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Fibromialgia: ecco quale farmaco offre il miglior rapporto costo-efficacia

Fibromialgia giovanile, nuove ipotesi sull'origine del dolore

Fibromialgia: un recente studio, pubblicato su JAMA Network Open, ha cercato di rispondere a una domanda cruciale. Quale farmaco offre davvero il miglior valore complessivo?

Negli anni sono stati utilizzati diversi farmaci per il trattamento dei pazienti con fibromialgia, alcuni specificamente approvati e altri prescritti off-label, con differenze significative non solo in termini di efficacia e tollerabilità, ma anche di costi. Un recente studio, pubblicato su JAMA Network Open, ha cercato di rispondere a una domanda cruciale: quale farmaco offre davvero il miglior valore complessivo?

La fibromialgia è una sindrome cronica complessa che colpisce milioni di persone nel mondo ed è caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso, affaticamento persistente, disturbi del sonno e difficoltà cognitive. Proprio per la sua natura multifattoriale e per l’assenza di un biomarcatore diagnostico univoco, il trattamento rimane una sfida clinica.

Le opzioni terapeutiche disponibili
Tra i farmaci più comunemente utilizzati per la fibromialgia figurano l’amitriptilina, antidepressivo triciclico spesso prescritto off-label; il pregabalin; la duloxetina e il milnacipran, questi ultimi tre approvati dalla FDA per il trattamento della fibromialgia. Sebbene l’amitriptilina sia ampiamente utilizzata per il suo basso costo e per alcune evidenze di efficacia sul dolore e sul sonno, non è formalmente indicata in US per questa patologia. Al contrario, i farmaci approvati dall’Fda non sono stati sviluppati e testati specificamente per questo contesto clinico.

Questa variabilità di costi, dosaggi ed effetti clinici rende complesso stabilire quale trattamento sia realmente più conveniente, soprattutto se si considera la necessità di terapie a lungo termine.

Lo studio, guidato dal dott. Tewodros Eguale del Massachusetts College of Pharmacy and Health Sciences di Boston, ha utilizzato un modello di tipo Markov basato su dati pubblicati relativi a quattro farmaci: amitriptilina, duloxetina, pregabalin e milnacipran. L’obiettivo era valutare il rapporto costo-efficacia nelle persone adulte con fibromialgia, con particolare attenzione ai pazienti con forme moderate-gravi.

Il ruolo centrale dei costi sociali
Un aspetto distintivo dell’analisi è l’inclusione dei cosiddetti “costi sociali”, spesso trascurati nelle valutazioni economiche. Oltre ai costi diretti sostenuti da pazienti e sistemi sanitari, lo studio ha considerato la perdita di produttività lavorativa, il tempo di lavoro perso e il carico assistenziale per familiari e caregiver non retribuiti.

Questi costi indiretti si sono rivelati di gran lunga superiori a quelli diretti e fortemente dipendenti dall’efficacia del trattamento. In altre parole, un farmaco che migliora in modo significativo la mobilità e la funzionalità del paziente può ridurre in maniera sostanziale l’impatto economico complessivo della malattia sulla società.

I risultati principali
Dal confronto è emerso che la duloxetina a 120 mg/die rappresenta l’opzione con il miglior rapporto costo-efficacia complessivo. Dal punto di vista dei QALY (quality-adjusted life-years), parametro che combina durata e qualità della vita, l’amitriptilina ha fornito 9,99 QALY, mentre la duloxetina a 120 mg/die ha raggiunto 10,40 QALY. Il pregabalin a 450 mg/die si è attestato a 10,23 QALY, risultando competitivo ma leggermente inferiore.

Le differenze non erano tanto legate ai costi diretti, che risultavano simili per tutti i trattamenti (circa 115.000–117.000 dollari), quanto ai costi indiretti. Con l’inclusione dei costi sociali, il totale superava i 700.000 dollari, evidenziando come anche piccoli miglioramenti clinici possano tradursi in risparmi economici significativi.

Pregabalin e milnacipran: risultati a confronto
Il pregabalin a dosi elevate (450 mg/die) ha mostrato una buona performance, avvicinandosi alla duloxetina in alcuni scenari, ma senza mai superarla nel valore complessivo. Il milnacipran, invece, non è risultato costo-efficace in nessuna delle simulazioni. Un fattore determinante è la sua indisponibilità come farmaco generico, che ne aumenta il costo senza offrire un beneficio clinico proporzionale rispetto alle alternative.

Probabilità di convenienza e soglie di spesa
Gli autori hanno anche calcolato la probabilità che ciascun trattamento fosse il più costo-efficace a diversi livelli di “disponibilità a pagare” per QALY. Al di sopra di una soglia di 25.000 dollari per QALY, la duloxetina a 120 mg/die risultava sistematicamente l’opzione con la maggiore probabilità di superiorità. Considerando solo i costi diretti, superava il 50% di probabilità oltre i 40.000 dollari per QALY, mentre nessun’altra strategia superava il 20%.

Quando venivano inclusi anche i costi sociali, la duloxetina manteneva un netto vantaggio, con una probabilità del 40–45% di essere la scelta migliore.

Implicazioni cliniche
Gli autori sottolineano che il rapporto costo-efficacia non dovrebbe essere l’unico criterio nella scelta terapeutica. Fattori come il profilo di effetti avversi, le comorbidità del paziente e la variabilità individuale della risposta al trattamento restano centrali. Tuttavia, i risultati evidenziano l’importanza di considerare il costo complessivo della malattia, e non solo il prezzo del farmaco.

Lo studio in conclusione suggerisce che la duloxetina a 120 mg/die offra il miglior valore economico nel trattamento della fibromialgia moderata-grave, soprattutto quando si adotta una prospettiva sociale ampia. L’analisi rafforza l’idea che investire in terapie più efficaci, anche se inizialmente più costose, possa ridurre il peso complessivo della malattia per pazienti, famiglie e sistemi sanitari. In un contesto di risorse limitate, integrare dati clinici ed economici diventa sempre più essenziale per guidare decisioni terapeutiche informate e sostenibili.

Bibliografia
Sarah S Downen et al., Cost-Effectiveness of Pregabalin, Duloxetine, and Milnacipran vs Amitriptyline for Moderate to Severe Fibromyalgia JAMA Netw Open. 2026 Feb 2;9(2):e2557536.  doi: 10.1001/jamanetworkopen.2025.57536. leggi

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