Mentre l’Enpa chiede il ritiro del declassamento del lupo e l’avvio di monitoraggi, le Regioni si ritrovano a non saper che fare per la presenza di norme contraddittorie
Da “rigorosamente protetto” il lupo è stato declassato a solo “protetto” e questo apre la strada alla riduzione del suo numero in Italia. Per farlo però servono due cose ancora: un decreto con l’ok delle Regioni (da cui ancora è non è arrivato il via libera) e un censimento del numero di lupi in Italia. Ma, come ha detto, il sottosegretario Claudio Barbaro “oggi non è disponibile una stima più recente riferita all’intero territorio nazionale” (l’ultimo dato disponibile è riferito solo alle Alpi). Secondo l’Enpa e associazioni ambientaliste e animaliste, “questa ammissione conferma che mancano i presupposti scientifici per modificare lo status di tutela della specie. Non solo. L’eventuale declassamento potrebbe aprire la strada ad abbattimenti che, sottolineano le associazioni, non sono imposti da alcun obbligo normativo. Al contrario, l’Italia è tenuta a garantire uno stato di conservazione favorevole, che oggi non risulta dimostrato”.
“SERVE PREVENZIONE, NON NUOVE UCCISIONI”
Il 17 febbraio il Senato discuterà il declassamento del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Ma l’Enpa chiede di sapere “quali politiche di prevenzione siano state adottate, quali strumenti siano stati messi in campo – dalle recinzioni elettrificate ai cani da guardiania – e come siano stati utilizzati i fondi europei destinati a queste misure nell’ambito delle politiche agricole”. Questo perchè i danni agli allevamenti, “quando non si investe in prevenzione, rischiano di diventare pretesto per giustificare abbattimenti. La convivenza tra attività umane e lupo, si sostiene, è possibile “e già praticata con successo da molti allevatori”. Dunque, l’Enpa chiede la sospensione del declassamento e l’avvio di monitoraggi “scientifici aggiornati e trasparenti su scala nazionale”. Prima di modificare lo status, conclude l’Enpa, “servono dati certi. E servono politiche di prevenzione, non nuove uccisioni“.
MAMMI (EMILIA-R.): “NORME INCOERENTI, NON SAPPIAMO CHE FARE”
Sull’aumento dei lupi e il loro avvicinarsi alle zone abitate l’Emilia-Romagna chiama il Governo. “È necessario adeguare a livello nazionale gli strumenti normativi che abbiamo a disposizione per affrontare una situazione che è molto cambiata rispetto al passato”, afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. Per questo “insieme alle altre Regioni abbiamo chiesto al Governo di agire in due direzioni. La prima è l’adeguamento alle nuove condizioni del piano nazionale per la gestione del lupo, che risale al 2002. Un’operazione che consentirebbe un approccio omogeneo a livello nazionale e di creare i presupposti per un piano di monitoraggio nazionale della specie”.
In secondo luogo, “chiediamo una maggiore coerenza tra le normative in vigore. Nonostante il declassamento della specie sia stato recepito al momento attraverso la ‘legge montagna’, la legge 157 definisce il lupo ancora una specie particolarmente protetta. Si tratta di una conflittualità normativa che non permette chiarezza di azione agli amministratori e che crea conflitti anche di tipo legale”. L’assessore si è confrontato su diversi temi, lupi compresi, ieri incontrando associazioni agricole, imprese e enti locali a Modena e Reggio Emilia.
“L’aumento dell’areale di presenza del lupo- afferma Mammi- è ormai un dato di fatto sia a livello regionale che nazionale, e rappresenta una problematica molto sentita”. La Regione “fin dal 2014 ha introdotto tutto quanto consentito dalla normativa nazionale, avviando una strategia per contenerne l’impatto sulle attività produttive e sulle nostre comunità. Per il futuro, abbiamo proposto ai prefetti l’istituzione di tavoli periodici provinciali di coordinamento in cui coinvolgere tutti gli attori interessati nella gestione delle problematiche emergenti e valutare caso per caso le azioni da mettere in atto”.
Dal punto di vista più strettamente operativo, fa sapere la Regione, ogni anno le domande di prevenzione rivolte a questa specie sono tutte state finanziate, le stesse rappresentano quasi un quarto dei 350.000 euro di fondi del bando annuale per la prevenzione dei danni da fauna selvatica. A queste risorse nel 2026 è stato affiancato un bando straordinario che mette a disposizione due milioni di euro per sostenere l’acquisto di dispositivi di protezione come recinzioni fisse o mobili, cani da guardiania, sistemi di dissuasione e altre tecnologie utili a proteggere gli animali al pascolo o nei ricoveri notturni. Parallelamente alla prevenzione è stato rinforzato anche il sistema di indennizzi alle attività colpite, al quale ogni anno viene destinata la somma di circa 90.000 euro, con l’approvazione a giugno 2025 di una nuova disciplina che ammette al risarcimento anche i danni indiretti.
La Regione ha aumentato anche il coordinamento a livello provinciale tra Parchi, Comuni, Polizie provinciali e Carabinieri forestali, promuovendo la costituzione di tavoli permanenti in ogni Provincia per monitorare la presenza dei lupi e individuare soluzioni condivise alle criticità locali. A completare il quadro, informa ancora viale Aldo Moro in una nota, azioni di formazione gratuita e a supporto delle aziende alle quali viene offerta assistenza tecnica per individuare i sistemi di difesa più idonei alle specifiche esigenze aziendali.

