Sta facendo discutere la decisione della preside delle scuole medie Guido Reni di Bologna che, su richiesta degli studenti, ha deciso di autorizzare una sperimentazione di due settimane
Mentre la Spagna, la Francia e altri paesi europei si stanno muovendo per mettere al bando i cellulari e non farli più entrare nelle scuole, a Bologna c’è una scuola secondaria di primo grado (una scuola ‘media’) dove la preside nei giorni scorsi ha deciso di autorizzare “in via sperimentale per un periodo di due settimane” la possibilità che gli studenti utilizzino in classe, durante uno dei due intervalli che spezzano le 6 ore di didattica giornaliera, dispositivi elettronici purchè non connessi a Internet. Apriti cielo. La decisione, che è arrivata a fronte di una richiesta “motivata” sottoscritta da 150 studenti dell’istituto scolastico, ha lasciato di sasso docenti e genitori, per la maggioranza seccati e contrariati da questa mossa. Che di fatto ha fatto arrivare nelle classi – alla centralissima scuola media Guido Reni – console per videogame, lettori Mp3, lettori Cd, tablet (offline) e altri dispositivi digitali con cui i ragazzi a partire da lunedì 16 febbraio, se vogliono, possono intrattenersi nei venti minuti del secondo intervallo delle 12 (il primo intervallo, quello delle 10, di minuti ne dura solo 10). La preside Maria Lombardi, viste le molte proteste, ha spiegato il senso della sua decisione in una circolare indirizzata a docenti e famiglie, che è stata pubblicata domenica sera sul registro elettronico dell’istituto. Anche molti docenti hanno imparato della cosa in partenza dalla circolare, cosa che non è stata molto gradita.
LA PETIZIONE CON 150 FIRME
Nella circolare, Lombardi spiega che condivide le “preoccupazioni” esplicitate da docenti e genitori, ma che vuole dare fiducia agli studenti a fronte di “una petizione di 150 firme, ben argomentata e accompagnata da un’assunzione di responsabilità” e che è convinta che questa richiesta possa “essere occasione di un dialogo tra educatori ed educandi, tra generazioni digitali e non”. Lei stessa, ha rassicurato le famiglie, in queste due settimane di sperimentazione, ha intenzione di “confrontarsi con i ragazzi per comprendere le loro motivazioni e guidarli verso la consapevolezza che, in un luogo privilegiato come la scuola, non sono necessari strumenti tecnologici per ‘stare bene’ insieme perché la presenza fisica e la parola sono gli unici veri strumenti necessari per costruire relazioni autentiche e pacificate”.
DISPOSITIVI PER ‘RILASSARSI’
Nella petizione inviata ai docenti, tra le altre cose, i ragazzini hanno scritto che vorrebbero poter utilizzare dispositivi perchè li “aiutano a rilassarsi“. E ora che l’ok è arrivato cosa stanno facendo? In questi giorni c’è chi ha deciso di approfittare di questa possibilità e ha portato a scuola dei dispositivi: molti hanno portato apparecchi per fare videogiochi (qualcuno ha chiesto pure se potevano collegarli alla lavagna Lim in classe, ma gli è stato detto di no), qualcuno il lettore Mp3 o lettore Cd. C’è anche chi, però, soprattutto nelle prime di questa cosa non sapeva pressochè nulla. Ci sono anche ragazzini che hanno imparato la cosa solo perchè i genitori hanno ricevuto e letto la circolare della preside. Di fatto c’è che ci sono 150 ragazzini che hanno avanzato questa richiesta (la raccolta firme è partita da una terza) e c’è una preside che ha deciso di porsi in ‘ascolto’ dei suoi studenti, atteggiamento non scontato. I ragazzini avevano chiesto una settimana di test e avevano proposto il sequestro dei dispositivi se qualcuno sgarrava. La preside di settimane di sperimentazione ne ha concesse due e con oggi finisce la prima. La sperimentazione proseguirà fino a venerdì 27 febbraio.
LA LETTERA DI PROTESTA DEI GENITORI
Ci sono, è vero, anche le ragioni di chi è assolutamente contrario, come tanti genitori che hanno raccolto le firme e scritto una dura lettera di protesta alla dirigente. Lamentando una scelta che penalizza la socialità (che soprattutto a scuola dovrebbe essere basata sulle relazioni dirette) e i tanti sforzi di chi, ascoltando gli esperti, vuole tenere i ragazzini (che alle medie hanno tra gli 11 e i 14 anni) il più possibile lontano dai cellulari e dai dispositivi perchè non ne facciano un uso eccessivo. E facendo notare che questa situazione può anche far emergere sgradevoli differenze sociali tra gli studenti, perchè non tutte le famiglie possono permettersi dispositivi elettronici personali. Ancora: chi è contrario ricorda il monito dei pediatri sui rischi connessi all’uso prolungato dei dispositivi elettronici in età evolutiva, il fatto che altri paesi europei si sono già mossi per vietare i cellulari a scuola e la posizione del ministero dell’istruzione che invita a limitare l’utilizzo di dispositivi a scuola. Resta, poi, sullo sfondo, il nodo dei controlli (chi dovrebbe accertarsi del fatto che i dispositivi non si possano connettere a internet?) e, in prospettiva, dell’eventuale responsabilità in caso di furto o smarrimento di questi dispositivi.
La preside, però, autorizzando il test, è convinta che dare credito ai ragazzi sia stata la scelta giusta e che proprio attraverso questa mossa comprensiva sarà possibile far aprire gli occhi agli studenti. “Ascoltare i loro bisogni offre a noi educatori un’opportunità preziosa: non solo per promuovere un uso consapevole del digitale, ma per mostrare loro quanto la relazione diretta, fatta di sguardi e linguaggi non verbali, sia infinitamente più ricca”. E conclude: “Confido che, al di là delle diverse opinioni personali, saprete cogliere le motivazioni educative alla base di questa scelta, riconoscendola come un tentativo di trasformare una richiesta dei ragazzi in un’occasione di crescita condivisa. L’obiettivo resta, per tutti noi, il benessere e la maturazione dei nostri studenti”. Tra i genitori – nella stragrande maggioranza molto arrabbiati – c’è qualcuno che, alla luce delle parole di ‘mediazione’ della preside, ha deciso di non aderire più alla lettera di protesta che si stava preparando per la dirigenza.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

