Stangata sui giornalisti del Washington Post: in 300 licenziati in tronco. Il quotidiano, acquisito da Jeff Bezos nel 2013, ha annunciato un pesante piano di ristrutturazione
È caos al Washington Post. Il quotidiano, acquisito da Jeff Bezos nel 2013, ha annunciato un pesante piano di licenziamenti, che di fatto metterà alla porta 300 dipendenti su 800, circa un terzo dell’organico. I tagli, che non si limiteranno alla redazione principale, vedranno la chiusura totale della sezione sportiva e quella dei libri, mentre le redazioni locali e internazionali subiranno un significativo ridimensionamento. Cancellato anche il podcast quotidiano ‘Post Reports’.
La manovra, definita come “un assetto strategico”, è stata annunciata ai dipendenti ieri mattina, in videoconferenza, dal direttore esecutivo Matt Murray. A tutti i lavoratori, infatti, era stato detto di “rimanere a casa”. Secondo la Cnn, Murray avrebbe affermato che “questa ristrutturazione contribuirà a garantire il nostro futuro al servizio della nostra missione giornalistica e ci garantirà stabilità per il futuro”. E ancora: “Ci concentreremo su aree che dimostrano autorevolezza, unicità e impatto e che trovano riscontro nei lettori: politica, affari nazionali, persone, potere e tendenze; sicurezza nazionale a Washington e all’estero; forze che plasmano il futuro, tra cui scienza, salute, medicina, tecnologia, clima e affari; giornalismo che incoraggia le persone ad agire, dai consigli al benessere; indagini rivelatrici; e ciò che cattura l’attenzione nella cultura, online e nella vita quotidiana”.
L’ENDORSEMENT RITIRATO PER KAMALA HARRIS
Negli ultimi tempi, il Washington Post, stava affrontando una fase di stagnazione degli abbonamenti digitali dovuta ad una crescente competitività del mercato dei media, in cui si sono inseriti i social media e l’intelligenza artificiale. Ma non solo. A limitare l’accrescimento di lettori paganti e a far fuggire i lettori storici, pare abbia contribuito anche altro. L’ex caporedattore del Post Marty Baron, che ha definito quello di ieri come “uno dei giorni più bui nella storia del giornale”, ha puntato il dito direttamente contro Bezos, colpevole a suo dire, di aver deciso di ritirare l’appoggio alla democratica Kamala Harris durante le elezioni presidenziali del 2024, poi vinte da Donald Trump. Il Washington Post, era schierato da decenni con i candidati democratici ma il nuovo proprietario in quell’occasione decise che “gli endorsement presidenziali non servono a far pendere l’ago della bilancia di un’elezione”. Una scelta amara, che seppur indipendente dalle attività della redazione, portò alla cancellazioni di circa 200mila abbonati, danneggiando i profitti del Post.
LE PAROLE DI DON GRAHAM
Don Graham, la cui famiglia è stata proprietaria del Washington Post per 80 anni, ieri ha pubblicato su Facebook un toccante post per la sezione sportiva del giornale: “È una brutta giornata.
Mi dispiace che così tanti eccellenti giornalisti e redattori – e vecchi amici – stiano perdendo il lavoro. La mia prima preoccupazione è per loro; farò tutto il possibile per aiutarli. Dovrò imparare un nuovo modo di leggere il giornale, visto che ho iniziato con la pagina sportiva dalla fine degli anni ’40. Vorrò sempre che il Washington Post abbia successo, e anche voi dovreste farlo. Fa la differenza. Il giornale ha un altro redattore forte e autorevole, Matt Murray. E ha ancora uno staff fantastico”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

