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Virus Nipah: in India si registra la prima vittima

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L’India ha registrato il primo decesso nell’attuale focolaio di virus Nipah, riaccendendo l’attenzione internazionale su una delle infezioni trasmesse tra animali e uomo più pericolose

L’India ha registrato il primo decesso nell’attuale focolaio di virus Nipah, riaccendendo l’attenzione internazionale su una delle infezioni trasmesse tra animali e uomo più pericolose. A perdere la vita è stata una infermiera di 25 anni nel Bengala Occidentale, morta per complicazioni mentre era ricoverata in terapia intensiva. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie locali, la paziente è deceduta a causa di una infezione polmonare secondaria insorta durante il ricovero.

Il caso riguarda uno dei due contagi confermati nello Stato: il secondo paziente, anch’egli operatore sanitario, è invece guarito ed è stato dimesso. Le autorità hanno chiarito che si tratta del primo decesso ufficialmente collegato all’epidemia in corso, evento che ha portato a rafforzare immediatamente le misure di sorveglianza e prevenzione.

Intanto, i controlli sui contatti stretti non hanno evidenziato nuovi casi. Circa 200 persone, poste in isolamento e monitorate nei giorni successivi all’emersione del focolaio, sono risultate tutte negative al virus, un dato che per ora fa ritenere la situazione sotto controllo.

Sulla vicenda è intervenuto l’infettivologo Matteo Bassetti, che invita a non abbassare la guardia. “Credo comunque che del virus Nipah ne sentiremo parlare ancora“, ha scritto sui social sottolineando come questo patogeno rappresenti una minaccia ricorrente a livello globale.

Il virus Nipah, trasmesso principalmente dai pipistrelli della frutta e in alcuni casi da uomo a uomo, è noto per il suo alto tasso di letalità e per la capacità di provocare gravi complicanze respiratorie e neurologiche. L’assenza di vaccini e terapie specifiche rende, secondo Bassetti, fondamentale puntare su prevenzione, diagnosi precoce e rigoroso controllo delle infezioni, soprattutto negli ambienti sanitari.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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