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Psoriasi, la risposta precoce a vunakizumab dà indicazioni su efficacia

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Nei pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave il trattamento con vunakizumab ha garantito buone efficacia e sicurezza, indipendentemente dal raggiungimento di una risposta precoce

Nei pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave il trattamento con vunakizumab ha garantito buone efficacia e sicurezza, indipendentemente dal raggiungimento di una risposta precoce, come rilevato da un’analisi post hoc dei dati di fase III pubblicata sulla rivista Immunology.

Vunakizumab è un anticorpo monoclonale umano diretto contro l’interleuchina 17A (IL-17A), una citochina chiave nella patogenesi della psoriasi prodotta principalmente dalle cellule T helper di tipo 17 (Th17), che rappresenta uno dei principali mediatori responsabili dell’infiammazione cronica cutanea tipica della malattia.

Nella psoriasi, l’attivazione dell’asse IL-23/Th17/IL-17 determina un’intensa stimolazione dei cheratinociti, che porta alla produzione di numerose citochine, chemochine e peptidi antimicrobici, favorendo il reclutamento di cellule infiammatorie, la proliferazione epidermica e l’alterazione della differenziazione cellulare. Questo processo è alla base della formazione delle tipiche placche psoriasiche, caratterizzate da eritema, ispessimento e desquamazione.

Vunakizumab agisce legandosi selettivamente alla IL-17A, impedendone l’interazione con il recettore espresso sulle cellule bersaglio. In questo modo, il farmaco blocca in modo mirato la cascata infiammatoria, determinando una rapida riduzione dell’attivazione cheratinocitaria e una progressiva risoluzione delle lesioni cutanee. L’inibizione della IL-17A consente un controllo clinico rapido, profondo e duraturo della malattia, con miglioramento precoce dei sintomi e riduzione significativa dell’attività infiammatoria, come dimostrato dagli elevati tassi di risposta clinica osservati negli studi di fase avanzata. Grazie alla sua elevata specificità, vunakizumab offre inoltre un profilo di sicurezza favorevole, limitando l’immunomodulazione ai meccanismi patogenetici centrali della psoriasi.

Valutazione dell’effetto della risposta precoce sull’efficacia a lungo termine
Una precedente analisi di fase 3 aveva già dimostrato l’efficacia del farmaco alla settimana 12 e fino alla settimana 52 di trattamento, tuttavia non era ancora chiaro se i pazienti che mostravano una risposta precoce potessero ottenere risultati migliori a lungo termine rispetto a quelli che non rispondevano rapidamente al farmaco.

Per l’attuale analisi post hoc, i partecipanti trattati con vunakizumab sono stati classificati in base alla risposta clinica misurata mediante lo Psoriasis Area and Severity Index (PASI), valutata due settimane dopo l’inizio del trattamento. La risposta precoce è stata definita come il raggiungimento di una riduzione del 50% del punteggio PASI (PASI 50) entro la seconda settimana, mentre quanti non hanno raggiunto tale risposta sono stati classificati come non-responder precoci. Complessivamente sono stati inclusi 461 soggetti con psoriasi da moderata a severa, 249 dei quali avevano soddisfatto i criteri per la risposta precoce e 212 che non li avevano raggiunti.

Le variabili cliniche e le caratteristiche dei pazienti sono state valutate al basale, includendo l’esposizione a terapie precedenti, i dati demografici, le comorbidità, il punteggio PASI iniziale, la durata della malattia, lo static Physician’s Global Assessment (sPGA) e la percentuale della superficie corporea interessata dalla malattia (BSA). Sono stati inoltre valutati gli esiti clinici a lungo termine, gli outcome riferiti dai pazienti e i dati di sicurezza.

Le valutazioni di efficacia si sono concentrate sui tassi di risposta PASI 75, PASI 90 e PASI 100, nonché sul raggiungimento di un punteggio sPGA pari a 0 o 1 (cute libera o quasi da lesioni). Gli esiti di sicurezza sono stati valutati sia nei pazienti con risposta precoce sia in quelli senza risposta precoce.

Esiti clinici favorevoli indipendentemente dalla risposta precoce
Alla settimana 12 i pazienti che avevano manifestato una risposta precoce presentavano tassi di risposta significativamente più elevati in tutti gli endpoint di efficacia rispetto ai non-responder precoci. In particolare, il tasso di risposta PASI 75 è stato pari al 98,4% nei primi contro l’88,2% nei non-responder precoci, mentre la risposta PASI 90 è stata osservata nell’88,0% rispetto al 66,0%, la risposta PASI 100 nel 50,2% rispetto al 25,0% e il raggiungimento di un punteggio sPGA di 0 o 1 nell’84,7% rispetto al 64,6%. Tutte queste differenze sono risultate statisticamente significative (P<0,001).

Queste differenze si sono mantenute nel tempo, con una percentuale significativamente maggiore di pazienti con risposta precoce che ha conservato il raggiungimento degli endpoint sPGA 0 o 1, PASI 75, PASI 90 e PASI 100 fino alla settimana 52 rispetto ai non-responder precoci, con percentuali rispettivamente del 68,7% vs 54,2%, 88,8% vs 76,4%, 74,7% vs 54,7% e 39,4% vs 20,8% (P<0,001 per tutti).

L’ analisi multivariata ha evidenziato che il raggiungimento di una risposta precoce risultava indipendentemente associato all’ottenimento di una risposta PASI 100 alla settimana 52, con un rapporto di rischio (OR) pari a 1,772 (P=0,027). I tassi di eventi avversi sono risultati sovrapponibili tra i gruppi con e senza risposta precoce.

Nel complesso, il trattamento con vunakizumab ha determinato esiti clinici favorevoli nei pazienti con psoriasi da moderata a severa indipendentemente dalla risposta precoce, ma i soggetti che mostravano un miglioramento già entro la seconda settimana presentavano una probabilità significativamente maggiore di ottenere un’efficacia clinica superiore nel lungo termine.

Referenze

Sun X et al. Early Response to Vunakizumab at Week 2 Predicts Favourable Long-Term Efficacy in Patients With Moderate-To-Severe Plaque Psoriasis: A Post Hoc Analysis of a Phase III, Randomised Controlled Trial. Immunology. 2026 Jan 1.

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