Il cardiochirurgo fa parte della task force di specialisti arrivati da diverse città italiane per valutare le condizioni del piccolo Domenico
“La bacchetta magica non ce l’ha nessuno, né in Italia né all’estero“. È il messaggio netto lanciato da Carlo Pace Napoleone, direttore della struttura complessa di Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale infantile Regina Margherita di Torino, intervenuto a RTL 102.5 sulla drammatica vicenda del bambino di due anni sottoposto a trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso dicembre. Il cardiochirurgo fa parte della task force di specialisti arrivati da diverse città italiane per valutare le condizioni del piccolo Domenico.
“Siamo andati tutti quanti al Monaldi e abbiamo incontrato i colleghi della cardiologia, della cardiochirurgia, dell’anestesia e tutti gli specialisti che hanno seguito questa triste vicenda. Ci hanno mostrato tutta la documentazione clinica ed esami relativi ai due mesi post-trapianto”. Dalla valutazione collegiale, spiega il cardiochirurgo, è emerso un quadro estremamente critico. Una TAC recente ha evidenziato “la comparsa di una emorragia cerebrale ancora piccola”, che però in caso di nuovo intervento con circolazione extracorporea avrebbe potuto espandersi, provocando “un grave danno al cervello”. Anche i polmoni risultano compromessi: “Hanno respirato poco in questo periodo e hanno subito un danno importante. Lo pneumologo era molto scettico sulla possibilità che potessero riprendere a funzionare”.
A complicare ulteriormente il quadro, nei giorni scorsi si è verificata anche “una crisi settica”, con un ulteriore peggioramento delle condizioni cliniche. “Abbiamo ripetuto l’ecocardiografia in diretta: il bambino non avrebbe potuto sopportare un nuovo intervento a cuore aperto”.
L’IPOTESI DI CURE ALL’ESTERO
Sull’eventualità di un trasferimento in un centro straniero, Pace Napoleone è chiaro: “La professionalità dei colleghi italiani è assolutamente paragonabile a quella che si può trovare in altri Paesi. Magari altrove organizzazione e risorse sono migliori, ma il miracolo non lo fa nessuno”. E aggiunge: “Non lo fa nessuno né in Italia, né negli Stati Uniti, né in Germania o in Inghilterra. Illudere la mamma che si possa fare qualcosa è fuori luogo“.
Il medico, tuttavia, riconosce l’aspetto umano della scelta: “Se per la madre può essere importante avere la certezza di aver fatto tutto il possibile, allora lo faccia. Oltre a curare il bambino, bisogna curare anche chi rimane”.
Attualmente il piccolo è sostenuto da macchinari. “La macchina gira, quindi teoricamente potrebbe andare avanti ancora a lungo- spiega il cardiochirurgo- Ma bisogna chiedersi se abbia senso. Quando non c’è più nulla da fare, ed è ciò che purtroppo abbiamo dovuto ammettere ieri, è corretto cercare di dare dignità anche alla fine del bambino, evitando uno strazio troppo prolungato per lui e per la famiglia”. La decisione finale, precisa, spetterà ai medici del Monaldi.
LA CATENA DI ERRORI E IL NODO DEL GHIACCIO SECCO
Il cardiochirurgo affronta poi la questione dell’errore nella conservazione dell’organo. “L’errore fondamentale è stato l’utilizzo di ghiaccio secco”, afferma. Il ghiaccio secco, spiega, non è normalmente presente in sala operatoria ma viene usato per la conservazione di tessuti nelle banche biologiche. Il cuore, nei trapianti, viene mantenuto a una temperatura tra i 4 e gli 8 gradi tramite ghiaccio tradizionale inserito in un contenitore frigorifero utilizzato “con successo negli ultimi trent’anni”. Nel momento in cui l’organo è risultato congelato, il chirurgo al Monaldi – sottolinea Pace Napoleone – “non poteva fermare la procedura”. Una volta avviato il percorso del trapianto, “non si possono perdere neanche minuti”.
”Il cuore era congelato, non bruciato né carbonizzato”, precisa. È stato quindi sottoposto a una procedura di scongelamento, come avviene per altri tessuti. “Nessuno poteva sapere quanto fosse stato danneggiato. Il collega ha correttamente impiantato il nuovo organo, perché il cuore precedente era sicuramente non più recuperabile”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

