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In libreria “Il lavoro culturale. Domande e risposte” di Maria Teresa Carbone

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“Il lavoro culturale. Domande e risposte”. Sedici intellettuali rispondono alle domande della giornalista e scrittrice Maria Teresa Carbone (Arcadia)

Quasi settant’anni ci separano da quando Luciano Bianciardi scrisse Il lavoro culturale, ironica radiografia di un’epoca, l’Italia del boom, caratterizzata da un’ansia di conoscenza almeno apparentemente inesauribile: era, quello, il tempo degli interminabili “dibattiti”, dei mille nuovi cineclub, delle riviste letterarie, militanti e non. Cosa è rimasto di quel clima effervescente? Che forma prende oggi “il lavoro culturale”? Come lo si comunica e lo si diffonde? È a partire da queste domande che Maria Teresa Carbone ha realizzato le sedici interviste a intellettuali e critici di diverse generazioni, giornalisti culturali, responsabili di uffici stampa, agenzie letterarie, festival e premi, portando prospettive diverse e talvolta discordanti, fino a comporre – anche grazie all’aiuto di alcuni “osservatori” esteri – un quadro che a seconda dei casi può apparire entusiasmante o minaccioso, ma che comunque restituisce con precisione la distanza – non solo temporale – che ci separa da un mondo vicino, e insieme remoto, quando la rivoluzione digitale non aveva ancora ridefinito gli strumenti, e linguaggi e forse il significato stesso del lavoro culturale. Le voci sono Valentina Berengo, Francesca Borrelli, Giulia Cogoli, Andrea Cortellessa, Paolo Di Stefano, Ilaria Feole, Goffredo Fofi, Michel Guerrin, Leonardo G. Luccone, Thomas Migge, Paola Nobile, Jean-Baptiste Para, Stefano Petrocchi, Gianluigi Simonetti, Guia Soncini, Giorgio Zanchini.

Nessuno, direi, ha dubbi sul fatto che siamo dentro una fase di transizione, impossibile da decifrare per chi vi è immerso e che tuttavia va scandagliata, per quanto è possibile, se si pensa (e su questo punto credo che tutti i protagonisti del libro si troverebbero d’accordo) che la cultura non possa non nutrirsi del passato, debba calarsi nel presente, ma soprattutto sia destinata, consapevolmente o meno, a farsi laboratorio di futuro

Maria Teresa Carbone è giornalista e autrice. Da anni segue l’editoria italiana e estera a cui dedica una rubrica sul quotidiano “il manifesto”, dove ha lavorato a lungo come redattrice culturale. Scrive di libri, arte, fotografia e cinema per varie testate e tiene corsi universitari di giornalismo e media studies. Tra i suoi libri, Che ci faccio qui? Scrittrici e scrittori nell’era della postfotografia (Italo Svevo 2022) e la raccolta di poesie Calendiario (Aragno 2020). Ha inoltre tradotto, tra gli altri, testi di Breyten Breytenbach, Ngugi wa Thiong’o, Paul Virilio, Virginie Despentes.

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