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Il canto sospeso – Trilogia per Luigi Tenco nell’anno del suo ricordo sanremese

il canto sospeso

Il canto sospeso – Trilogia per Luigi Tenco nell’anno del suo ricordo sanremese. L’omaggio di Francesco Guadagnuolo al cantautore che il mondo non ha mai dimenticato

Nel cuore della 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026, durante la serata dei duetti e delle cover del 27 febbraio, l’Ariston accoglierà un momento dedicato a Luigi Tenco. Il palco sarà affidato a un duetto scelto per interpretare Mi sono innamorato di te, lasciando che la forza del brano e la sensibilità dell’omaggio parlino da sole. Un tributo pensato per riportare l’attenzione sulla voce, sull’intensità e sull’eredità artistica di Tenco, capace ancora oggi di toccare generazioni diverse.

Parallelamente prende forma la Trilogia pittorica del M° Francesco Guadagnuolo: tre opere che riflettono il clima culturale di quei giorni, trovando in esso un naturale punto di risonanza. Una ricerca che dialoga idealmente con il rinnovato interesse verso Tenco, lasciando che siano le immagini a evocare ciò che le parole non riescono più a trattenere.

LA FERITA CHE DIPINGE

Nota dell’artista sulla nascita della Trilogia per Luigi Tenco

Ci sono incontri che arrivano troppo presto, quando non si hanno ancora le parole per comprenderli. Avevo undici anni quando ascoltai per la prima volta Un giorno dopo l’altro durante una puntata di Maigret. Non sapevo nulla della vita, nulla del dolore, nulla della solitudine. Eppure quella voce entrò in me come un vento freddo che spalanca una finestra nella notte.

Non fu soltanto una canzone: fu una rivelazione. Una malinconia che sembrava arrivare da un luogo remoto, capace di toccare corde che molti riconoscono senza averle cercate. Da allora, quella vibrazione emotiva non ha smesso di accompagnare chi si è lasciato attraversare dalla sua voce.

La morte di Luigi Tenco resta un enigma, una domanda sospesa, una ferita che il tempo non ha del tutto rimarginato. Forse perché nella sua voce si avvertiva una verità rara, una fragilità che appartiene a chiunque abbia conosciuto la dolcezza e il peso delle emozioni profonde. Una delicatezza ferita che continua a risuonare, senza invadere, ma lasciando un segno. Si vive spesso così: di emozioni che faticano a restare dentro, di sentimenti che non sempre trovano un riparo. Forse è per questo che Tenco continua a restare presente. Non come un semplice ricordo, ma come una traccia gentile. Come un’ombra che accompagna. Come una domanda che non smette di tornare.

Quando ho iniziato a pensare alla Trilogia, non volevo raccontare la storia di Luigi Tenco. Volevo ascoltarla. Volevo restituire a quella voce un luogo, dove potesse ancora respirare. Volevo dipingere non ciò che accadde, ma ciò che rimase sospeso.

Ogni quadro è nato così: come un respiro trattenuto, come un passo nella nebbia, come un tentativo di avvicinarmi a un dolore che non è mai stato solo suo. Perché la solitudine di Tenco, in fondo, è la solitudine di tutti. La sua stanchezza è la nostra. Il suo desiderio di essere ascoltato è il più umano dei desideri.

Questa Trilogia vuole affermare che Luigi Tenco non è stato dimenticato. La sua voce continua a risuonare, a camminare accanto a chi ancora l’ascolta, e il suo canto, pur spezzato, continua a illuminare. Se chi osserva queste opere, avvertirà un nodo alla gola, allora il gesto avrà trovato il suo compimento. Perché l’arte, quando è sincera, non cerca di consolare: invita a ricordare. E ricordare, talvolta, è una delle forme più alte di amore.

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