Netflix si sfila: non pareggerà l’ultima offerta presentata da Paramount Skydance, dopo mesi di trattative
Netflix si sfila e alza bandiera bianca. La corsa a Warner Bros. Discovery cambia improvvisamente direzione: il colosso dello streaming ha deciso di non rilanciare sull’offerta rivale presentata da David Ellison, spianando la strada a un passaggio di mano che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile. Vince Paramount.
La posizione di Netflix è stata messa nero su bianco in una nota asciutta ma eloquente: l’operazione “non è più finanziariamente allettante”. Oltre una certa soglia, non si va. I co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters hanno chiarito il concetto senza troppi giri di parole: l’acquisizione di Warner era una “bella opportunità” al prezzo giusto, non un’ossessione da inseguire a qualsiasi costo.
Eppure, solo a dicembre Netflix aveva messo sul tavolo un accordo da 83 miliardi di dollari per portarsi a casa gran parte dell’impero Warner, compresi HBO e gli storici studios cinematografici. Un’operazione pensata per consacrare definitivamente l’ex outsider della Silicon Valley come perno centrale di Hollywood. Poi è arrivato Ellison.
La sua società, Paramount Skydance, sostenuta finanziariamente dal padre Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha rilanciato con decisione fino a presentare un’offerta da 111 miliardi di dollari, giudicata “superiore” dal board di Warner. A Netflix sono stati concessi quattro giorni per rispondere. La risposta è stata un passo indietro.
L’operazione resta comunque appesa al via libera delle autorità antitrust statunitensi ed europee. Se il percorso regolatorio dovesse incepparsi, Netflix potrebbe teoricamente tornare in gioco. Per ora, però, la partita sembra chiusa e il vantaggio è tutto dalla parte di Ellison, 43 anni, arrivato a Hollywood come aspirante attore e ora a un passo dal controllo di due major storiche, oltre a marchi pesanti come HBO e CNN.
Il prezzo pattuito, 31 dollari per azione, racconta bene il ribaltamento di scenario: a settembre Warner viaggiava intorno ai 12 dollari, schiacciata dalla crisi della tv tradizionale. In autunno aveva iniziato a sondare il terreno per una possibile vendita. Pochi mesi dopo, si ritrova al centro di una delle battaglie industriali più rilevanti degli ultimi anni. “Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Warner, David Zaslav, salutando l’intesa con Paramount Skydance come una svolta strategica. Ma l’operazione non è solo affare di bilanci e cataloghi: la dimensione politica è diventata impossibile da ignorare.
I rapporti tra la famiglia Ellison e Donald Trump hanno attirato l’attenzione di Washington. Il presidente ha rotto le consuetudini dichiarando apertamente che sarebbe stato “coinvolto” nell’esito dell’operazione. Sarandos, da parte sua, è volato nella capitale per incontrare funzionari dell’amministrazione e del Dipartimento di Giustizia, tra cui il procuratore generale Pam Bondi e il responsabile ad interim dell’antitrust Omeed Assefi. Incontri definiti cordiali, ma politicamente delicati.
Il tempismo non è passato inosservato: pochi giorni prima Trump aveva pubblicamente attaccato Netflix, sollecitando il licenziamento di Susan Rice dal consiglio di amministrazione. Sullo sfondo, un clima in cui media, potere e regolatori si intrecciano più del solito.
Ellison, intanto, ha già lasciato il segno a Paramount. Dopo l’acquisizione, ha nominato Bari Weiss alla guida editoriale di CBS News, promettendo un profilo più “centrista”. L’eventuale passaggio di CNN sotto la stessa regia alimenta interrogativi simili sul futuro editoriale del canale.
Sul fronte finanziario, Netflix aveva i mezzi per rilanciare, ma non il consenso degli azionisti. Dal giorno dell’annuncio dell’accordo con Warner, il titolo aveva bruciato oltre 60 miliardi di capitalizzazione. La rinuncia al rilancio è stata accolta positivamente dal mercato: azioni in rialzo di quasi il 10% nelle contrattazioni after-hours.
Paramount, molto più piccola di Netflix, ha giocato la carta della “sicurezza normativa”, impegnandosi a versare 7 miliardi di dollari di penale in caso di bocciatura dell’accordo da parte delle autorità. Un modo per certificare fiducia e determinazione. Alla fine resta una fotografia chiara: Netflix sceglie la disciplina e si chiama fuori, lasciando a Ellison l’onere – e l’onore – di riscrivere gli equilibri di Hollywood. Come ha ammesso lo stesso Sarandos di recente, senza giri di parole: “Sono disposto ad andarmene e lasciare che qualcun altro paghi troppo”. In questa partita, qualcun altro ha deciso di farlo.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)
