Stellantis, stop alla Gigafactory di Termoli. I sindacati: “Servono risposte urgenti”. Uilm: “L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche”
“La direzione di ACC ci ha ufficializzato stamattina ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di ACC di costruire una Gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche”. Lo dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso. “Nel recente passato- spiegano Ficco e Guida- Stellantis ha prospettato per Termoli sia l’arrivo del cambio per vetture ibride denominato EDCT sia l’ammodernamento del motore GSE ad euro 7, ma non ci ha ancora dato i necessari dettagli operativi. Per queste ragioni chiediamo con urgenza un incontro alla Direzione di Stellantis, nel quale ci aspettiamo risposte immediate e concrete. La mancata realizzazione della gigafactory ACC deve essere difatti compensata da scelte industriali chiare e coerenti: Termoli deve ricevere nuovi prodotti, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di lungo periodo. Inoltre si pone un problema occupazionale per trentaquattro lavoratori italiani, di cui ventuno ex Stellantis, già assunti da ACC e attualmente in Francia, che dobbiamo assolutamente tutelare chiedendo a Stellantis di riassumerli”. “Termoli per 54 anni è stata leader nella produzione di motori e di cambi, accumulando competenze, professionalità irrinunciabili. Il futuro prossimo dello stabilimento deve essere legato alle meccaniche, ai motori e ai cambi, settori nei quali Termoli ha dimostrato, nel tempo, di essere un’eccellenza”, concludono.
FIOM: CON ABBANDONO GIGAFACTORY SEMPRE PIÙ URGENTI RISPOSTE
“La comunicazione di queste ore di ACC, il consorzio Stellantis, Mercedes, Total per le gigafactory in Francia, Germania e Italia che sostanzialmente pone una pietra tombale sulle due fabbriche in Germania e Italia (in Francia è produttiva). La situazione era ormai chiara da tempo pur se non ancora definitiva. La situazione del sito di Termoli resta quindi legata esclusivamente a Stellantis e alle sue decisioni. È chiaro che anche la decisione di ACC è strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l’azionista di maggioranza relativa del consorzio. Stellantis deve aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale. Confronto che deve anticipare il piano industriale. La decisione di ACC pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell’automotive in Italia. La Presidenza del Consiglio non può continuare ad ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi”. Lo dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.
FIM-CISL: STOP GIGAFACTORY NON PUÒ RICADERE SU STABILIMENTO
“Più volte abbiamo denunciato che la situazione di Termoli stava conducendo a una conclusione chiara: l’investimento sulla gigafactory era, di fatto, un progetto fallito. Oggi apprendiamo, con modalità quanto meno discutibili, la decisione di interrompere gli investimenti sia su Termoli sia sul sito tedesco. Lo ribadiamo con forza, come già affermato al tavolo automotive: Stellantis deve garantire nuove attività e carichi di lavoro certi e strutturali allo stabilimento di Termoli. Le iniziative legate alla produzione del nuovo cambio elettrico e del motore GSE sono certamente importanti, ma non sono sufficienti a garantire una prospettiva industriale e occupazionale ai 1.780 lavoratori del sito molisano. Per questo chiederemo immediatamente un incontro specifico sul piano industriale necessario per il rilancio di Termoli, con l’obiettivo di ottenere garanzie concrete per il futuro del sito molisano. Allo stesso tempo ribadiamo con determinazione la necessità di dare risposte occupazionali certe anche ai circa 35 lavoratori attualmente assunti all’interno di ACC, che non possono continuare a vivere in una condizione di precarietà e incertezza”. Lo dice il segretario generale FIM-CISL Ferdinando Uliano.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

