La rete di Aoi in vista della riunione dell’organismo voluto dagli Stati Uniti, a partire dalla Striscia di Gaza
L’Associazione delle organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) esprime una ferma e profonda condanna nei confronti del cosiddetto “Board of Peace”, organismo internazionale di natura e portata senza precedenti, formalmente autorizzato come autorità temporanea di governo della Striscia di Gaza ai sensi della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nato dal piano in 20 punti promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
In una nota si legge: «Il nostro Paese deve tenersi lontano da un organismo che concepisce la pace come una transazione, legittima la concentrazione di potere, umilia le Nazioni Unite e mina i diritti fondamentali della popolazione palestinese. La scelta di diventare ‘membro osservatore’ inoltre determina una frattura grave con quella che sembra essere la linea dei principali paesi europei e della stessa Ue, viste le recenti dichiarazioni della commissaria Kallas. Gaza è ancora sotto attacco: la popolazione continua a morire e a essere sfollata con la forza. Il collasso del sistema umanitario e sanitario accelera ogni giorno. In questo contesto, il Board of Peace avrebbe il compito di proteggere i civili, garantire un cessate il fuoco permanente, assicurare la libertà di movimento e permettere la consegna sicura degli aiuti. I fatti dimostrano invece un’inefficacia evidente, che si aggiunge a criticità strutturali e di principio che rendono l’organismo profondamente problematico. Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, viene espropriata all’Onu la funzione centrale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale, trasferendo poteri a un’entità esterna, mentre l’Onu viene relegata a partner operativo nella distribuzione degli aiuti. La Risoluzione 2803 non affronta la fine dell’occupazione illegale, né richiama le precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza o le misure cautelari delle corti internazionali, incluse quelle della Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza. I meccanismi decisionali, volti a superare il metodo della ricerca del consenso e a prevenire eventuali fasi di stallo, sembrano determinare un modello associabile al ‘(neo)Protettorato’ dove il Board (e in definitiva la presidenza del Board, ovvero Trump) finisce per avere l’ultima parola su ogni aspetto cruciale della vita civile, riducendo la leadership locale a semplici esecutori di direttive esterne. Stessa preoccupazione per la gestione del Gaza Reconstruction Fund che probabilmente seguirà una logica spartitoria dal momento che le decisioni non saranno prese in base al bisogno espresso dalla popolazione, ma in base al peso dei voti dei principali donatori. Aoi denuncia quindi l’esclusione dei palestinesi dalle decisioni che determinano direttamente il loro futuro, in violazione del diritto all’autodeterminazione. In questo quadro, l’annuncio della partecipazione dell’Italia come membro osservatore del Board of Peace è profondamente preoccupante. Purtroppo le dichiarazioni del ministro Tajani in Parlamento sono stati avvilenti: non hanno chiarito le motivazioni della nostra partecipazione, tra l’altro con uno status auto attribuitosi di osservatore, neanche previsto nello statuto dell Board of Peace. Le sue parole poi non sono riuscite ad entrare nel merito delle criticità che il Board of Peace pone agli assetti internazionali. Solo vaghi proclami incapaci di cogliere i reali nodi da sciogliere per poter garantire giustizia e stabilità nella regione. Sul piano interno invece destano forte preoccupazione le parole del ministro che sembrano guardare alla Costituzione come un impedimento invece che un punto di riferimento dell’agire del governo».
Aoi continua: «La pace non può essere messa all’asta, trattata come una merce o affidata a strutture opache prive di accountability. Serve un quadro multilaterale autentico, fondato sul diritto internazionale, capace di garantire protezione dei civili, giustizia, partecipazione e responsabilità condivisa. Solo così si potrà costruire una pace stabile e duratura».

