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“Non Voglio Niente Di Più” apre il 2026 dei Ferrinis

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“Non Voglio Niente Di Più” apre il 2026 dei Ferrinis riabilitando l’errore e segnando il passaggio definitivo verso un pop d’autore più adulto e consapevole

Un appartamento, giorni che si somigliano, una vita che resta chiusa dentro spazi troppo piccoli per contenere il pensiero. Poi, un treno: non una fuga, ma una scelta, quella che subentra quando si smette di chiedere altro. Con “Non Voglio Niente Di Più”, primo singolo del 2026, i Ferrinis aprono l’anno fermando la corsa alla sofferenza come requisito di credibilità nel pop.

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Negli ultimi anni, una parte consistente della narrazione musicale ha legato il proprio statuto di legittimità sull’esposizione continua del disagio. L’inquietudine ha assunto i tratti di una categoria merceologica: se non c’è tormento, se non c’è una forma di autodistruzione, sembra non esserci racconto. Maicol e Mattia Ferrini intervengono in questo automatismo scegliendo la direzione opposta: dichiarare l’appagamento come riabilitazione della contentezza anche nella musica. “Non voglio niente di più” interrompe il dogma della performance continua e introduce una tregua in un linguaggio che raramente se la concede.

I due fratelli forlivesi decidono di non assecondare il feticismo della sofferenza permanente, proponendo un’intesa fondata sulla sufficienza anziché sull’eccesso come prerequisito espressivo. L’incipit del testo vira dall’iperbole per affidarsi a una precisione quasi topografica. L’appartamento diventa così il perimetro di una condizione di stasi che non è pace, ma compressione. È il luogo di un tempo fermo, dove la vita ristagna in attesa di una decisione che non ha nulla di spettacolare, ma tutto di necessario. Il treno che segue, invece di promettere la fuga verso un altrove ideale, rappresenta l’assunzione di un vettore. «Ma per fortuna ho preso quel treno che mi ha portato via», indica infatti il superamento di un punto di attrito dove restare fermi ha iniziato a costare più che partire. Una necessità logistica del cuore che rinuncia al romanticismo per aderire alla realtà.

La destituzione del controllo, in un sistema sociale ossessionato dalla prestazione e dalla rettifica costante dell’errore, non viene rivendicata ma praticata: «Io non perdevo mai il controllo per non fare un altro errore». Perché il controllo, quando diventa difesa permanente, smette di essere una virtù.

I Ferrinis ripristinano l’istinto, ma non come impulso cieco, bensì come bussola possibile. È il passaggio cruciale dal vivere sotto la minaccia del fallimento al diritto di sbagliare direzione, purché sia la propria.

L’incontro con l’altro, dunque, perde ogni funzione salvifica o correttiva. Non serve a colmare lacune, né a perfezionare l’identità. Serve a sospendere la contrattazione continua con l’assenza. Quando si trova un baricentro, il “di più” smette di essere un’ambizione.

Questa tregua dialoga con il presente in modo rigoroso, opponendo alla sovrapproduzione di bisogni indotti la dignità della sufficienza.

Sul piano della traiettoria artistica, la metafora del passato come «vinile graffiato» non è concessione alla nostalgia, ma una linea di demarcazione. Il suono di ieri ritorna come ricordo sbiadito, ma non detta più il tempo della composizione. I Ferrinis chiudono la porta alla spensieratezza degli esordi per approdare a un pop d’autore più adulto, più consapevole, che si sottrae all’intensità continua come modello espressivo.

«Abbiamo scritto “Non Voglio Niente Di Più” nell’istante in cui ci siamo accorti che recitare una parte era diventato estenuante – dichiarano i Ferrinis –. C’è una forma di vertigine nel fidarsi dell’istinto quando tutto intorno ti chiede di essere conforme a un’aspettativa. È il momento in cui smetti di chiedere alla vita di assomigliare a un modello esterno e accetti il tuo punto di equilibrio.»

Un punto di equilibrio che trova forma nel ritornello del brano: «Non voglio niente di più di quello che mi dai». Non una promessa di eternità, ma una constatazione di stabilità.

In un contesto di accumulo identitario e bulimia narrativa che spinge a desiderare sempre altro, i Ferrinis rivendicano la capacità di riconoscere quando qualcosa ci basta. E la responsabilità di rimanere fedeli a quel limite. “Non Voglio Niente Di Più”, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Samuele Apperti, mostra un’altra possibilità: restare dove si è deciso di stare.

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