Eli Lilly ha siglato un accordo di licenza con CSL per acquisire “determinati diritti” su clazakizumab, anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina-6 (IL-6)
Il mercato dell’immuno-infiammazione si arricchisce di un nuovo protagonista. Lilly ha siglato un accordo di licenza con CSL per acquisire “determinati diritti” su clazakizumab, anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina-6 (IL-6). L’intesa prevede un pagamento upfront di 100 milioni di dollari, oltre a milestone cliniche, regolatorie e commerciali e royalty sulle vendite.
L’operazione si inserisce in un contesto di crescente interesse verso il pathway dell’IL-6, sempre più considerato un nodo centrale nell’infiammazione cronica sistemica e nelle patologie cardiovascolari.
Perché IL-6 è un target strategico
L’interleuchina-6 è una citochina pro-infiammatoria prodotta da macrofagi, cellule endoteliali e tessuti adiposi in risposta a stress, infezioni o danno tissutale. Il suo ruolo biologico è quello di coordinare la risposta infiammatoria e immunitaria, ma quando l’attivazione diventa cronica, IL-6 contribuisce alla patogenesi di diverse malattie.
Dal punto di vista molecolare, IL-6 si lega al proprio recettore (IL-6R), attivando il complesso gp130 e la cascata di segnalazione JAK/STAT, con conseguente trascrizione di geni infiammatori, produzione epatica di proteina C-reattiva (CRP) e amplificazione della risposta immunitaria.
Un’eccessiva attività di IL-6 è stata associata a:
• aterosclerosi e instabilità di placca
• eventi cardiovascolari maggiori
• malattie autoimmuni
• complicanze dell’insufficienza renale cronica
Negli ultimi anni, la cardiologia ha progressivamente riconosciuto l’infiammazione come driver indipendente del rischio cardiovascolare residuo, anche in pazienti con colesterolo ben controllato. In questo scenario, IL-6 rappresenta un target “a monte” rispetto alla CRP, con potenziale impatto diretto sulla cascata aterotrombotica.
Clazakizumab: come agisce
Clazakizumab è un anticorpo monoclonale che si lega direttamente a IL-6, neutralizzandone l’attività e impedendo l’attivazione del recettore. A differenza di altri farmaci che colpiscono IL-6R, questo approccio blocca la citochina circolante prima che possa innescare la trasduzione del segnale.
Il razionale terapeutico è ridurre l’infiammazione sistemica cronica, abbassare i livelli di CRP e, potenzialmente, diminuire il rischio di eventi cardiovascolari maggiori in popolazioni ad alto rischio.
Le indicazioni in gioco
Non è stato ancora chiarito quali indicazioni Lilly intenda perseguire con clazakizumab. Tuttavia, l’operazione appare coerente con la strategia cardiometabolica della multinazionale americana.
CSL manterrà i diritti esclusivi per l’utilizzo del farmaco nella prevenzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia renale allo stadio terminale. In questo ambito è in corso lo studio di Fase III POSIBIL6ESKD, con completamento previsto nel 2029.
Un segnale strategico
L’accordo arriva in un momento delicato per CSL, che ha recentemente registrato un calo dell’81% dell’utile netto e il pensionamento inatteso del CEO. L’iniezione di liquidità rappresenta quindi anche un elemento di stabilizzazione finanziaria.
Per Lilly, invece, si tratta di un rafforzamento della pipeline in un’area che sta ridefinendo la gestione del rischio cardiovascolare residuo: dopo anni dominati da lipidi e glicemia, l’infiammazione emerge come terzo pilastro terapeutico.
Un settore in ebollizione
L’interesse per il target IL-6 non è soltanto scientifico, ma profondamente economico e strategico. L’acquisizione da 1,4 miliardi di dollari di Tourmaline Bio da parte di Novartis ha rappresentato un segnale forte al mercato: l’inibizione dell’interleuchina-6 è considerata una potenziale piattaforma blockbuster, soprattutto nell’area cardiovascolare. Se un anticorpo anti-IL-6 dimostrasse di ridurre in modo significativo gli eventi cardiovascolari maggiori, il bacino di pazienti eleggibili sarebbe enorme, con un Total Addressable Market nell’ordine di miliardi di dollari annui. In questo contesto, pagare una cifra elevata prima della piena maturazione dei dati clinici può essere letto come una strategia di posizionamento anticipato per evitare future competizioni al rialzo in caso di validazione definitiva del target.
Parallelamente, Tiziana Life Sciences ha scelto di scorporare il proprio asset immunologico in una società separata focalizzata sull’immunologia, una mossa tipica quando un programma acquisisce rilevanza strategica. Lo spin-off consente una maggiore trasparenza valutativa, facilita eventuali partnership o acquisizioni e permette di isolare il rischio, offrendo agli investitori un’esposizione più pura al potenziale dell’asse IL-6. Dal punto di vista finanziario, una biotech focalizzata su un target “caldo” può beneficiare di multipli più elevati rispetto a una pipeline dispersiva.
Queste operazioni riflettono una convergenza tra razionale biologico e attrattività industriale: IL-6 è un nodo centrale nella cascata infiammatoria sistemica, con implicazioni che vanno dalla cardiologia alla nefrologia, fino alle malattie autoimmuni. La sua trasversalità terapeutica amplia enormemente il potenziale commerciale. In un’industria che cerca asset first-in-class o best-in-class con possibilità di espansione multi-indicazione, IL-6 rappresenta oggi uno dei target più promettenti. Le mosse di Novartis e Tiziana non sono quindi isolate, ma parte di una più ampia corsa strategica a presidiare l’infiammazione come nuovo pilastro terapeutico, accanto a lipidi e glicemia, nella prevenzione delle grandi malattie cardiovascolari croniche.
Prospettive
Se l’ipotesi IL-6 dovesse tradursi in una riduzione clinicamente significativa degli eventi cardiovascolari, l’impatto potrebbe essere trasformativo. Il target è biologicamente validato, ma la sfida sarà dimostrare un beneficio clinico netto in popolazioni complesse e ad alto rischio.
Con questa mossa, Lilly si posiziona in una delle aree più promettenti dell’immuno-cardiologia, dove la modulazione dell’infiammazione potrebbe diventare la prossima frontiera nella prevenzione degli eventi cardiovascolari.

