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Crans Montana, un buttafuori inchioda Jessica Moretti: “Ordinò di chiudere le uscite di sicurezza”

jessica moretti e jacques

Crans Montana, il buttafuori serbo Predrag Jankovic, gravemente ustionato ma sopravvissuto alla strage, inchioda Jessica Moretti: “Fu lei a ordinare di chiudere le porte di sicurezza”

Si è presentato davanti ai pm e agli avvocati delle parti civili con evidenti ferite al volto e alle mani. Predrag Jankovic è uno dei sopravvissuti alla strage di Capodanno al Constellation di Crans Montana. Era uno dei due vigilantes impiegato per la sicurezza del locale la notte della tragedia. Tra le 41 vittime c’è anche il collega, Stefan Ivanovic, che ha pagato con la vita l’aver cercato di salvare più persone possibili dalle fiamme.
Anche Pedrag, trentenne di origine serba, ha tentato di aiutare i giovani intrappolati ad uscire, ed è rimasto gravemente ustionato. Pochi giorni dopo l’incendio la madre ha lanciato una raccolta fondi online per poter contribuire alle sue cure: “Predrag è sopravvissuto ma necessita ancora di un intervento chirurgico alla mano, di un innesto cutaneo e di un lungo percorso di recupero fisico e psicologico”, scriveva. Malgrado tutto, ora lui può parlare e raccontare cosa è successo.

UNA TESTIMONIANZA ‘EROICA’, COSA HA DETTO IL BODYGUARD

Mercoledì 18 febbraio il trentenne serbo è stato così ascoltato dagli inquirenti del tribunale di Sion e dagli avvocati delle parti civili. Il suo legale, Thomas Barth, parlando con i giornalisti al termine dell’interrogatorio, ha definito ‘eroica’ la sua testimonianza. Il bodyguard ha spiegato che lavorava per il locale dei Moretti “a chiamata” e veniva pagato in contanti: non risulta infatti nei contratti e nelle fatture raccolte nell’inchiesta. Ma soprattutto, come riferiscono diverse testate italiane e svizzere, davanti ai magistrati, ha riferito di aver sentito Jessica Moretti parlare con i suoi collaboratori principali. L’emittente svizzera Rts spiega che Jankovich, poco dopo il suo arrivo nel locale verso le 21.30, ha riferito di aver sentito chiaramente la titolare Jessica Moretti “discutere con una cameriera e il suo compagno delle disposizioni per la serata”, in base alle quali: “l’unico accesso al bar doveva avvenire dalla porta principale per garantire il pagamento degli ingressi, le altre porte dovevano essere chiuse”. In definitiva: “Le porte di sicurezza dovevano rimanere chiuse”, per impedire che qualcuno dei clienti potesse uscire senza pagare. L’unica via d’uscita possibile era dunque l’entrata principale attraverso la veranda al piano terra.

LA VERSIONE DATA DAI MORETTI

La testimonianza fornita agli inquirenti dall’addetto alla sicurezza contraddice del tutto la versione data da Jacques e Jessica Moretti, secondo cui la porta di servizio al piano terra era permanentemente aperta. Ma quella notte era stata chiusa da un chiavistello dagli stessi dipendenti senza che fossero date indicazioni a riguardo.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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