“Un evento inquietante”. Così lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, commenta il femminicidio di Ylenia Musella, la giovane 22enne uccisa dal fratello Giuseppe
“Un evento inquietante”. Così lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, commenta il femminicidio di Ylenia Musella, la giovane 22enne uccisa dal fratello Giuseppe con una coltellata alla schiena nel rione Conocal di Ponticelli a Napoli.
“Non è stato il classico femminicidio a cui siamo abituati – quello che avviene all’interno di una relazione sentimentale – qui c’è un legame di fratellanza in un contesto di estremo degrado- continua lo psicoanalista- in cui la violenza esplosiva nella quale è accaduto il delitto lascia intendere che bisognerà aspettare di capire quali elementi emergeranno nei prossimi giorni. Bisognerà chiarire il vero movente e le modalità che hanno spinto il giovane a questo brutto delitto. Sul corpo della ragazza sono stati trovati – a quanto sembra – lividi, segni di violenza, non è il battibecco scatenato per futili motivi da cui poi si arriva alle mani. Accade sempre così di fronte a questi delitti: c’è una prima versione dei fatti, poi i dettagli fanno la differenza. E il corpo scaricato davanti all’ospedale dimostra che in certi ambienti degradati prevale l’esigenze di difendersi, piuttosto che quelle di tutelare un corpo”.
IL LEGAME AFFETTIVO
Nei femminicidi, spiega Mendolicchio, il grande paradosso è che il vincolo del legame affettivo – “quello che nasce all’interno della famiglia o degli amori relazionali – non è protettivo. Pare che questa ragazza scrisse un post di grande amore nei confronti del fratello, a dimostrazione che il legame affettivo non è una garanzia rispetto all’esplosione della violenza. E’ come se ci sia una fragilità costitutiva nei legami affettivi che non ci protegge dalla violenza. Nulla filtra la mano violenta dell’uomo qualsiasi sia il legame affettivo, perché questo perde potenza e non inibisce la violenza degli uomini contro le donne. Parliamo di un maschile che non riesce ad affermare se stesso se non attraverso l’atto della violenza deliberata. Stiamo assistendo ormai ad una radicalizzazione di comportamenti violenti da parte degli uomini”.
LA GROENLANDIA
Mendolicchio ha recentemente pubblicato il libro ‘Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità’ per Mondadori. In questo testo affronta i temi della violenza e delle difficoltà relazionali. “E’ un problema transgenerazionale- chiarisce lo psicoanalista- In questo testo spiego che si tratta di una questione culturale rispetto al tema del genere maschile, basta vedere come alcuni personaggi adulti potenti vivano la loro virilità in modo violento e aggressivo. Per loro la mascolinità è la capacità di imporsi con le buone o con le cattive”. E il linguaggio utilizzato non mente: “Nel caso della Groenlandia, ad esempio, il linguaggio usato è machista e fa dell’atto di forza unilaterale la sua cifra. Dire ‘o abbassi il volume o ti ammazzo’, è una traslazione di questo concetto. Perché per quanto possa sembrare drammatica, la logica nell’economia psichica delle persone è la stessa. Se la cultura si fonda sulla forza, la logica è questa”.
Il tema dei futili motivi – che sia la musica troppo alta nel caso del femminicidio di Napoli, o una fotografia nell’accoltellamento che si è verificato in una scuola a La Spezia – “nasconde un clima di violenza generalizzato dove la rabbia, non appena ha la possibilità di essere espressa, viene fuori. Notiamo che da un lato si è indebolita la capacità individuale di filtrare e governare la rabbia- sottolinea lo psichiatra- siamo tutti più deboli e meno in grado di controllare questo istinto rabbioso. La rabbia veicolata dagli adulti nei linguaggi social mostra una violenza strisciante nei cuori e nelle teste che non viene filtrata”.
“Dall’altro lato c’è un problema sociale- continua Mendolicchio- perché tutti quei meccanismi sociali, culturali, normativi e di ordine pubblico che prima funzionavano da deterrente, ora stanno funzionando molto male. Viviamo in una società più debole nel poter regolamentare i rapporti tra esseri umani. La politica, l’economia, le guerre ci insegnano che i grandi meccanismi collettivi che un tempo governavano le relazioni, oggi sono meno efficaci, anzi oggi la violenza è proprio la cifra delle relazioni”. Crescere un figlio oltre il mito della virilità diventa allora una necessità per interrompere questa escalation di violenza. “Essere virili oggi significa riuscire ad accettare le proprie fragilità, capire che l’errore non è una sconfitta ma una grande occasione per evolvere e migliorare. Essere virili oggi significa avere la capacità di mettersi in discussione senza temere di dover offrire una immagine forte di sé. L’attraversamento delle difficoltà fa crescere- sottolinea lo psichiatra- Dobbiamo recuperare un’identità maschile da una prospettiva più vera, perché il mito della virilità come cliché è la grande menzogna”.
LE PERIFERIE
Il caso di Ylenia Musella pone domande sul crescere in rioni degradati. “A questi giovani va insegnato che vivere in quei contesti li può aiutare ad allenare la loro capacità di adattamento. Sopravvivere vuol dire sviluppare le capacità rispetto al contesto, relazionandoci però ad esso nel modo migliore possibile. Il concetto darwiniano non dice che sopravvive il più forte, ma chi è più intelligente, chi è capace di mettere in scena le proprie qualità che non sono la forza e la violenza. La logica del branco non è una logica di collaborazione, ma dell’uno contro uno. La logica evolutiva vuole invece la collaborazione, e un esempio sono gli oratori”.
I GENITORI
Un altro tema che emerge nel femminicidio di Napoli è l’assenza dei genitori. “Siamo cresciuti con la narrazione del padre evaporato, poi sostituito dal padre troppo monoliticamente presente. Noi educhiamo i figli con l’esempio”, ricorda Mendolicchio anche nel suo libro.
“Il tema della genitorialità è quello di esserci per i figli nella qualità di una presenza che si imprime al loro sguardo. Se sono violento e rappresento l’icona di un maschio che non deve chiedere, quello sarà il modello che il ragazzino interiorizzerà. Noi dobbiamo esserci con un modello della vita aperto agli interrogativi e alla capacità di farsi domande anche se non abbiamo risposte pronte. L’adulto deve esserci mettendosi accanto al figlio e dimostrandogli cosa significa avere a che fare con la vita. I giovani devono recuperare la capacità di formulare domande e di cercare – e attendere – le risposte. Devono sviluppare la capacità di orientarsi”.
Da maschio, padre e da psicanalista Mendolicchio ha scritto questo libro per mettersi in discussione senza fermarsi “a una visione cliché del mito della virilità e per creare degli spazi dove porci delle domande. Sul maschile riflettiamo poco ma oggi il re è nudo- conclude- e dobbiamo creare un’immagine condivisa del maschio a livello sociale, politico e culturale”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

