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Violenza e devastazione a Torino, il GIP rivela cosa è successo al corteo per Askatasuna

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Nelle tre ordinanze di convalida dell’arresto di Simionato, Campaner e Desideri, il giudice Irene Giani ricostruisce in dettaglio lo sviluppo degli scontri al corteo per Askatasuna

I fotogrammi della Digos fanno luce “sull’impressionante livello di violenza, devastazione e complessivo disastro registrato, a partire dal momento in cui un gruppo di manifestanti violenti si staccava dal corteo organizzato e avviva lo scontro con le forze dell’ordine”. Lo scrive la Gip Irene Giani nelle ordinanze di convalida di arresto dei tre fermati per gli scontri al corteo pro Askatasuna di sabato scorso a Torino. Nei tre documenti infatti il magistrato descrive i momenti “ad alta tensione” verificati tra manifestanti e forze dell’ordine nella giornata di sabato scorso, 31 gennaio, in cui si sono trovati coinvolti – a vario titolo e con diverse imputazioni- Angelo Francesco SimionatoMatteo Campaner Pietro Desideri, tutti arrestati e portati in carcere. Al primo sono stati concessi i domiciliari, mentre agli altri due spetterà l’obbligo di firma. L’ordinanza con cui la gip ha disposto le nuove misure detentive contiene non solo le motivazioni delle sue decisioni, ma anche la ricostruzione dei fatti, alla luce delle indagini preliminari compiute dagli agenti della Digos.

COME HANNO AGITO I “FACINOROSI TRAVISATI”

Il clima si è surriscaldato in un momento preciso, quando “su Corso Regina Margherita-riferisce la gip nell’ordinanza- ha avuto inizio una vera e propria guerriglia urbana, innescata dal gruppo di facinorosi travisati i quali, occupate le tre carreggiate del corso, iniziavano a sferrare molteplici attacchi ai continenti schierati”. Così i manifestanti più agguerriti hanno iniziato a usare “scudi protettivi in lamiera”, e a lanciare contro gli agenti “pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe carta, materiale vario recuperato in strada- tra cui pezzi di selciato, cartellonistica stradale sedie prelevate da dehors di esercizi commerciali”. Non solo, sono seguite anche “esplosioni di batterie e artifici pirotecnici, servendosi anche di tubi di lancio artigianali”. Quindi, per rispondere ai violenti attacchi, i reparti di polizia hanno reagito con l’uso dell’idrante e di lacrimogeni, “nonché con puntuali azioni di respingimento- scrive il magistrato- alle quali i facinorosi opponevano barricate create con cassonetti e altro materiale dato alle fiamme”.

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A FUOCO UN FURGONE DELLA POLIZIA, L’AGGRESSIONE ALL’AGENTE CALISTA

In questi frangenti, “un mezzo di servizio del reparto mobile veniva dato alle fiamme- prosegue Giani- causando danni superiori a 70 mila euro, ed esponendo l’autista a un serio pericolo per la propria incolumità”.
Il magistrato cita a questo punto l’episodio diventato ormai simbolo della violenza contro le forze dell’ordine, ovvero l’aggressione dell’agente Alessandro Calista. Il poliziotto” veniva isolato e accerchiato da un gruppo di oltre dieci soggetti- prosegue- e vergognosamente colpito con calci e pugni e con l’uso di un martello, riuscendo infine a mettersi in salvo grazie all’intervento di un collega, comunque riportando lesioni consistenti in trauma cranico, escoriazioni multiple agli arti superiori con prognosi di guarigione in 20 giorni”.

“CENTO FERITI E INGENTI DANNI A BENI PUBBLICI E PRIVATI”

Le conseguenze dei disordini non si limitano al veicolo dato alle fiamme e al poliziotto pestato: “Allo stato risultano feriti, a causa delle predette azioni violente, almeno 100 appartenenti alle forze dell’ordine”, continua infatti il giudice. E “come emerso dal sopralluogo Digos, nel tratto tra Corso San Maurizio e Corso Regio Paco, sono stati rilevati ingenti danni a beni pubblici e privati, causati in modo volontario e spregiudicato nel corso delle azioni descritte”. E ancora: “Si evidenziano danneggiamenti a beni di esercizi commerciali, veicoli, parcometri cassonetti, semafori, segnaletica stradale, cabina di alimentazione elettrica, vetrate, mura e portoni di edifici e cassonetti”.

GLI “SCHEMI TIPICI” DELLA GUERRIGLIA URBANA

Di tutto ciò portano testimonianza alcuni fotogrammi dell’annotazione della Digos che “immortalano lo scenario decritto, facendo luce sull’impressionante livello di violenza, devastazione e complessivo disastro”. E soprattutto il giudice riconosce tale disastro come esito di una strategia organizzata, tipica della guerriglia urbana .

“Viene dato atto dagli operanti- scrive infatti- del fatto che i facinorosi, avanzavano verso i blocchi secondo schemi operativi tipici della ‘guerriglia urbana’, con azioni a elastico, eseguite contestualmente su più fronti, danneggiando cose e creando una cortina fumosa funzionale a superare i reparti schierati a difesa del presidio avuto di mira”.

(photo credit: ‘eroi senza gloria’/fb)

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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