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Tildrakizumab si dimostra efficace a lungo termine nella psoriasi in zone difficili

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Nel trattamento della psoriasi con coinvolgimento di sedi difficili tildrakizumab garantisce un’elevata efficacia globale e sito-specifica

Nel trattamento della psoriasi con coinvolgimento di sedi difficili tildrakizumab garantisce un’elevata efficacia globale e sito-specifica, confermando un controllo di malattia sostenuto nel tempo anche in una popolazione caratterizzata da elevata complessità clinica. È quanto emerge dai dati a lungo termine di uno studio multicentrico italiano di reale pratica clinica pubblicato sul Journal of Clinical Medicine.

La psoriasi che coinvolge sedi difficili da trattare, quali cuoio capelluto, unghie, area genitale e superfici palmo-plantari, determina un carico di malattia sproporzionato rispetto all’estensione cutanea interessata dalla malattia. Anche in presenza di valori di PASI (Psoriasis Area and Severity Index) relativamente contenuti, il coinvolgimento di queste regioni è associato a prurito intenso, dolore, sanguinamento, compromissione funzionale e impatto marcato sulla qualità di vita. Dal punto di vista terapeutico, tali localizzazioni rispondono spesso in modo incompleto ai trattamenti topici e richiedono strategie sistemiche efficaci e durature.

Tildrakizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro la subunità p19 dell’interleuchina 23, rappresenta un’opzione terapeutica caratterizzata da un meccanismo d’azione selettivo e da una risposta clinica progressiva e sostenuta. Tuttavia, i trial registrativi non erano specificamente disegnati per valutare l’andamento delle sedi difficili né per confrontare in modo diretto i dosaggi da 100 mg e 200 mg in popolazioni eterogenee, pertanto i dati di real-life risultano essenziali per colmare questo gap conoscitivo.

Uno studio italiano di real life
Uno studio multicentrico italiano ha incluso 183 pazienti adulti con psoriasi a placche e coinvolgimento di almeno una sede difficile, seguiti fino a un massimo di 104 settimane. Un totale di 89 partecipanti ha ricevuto tildrakizumab 100 mg e 94 la dose di 200 mg. Dal punto di vista numerico, il gruppo trattato con 200 mg presentava un indice di massa corporea medio significativamente più elevato, pari a 27,5 kg/m² rispetto ai 24,7 kg/m² del gruppo 100 mg, oltre a una maggiore percentuale di pazienti già esposti a precedenti biologici, pari al 26,6% vs 10,1%.

Queste differenze basali indicano che il dosaggio più elevato è stato utilizzato in una popolazione più difficile da trattare, con fattori prognostici tradizionalmente associati a una risposta terapeutica meno rapida o meno completa, un aspetto fondamentale per interpretare correttamente i dati di efficacia comparativa.

Efficacia complessiva in crescita costante nel tempo
L’andamento degli endpoint di efficacia globale mostra una crescita costante delle risposte nel tempo per entrambi i dosaggi. Alla settimana 16, il raggiungimento della risposta PASI 75 (riduzione di almeno il m75% vs basale nello Psoriasis Area and Severity Index) è stato osservato nel 72,4% dei pazienti trattati con 100 mg e nel 64,9% di quelli trattati con 200 mg. Già in questa fase iniziale, oltre un terzo dei pazienti aveva ottenuto una risposta PASI 90, con percentuali del 34,5% nel gruppo 100 mg e del 42,6% nel gruppo 200 mg, mentre la risposta PASI 100 era presente rispettivamente nel 21,8% e nel 14,9% dei casi.

Con il proseguire del trattamento, le percentuali di risposta sono aumentate in modo progressivo e clinicamente rilevante. Alla settimana 104, il PASI 75 è stato raggiunto dal 94,2% dei pazienti in trattamento con 100 mg e dal 94,7% di quelli trattati con 200 mg, dimostrando una sovrapponibilità quasi completa dell’efficacia globale a lungo termine. La risposta PASI 90 è risultata pari all’82,7% nel gruppo 100 mg e al 57,9% nel gruppo 200 mg, mentre la risposta PASI 100 ha mostrato percentuali simili nei due gruppi, rispettivamente del 48,1% e del 47,4%.

Un dato particolarmente rilevante dal punto di vista clinico è rappresentato dal mantenimento di un punteggio PASI assoluto ≤ 2 nella maggior parte dei pazienti lungo tutto il follow-up, confermando un controllo quasi completo della malattia nel lungo periodo.

Risposta nel cuoio capelluto e regione genitale 
L’analisi sito-specifica ha evidenziato come cuoio capelluto e regione genitale siano le sedi con la risposta più rapida e più elevata in termini di clearance completa. Nei pazienti con coinvolgimento del cuoio capelluto al basale, una clearance cutanea completa, definita da un punteggio pari a 0 nel Physician’s Global Assessment (PGA) è stata osservata già alla settimana 16 nel 49,2% dei pazienti trattati con 100 mg e nel 44,7% di quelli trattati con 200 mg. Questi valori sono progressivamente aumentati fino a raggiungere, alla settimana 104, l’85,7% nel gruppo 100 mg e il 71,4% nel gruppo 200 mg.

Nel caso della psoriasi genitale sono stati rilevati tassi di risposta ancora più elevati nelle fasi intermedie del follow-up. Alla settimana 32, la clearance completa è stata ottenuta nell’88,2% dei pazienti trattati con 100 mg e nell’83,3% di quelli trattati con 200 mg, con un picco alla settimana 52 pari al 93,3% e al 90,9% rispettivamente. Alla settimana 104 si è osservata una riduzione delle percentuali, pari all’80,0% nel gruppo 100 mg e al 60,0% nel gruppo 200 mg, verosimilmente legata alla riduzione del numero di pazienti valutabili e alla natura real-life del follow-up.

Efficacia più lenta ma sostenuta su unghie e superfici palmo-plantari 
Le unghie e le superfici palmo-plantari confermano un pattern di risposta più lento e più eterogeneo. Nei pazienti con psoriasi ungueale, la clearance completa è stata raggiunta nel 70,6% dei pazienti trattati con 100 mg e nel 58,3% di quelli trattati con 200 mg alla settimana 32. Alla settimana 104, le percentuali sono risultate pari al 58,3% nel gruppo 100 mg e al 66,7% nel gruppo 200 mg, suggerendo una risposta progressiva che richiede tempi più lunghi ma che si consolida nel lungo periodo.

Un andamento simile è stato osservato per la psoriasi palmo-plantare. Alla settimana 16, la clearance completa è stata documentata nel 55,6% dei pazienti trattati con 100 mg e nel 47,4% di quelli trattati con 200 mg. Alla settimana 32 è emerso un vantaggio iniziale del dosaggio più elevato, con una clearance pari al 78,9% nel gruppo 200 mg, mentre alla settimana 104 le percentuali sono risultate più elevate nel gruppo 100 mg, pari all’80,0%, rispetto al 60,0% del gruppo 200 mg.

Interpretazione clinica dei dati di efficacia
L’assenza di una chiara superiorità dose-dipendente deve essere interpretata alla luce delle caratteristiche basali dei pazienti. Il fatto che il dosaggio da 200 mg, utilizzato in soggetti con BMI più elevato e maggiore esposizione a precedenti biologici, raggiunga risultati comparabili nel lungo periodo rappresenta un dato di grande rilevanza clinica. In questo contesto, la risposta osservata con 200 mg non indica una minore efficacia, ma piuttosto una capacità del trattamento di compensare fattori prognostici sfavorevoli.

Dal punto di vista numerico, la stabilità delle percentuali di risposta fino a 104 settimane sottolinea la durabilità dell’inibizione selettiva della IL-23 e il suo ruolo nel mantenimento del controllo della malattia nelle sedi più complesse.

Referenze

Cascio Ingurgio R et al. Tildrakizumab in Managing Psoriasis with Involvement of Difficult-to-Treat Areas: A Multicenter Real-Life Retrospective Study. J ClinM ed. 2026 Jan 13;15(2):631.

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