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Caso Federica Torzullo: Procura ricostruisce dinamiche, movente e le fasi che hanno portato al femminicidio

federica torzullo anguillara

Il Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liguori, ricostruisce in una lunga nota, e con estrema precisione, le dinamiche, il movente e le fasi che hanno portato al femminicidio di Federica Torzullo

“La morte di Federica Torzullo per mano del coniuge Carlomagno Agostino Claudio è un dato ormai acquisito, rimanevano da esplorare le ragioni del gesto omicidiario”. Il Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liguori, ricostruisce in una lunga nota, e con estrema precisione, le dinamiche, il movente e le fasi che hanno portato al femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara, lo scorso 8 gennaio. Nel testo si spiega quindi come si è arrivati alla “maturazione del femminicidio” e come le indagini condotte fino ad oggi abbiano confermato e rafforzato il movente“, ovvero l’opposizione da parte del marito alla volontà della moglie di procedere alla separazione effettiva tra i due.

LA CONFERMA DEL MOVENTE: “L’UOMO VOLEVA DIFENDERE LA CONFORT ZONE RAGGIUNTA”

“Prove documentali e dichiarative riferiscono dell’iter seguito alla ricerca di una soluzione condivisa, convintamente da Federica e, solo apparentemente, da Agostino”, spiega il pm. L’uomo infatti sarebbe stato “più interessato a tirarla per le lunghe nel tentativo di difendere la confort zone raggiunta: permanenza nella villa di proprietà di Federica e fruizione dell’appoggio logistico offerto dai suoceri per la gestione del figlio nei momenti di assenza dei genitori. Intanto, Federica doveva rassegnarsi a vivere così”, insomma.

UN DELITTO PREMEDITATO “MATURATO NEL TEMPO”, ACCELERATO DA UN ULTIMATUM

Gli aggiornamenti della procura fanno emergere quindi elementi che rafforzano l’ipotesi di un delitto premeditato e maturato nel tempo, accelerato dalla decisione della vittima di separarsi che al contrario, i “avrebbe potuto mandare all’aria i piani di Agostino”, è la conclusione del procuratore.

Infatti: “l’accelerazione della decisione, già da tempo maturata, di disfarsi di Federica- sottolinea nel testo- arriva nel periodo natalizio quando la 41enne, stanca e provata dall’ostruzionismo del marito, gli dà l’ultimatum: dopo le feste di Natale ognuno si sarebbe dovuto trasferire in domicili diversi da quello familiare”. Così, l’indagato “realizza che ormai la melina era inutile e che i suoi piani, come aveva previsto, sarebbero saltati con decorrenza lunedì 11 gennaio”. Quindi “è proprio la sera di giovedì 8 gennaio,- prosegue il pm- alla vigilia della partenza per la Basilicata, che Federica, alle prese con la preparazione delle valigie, ritorna sull’argomento in maniera decisa incontrando la reazione violenta di Agostino”. A quel punto l’uomo “recupera il coltello che aveva occultato all’abbisogna e infierisce su Federica” .

I PASSAGGI ANCORA DA CHIARIRE: “LA PRESENZA DI TERZE PERSONE”

Restano da chiarire i passaggi esecutivi e “i molti punti oscuri lasciati sullo sfondo” nei due interrogatori di Carlomagno, sui quali si attendono le ultime consulenze scientifiche. Da queste perizie, spiega Liguori, “avremo conferma delle previsioni già ragionevolmente attese dall’evidenza indiziaria già raccolta”. Questi i punti da chiarire elencati: l’orario, gli ambienti della casa in cui si è consumato l’omicidio, l’arma del delitto non ancora ritrovata, la predisposizione della buca dove poi sarà sepolta Federica. E soprattutto, il pm inserisce nell’elenco dei punti da verificare attraverso le consulenza anche “la presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva alla consumazione del reato”. Non convince infatti quella che lo stesso inquirente definisce “l’inverosimile ricostruzione fornita” dall’indagato: “solo 40 minuti per consumare il reato ed eliminare le tracce in perfetta solitudine”.

LA TUTELA DEL FIGLIO DI 9 ANNI, “UNA PRIORITÀ”

Come ultimo punto, il pm si rivolge “a tutti gli attori del processo”- difensori e consulenti dell’indagato e delle parti offese parti offese comprese, tutore e curatore del minore- ma anche “ai media” che richiama tutti a “valutare attentamente il contenuto delle informazioni acquisite e veicolate all’esterno”, affinché siano” rispettose della privacy del minore”. Si stigmatizza quindi quanto è stato pubblicato in precedenza su “aspetti della sua vita quotidiana che nulla hanno a che vedere con il processo”, per esempio notizie relative alla lista giochi richiesti, alla lettera indirizzata al figlio dall’indagato in carcere, all’audizione protetta in Procura, o ancora notizie sul collocamento provvisorio del bambino, cita il magistrato. Tutto ciò “finisce per minarne la crescita e lo sviluppo, in specie in una comunità ristretta come Anguillara, all’interno della quale egli deve continuare a vivere, iniziando dalla ripresa scolastica”, è il suo monito. Per cui, al pm non resta che auspicare di “spegnere i riflettori sul minore consentendogli di tornare a vivere la sua vita”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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