Non è “utopia”, ma piuttosto “eutopia”, quella proposta dal filosofo Alessandro Isidoro Re nel suo nuovo saggio Il grande altrove. Visioni per il terzo millennio (Mauro Pagliai Editore, «Le Ragioni dell’Occidente», 62)
Affrancarsi dalla schiavitù del lavoro attraverso un reddito universale di base. Abolire il sistema carcerario, macchina esclusivamente punitiva e umiliante. Superare il concetto attuale di “famiglia” verso forme più evolute di organizzazione sociale. Non è “utopia”, ma piuttosto “eutopia”, quella proposta dal filosofo Alessandro Isidoro Re nel suo nuovo saggio Il grande altrove. Visioni per il terzo millennio (Mauro Pagliai Editore, «Le Ragioni dell’Occidente», 62) che sarà presentato in anteprima giovedì 26 febbraio alle 18.00 al Teatro Niccolini (via Ricasoli 3, Firenze).
Il giovane autore, docente di Semiotica e Fenomenologia delle arti contemporanee presso la NABA di Milano, è alla quarta pubblicazione. Il suo pensiero, che si accosta alla filosofia del transumanesimo, assume qui la forma di un vero e proprio progetto di insurrezione: contro le storture del capitalismo, le derive ipertecnologiche (si parla di un “nuovo Leviatano digitale”), il conseguente impoverimento cognitivo e spirituale, la distruzione dell’ambiente. “Negli ultimi decenni”, spiega, “l’umanità ha commesso alcuni errori fondamentali che stanno minando le basi della sua stessa esistenza.
L’arroganza degli umani, che si credono superiori ad animali e piante, ha distorto la nostra percezione dell’ecosistema che ci circonda; la convinzione di essere incompleti e dipendenti da elementi esterni, come la tecnologia, ha compromesso la nostra autonomia; siamo diventati figli di convenzioni artificiali anziché legati a radici più naturali”. In una visione del futuro audace eppure estremamente lucida, emerge una nuova leadership femminile, plurale e orizzontale, capace di ridefinire le forme della convivenza. Una rivoluzione olistica, femminista e matriarcale, intersezionale e globale. Religione e famiglia, un tempo strumenti di controllo, vengono rifondati come spazi di senso e solidarietà. Le sostanze psichedeliche, se usate consapevolmente, aiutano a liberarsi da costrutti culturali desueti e affrancarsi dal proprio ego. “La società che ci viene imposta”, spiega l’autore, “è una costruzione storica e, come tale, può essere smontata e rifondata. Non c’è nulla d’inevitabile nella crescita senza fine, e la possibilità di un mondo migliore, più giusto, è realmente, sempre, alla nostra portata”.

