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Lipedema: non è un problema estetico ma una patologia

La malattia cronica del tessuto connettivo che colpisce prevalentemente le donne è dannosa e invalidante se non correttamente diagnosticata e curata

L’OMS ha inserito il lipedema soltanto nel 2022 nella classifica internazionale delle malattie (ICD 11). È ancora poco conosciuto dal personale sanitario e ad oggi non è presente nei corsi di laurea in ambito sanitario, se non diagnosticato da veri specialisti il lipedema può essere confuso con il linfedema (anche questa una patologia cronica), con l’obesità o il sovrappeso, con la PEFS, pannicolopatia ematofibrosclerotica (la comune cellulite), con la malattia venosa cronica e la fibromialgia. Tutte patologie che, tra l’altro, possono coesistere ed influenzarsi a vicenda. Riconoscere i sintomi e curarsi è fondamentale.

Ma che cos’è il lipedema?

È una malattia del tessuto connettivo che si caratterizza per essere una patologia cronica, degenerativa e potenzialmente progressiva. Chiamata comunemente “gambe grosse”, per l’evidenza antiestetica che produce su bacino, cosce, gambe e talora braccia, è formata da un accumulo anomalo, bilaterale e simmetrico di grasso sottocutaneo nodulare e fibrotico, spesso dolente e associato a edema ed infiammazione sistemica di basso grado che interessa gli arti risparmiando piedi e mani. Strettamente associata a squilibri ormonali, in particolare agli estrogeni, motivo per cui interessa quasi esclusivamente la popolazione femminile.

Il lipedema ha una forte componente genetica

Trattandosi di una patologia spesso associata ad altre ha un impatto negativo sulla qualità di vita, sia sul piano fisico sia psicologico. Di fondamentale importanza è il trattamento precoce e tempestivo del lipedema che consente di evitare la progressione della malattia, di controllarne la sintomatologia, di prevenirne le complicanze e, soprattutto, di aumentare la qualità di vita dei pazienti.

Solo le terapie integrative consentono la migliore gestione della patologia, l’approccio multidisciplinare è alla base dei protocolli terapeutici specifici che, secondo necessità, possono prevedere, bendaggio elastocompressivo, elastocompressione, piano alimentare di attacco, correzione di eventuali patologie associate come obesità e disbiosi, istruzione alla nutrizione corretta. Sul piano fisioterapico e chinesiologo si ricorre a drenaggio e massaggio profondo manuale, pressoterapia, scarico linfatico, massaggio miofasciale, piani di allenamento per lo sviluppo della muscolatura, piano di allenamento per favorire il drenaggio dei liquidi stagnanti, piano di supporto in caso di iperlassità ligamentosa associata.

Nell’equipe, il posturologo e il podologo intervengono nella correzione di alterazioni posturali e dell’appoggio plantare, nella correzione del passo, nella prescrizione della calzatura adeguata. Fondamentale il supporto psicologico al dolore fisico ed emotivo e il supporto per l’accettazione della malattia cronica.

Dalle parole del Dr. Giovanni Gravina, Endocrinologo, i consigli per riconoscere i sintomi e le indicazioni terapeutiche principali e generali: “I sintomi e le caratteristiche cui prestare attenzione sono gli accumuli di grasso su cosce, gambe e bacino, meno frequentemente sulle braccia. Occorre verificare se questo grasso al tatto dia la sensazione di essere composto da “pallini” o “noduli” e che il dolore in prossimità di questi accumuli sia spontaneo e che aumenti facendo pressione. Un altro sintomo o fattore significativo è quello di una risposta negativa alla dieta: chi è affetto da lipedema dimagrisce ovunque ma non dimagrisce affatto nelle aree bersaglio della patologia. L’approccio terapeutico è necessariamente multidisciplinare poiché deve tenere conto delle differenti esigenze di trattamento. Sul piano terapeutico, trattandosi di una condizione cronica che non deve essere trascurata, la terapia dovrà essere effettuata tutti i giorni dell’anno. È necessaria una dieta specifica antinfiammatoria, un’attività fisica costante che preveda una base di rinforzo muscolare e una parte di attività aerobica ma che non sia impattante, la corsa, ad esempio, non va bene perché ha una fase di “volo” che impatta e non è affatto indicata nella gestione del lipedema. Inoltre, è fondamentale la fisioterapia con il massaggio connettivale, anche coadiuvato da macchinari specifici, che riduce in quantità e dimensione il tessuto connettivo.”

Per rispondere alle esigenze delle pazienti e dei pazienti la Casa di Cura San Rossore di Pisa ha istituito il Centro Lipedema diretto dal Dott. Roberto Di Mitri e dal Dottor Giovanni Gravina. Lo staff multidisciplinare include l’ Endocrinologo Dr. Giovanni Gravina; il Chirurgo Vascolare Dr Roberto Di Mitri; la Flebologa e Ozono terapista Dr.ssa Costanza Martelli; il Chirurgo Generale e Flebologo Dr. Marcello Bernardini; i Fisioterapisti Dr. Giovanni Santarelli e Dr. Simone Casarosa; la Psicologa, Psicoterapeuta e Sessuologa Dr.ssa Ilaria Genovesi; le Biologhe Nutrizioniste Dr.ssa Lucia Auletta e Dr.ssa Martina Francesconi; il Podologo Dr. Walter Bergamini.

La complessità di questa patologia si evince anche secondo la classificazione di Meier-Vollrath che del lipedema vede cinque tipologie, così composte: il Tipo 1 che presenta aumento del deposito di grasso nei glutei, fianchi e cosce; il Tipo 2 dove il lipedema si estende alle ginocchia con un cuscinetto adiposo nella zona interna delle ginocchia; il Tipo 3 che vede il lipedema estendersi dalle anche alle caviglie; il Tipo 4 che coinvolge gli arti superiori (braccia, eventualmente avambraccio); il Tipo 5 che interessa solo la parte inferiore delle gambe. Nella maggior parte dei casi si trovano uniti il Tipo 2+4 e il Tipo 3+4.

La stadiazione, invece, prende in esame l’aspetto della cute e degli accumuli adiposi e si riconoscono, lo stadio 1, dove la superficie cutanea è normale e il tessuto adiposo sottocutaneo ha una consistenza soffice con piccoli noduli palpabili; lo stadio 2, dove la superficie cutanea diventa irregolare e dura con l’aumentare della struttura nodulare del tessuto adiposo sottocutaneo (grandi noduli); lo stadio 3, con la superficie cutanea che appare deformata con lobuli; i noduli sono apprezzabili visivamente e distinti dal tessuto circostante alla palpazione.

Un’ulteriore descrizione del lipedema distingue la variante colonnare in cui il tessuto è omogeneamente aumentato su tutto l’arto dalla variante lobare in cui il tessuto è distribuito in grossi lobuli di adipe che creano visivamente protuberanze anche molto voluminose spesso in corrispondenza delle articolazioni con possibile conseguente difficoltà motoria del paziente.

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