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“La mia brutta abitudine” in scena al Teatro Ivelise

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La mia brutta abitudine, spettacolo scritto da Antonio Mocciola e diretto da Danny Di Diomede, porta in scena una rilettura intensa delluniverso di Yukio Mishima

Cosa significa crescere in una società che impone ruoli, identità e desideri accettabili? E quale prezzo si paga quando il corpo e limmaginazione rifiutano di obbedire?

La mia brutta abitudine, spettacolo scritto da Antonio Mocciola e diretto da Danny Di Diomede, affronta queste domande senza mediazioni, portando in scena una rilettura intensa delluniverso di Yukio Mishima, ispirata al suo romanzo autobiografico “Confessioni di una maschera”.

Lo spettacolo va in scena al Teatro Ivelise di Roma (Via Capo d’Africa 8/12)

domenica 25 gennaio alle ore 19:00.

Nel testo di Mishima la brutta abitudinenon viene mai nominata esplicitamente. Eppure lomosessualità, vissuta come colpa e ossessione, emerge con forza insieme a un disagio esistenziale di sconcertante sincerità. È proprio questo non detto, questo vuoto carico di tensione, che lo spettacolo sceglie di abitare, trasformandolo in materia scenica viva.

In scena Salvo Lupo e Francesca Minotto danno corpo a una coppia imprigionata in un equilibrio fragile e doloroso. Lui, incapace di accettare il proprio desiderio, tenta di disciplinarlo attraverso il sacrificio, la mortificazione e lideologia. Lei, Sonoko, incarna invece una grazia trattenuta, quasi rituale: una donna che ama, che si adatta, che prova a entrare nel mondo del marito senza mai smettere di essere delicata, fino ad arrendersi davanti a un immaginario maschile che non le lascia spazio.

La regia di Danny Di Diomede costruisce un dispositivo scenico poetico e tagliente, in cui il corpo diventa campo di battaglia tra eros e controllo, tra pulsione e maschera sociale. Le musiche di Andrea Causapruna, sospese tra tradizione nipponica e suggestioni contemporanee, dialogano con i rumori della Seconda guerra mondiale, evocando un Giappone ferito e disciplinato, in cui la morte e il sacrificio assumono una valenza quasi estetica.

La mia brutta abitudine non è solo il racconto di unidentità repressa, ma anche quello di una relazione asimmetrica, in cui lamore diventa resistenza silenziosa e il dolore una forma di sopravvivenza. Uno spettacolo che interroga lo spettatore sul senso delle maschere che continuiamo a indossare e su quanto sarebbe, forse, più umano e meno violento un mondo in cui fosse possibile essere semplicemente ciò che si è.

⚠️ Lo spettacolo contiene nudi e contenuti espliciti ed è vietato ai minori di 18 anni.

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