valutare l’efficacia comparativa di risankizumab nella malattia di Crohn. I nuovi dati presentati al congresso della ECCO riguardano l’estensione in aperto dello studio, iniziata alla settimana 48, con raccolta dei dati di efficacia fino alla settimana 148, equivalenti a tre anni di trattamento continuativo con risankizumab. Per quanto concerne la sicurezza, i dati sono stati raccolti fino a luglio 2025.

L’analisi è stata condotta utilizzando sia il metodo NRI (non-responder imputation), più conservativo, sia l’analisi as observed, che riflette maggiormente la pratica clinica ma può essere soggetta a bias. L’estensione rappresenta un passaggio cruciale perché consente di valutare non solo la risposta iniziale, ma soprattutto la stabilità della risposta nel tempo in una popolazione complessa: tutti i pazienti inclusi avevano precedentemente fallito una terapia anti-TNF, configurando quindi un contesto di malattia refrattaria.

Efficacia clinica, qualità di vita, endoscopia e biomarcatori: una stabilità sorprendente
I risultati mostrano un quadro di notevole stabilità. Considerando la remissione clinica secondo il CDAI, si osserva che con l’analisi as observed i tassi appaiono leggermente superiori e mostrano persino un lieve incremento nel tempo. Tuttavia, l’elemento più rilevante è la stabilità: si parte dal 75% alla settimana 52 e si mantiene il 73% alla settimana 148. Anche con l’analisi NRI il risultato resta sostanzialmente invariato, confermando la solidità del dato.
Lo stesso andamento si osserva per la qualità di vita valutata con l’IBDQ. Non solo i sintomi rimangono controllati, ma anche gli indicatori di qualità di vita restano stabili a un anno di distanza, senza perdita di pazienti nel tempo. Anche la remissione clinica libera da steroidi mostra un segnale sovrapponibile: confrontando la settimana 52 con la settimana 148 si rileva la medesima percentuale di pazienti in remissione.

Oltre agli aspetti clinici e di qualità di vita, sono stati analizzati gli esiti endoscopici. Qui emerge un dato particolarmente interessante: sia nell’analisi as observed sia in quella mNRI si osserva una sostanziale stabilità, con un lieve incremento numerico in alcuni parametri, inclusa la remissione mucosale profonda. Questo potrebbe suggerire l’esistenza di “rispondenti molto tardivi”, un concetto finora poco esplorato nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, ma che richiede ulteriori conferme. Il dato è comunque coerente con quanto osservato anche in altre patologie trattate con inibitori di IL-23: la risposta non si perde nel tempo e rimane estremamente stabile.

L’analisi dei biomarcatori conferma questo quadro. Nei pazienti con proteina C reattiva elevata al basale nello studio SEQUENCE, la percentuale di soggetti con CRP inferiore a 5 mg passa dal 53% a valori intorno al 55% nell’analisi NRI, con percentuali leggermente superiori nell’analisi as observed. Anche la calprotectina fecale (FCP) mostra un andamento sovrapponibile. Sebbene non si osservino incrementi statisticamente eclatanti, la stabilità nel tempo rappresenta un risultato clinicamente significativo, coerente con i dati clinici ed endoscopici.

Sicurezza e profilo rischio-beneficio
L’analisi di sicurezza ha incluso 262 pazienti. Pur trattandosi di un campione numericamente limitato per valutazioni definitive, non sono emersi segnali inattesi. In linea con quanto atteso per un inibitore selettivo di IL-23 come risankizumab, non si sono osservati eventi di sicurezza particolari o nuovi rispetto al profilo già noto. L’assenza di segnali emergenti, associata alla stabilità dell’efficacia clinica, endoscopica e biomolecolare, contribuisce a delineare un profilo rischio-beneficio favorevole.

È importante sottolineare che tutti i pazienti avevano già fallito una terapia anti-TNF, rendendo particolarmente rilevante il mantenimento della risposta in un contesto di malattia refrattaria. Non è ancora stata effettuata un’analisi stratificata in base al coinvolgimento ileale rispetto a quello non ileale, ma questa rappresenta un’area di interesse per future valutazioni.

In conclusione, i dati a lungo termine dello studio SEQUENCE dimostrano che risankizumab mantiene un’efficacia clinica, di qualità di vita, endoscopica e biomolecolare stabile fino a tre anni di trattamento in pazienti con malattia di Crohn che avevano fallito una terapia anti-TNF. La risposta non solo si mantiene, ma in alcuni casi mostra un lieve incremento nel tempo, suggerendo la possibilità di risposte tardive. Il profilo di sicurezza appare coerente con quanto atteso per la classe degli inibitori di IL-23, delineando un favorevole equilibrio tra rischio e beneficio. Questi dati rafforzano il ruolo di risankizumab come opzione terapeutica solida e duratura nella gestione della malattia di Crohn refrattaria.

Laurent Peyrin-Biroulet et al., Analysis of long term safety and efficacy of risankizumab in patients with moderate-to-severe Crohn’s disease: 3-years results from the SEQUENCE study. 18-21 febbraio Stoccolma, ECCO 2026

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