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Declassamento del lupo a specie protetta, il regolamento entra in vigore

In Italia presenti 3.300 lupi, per qualcuno sono troppi. Regione Piemonte e Uncem chiedono un Piano Lupo, Coldiretti: "Proteggere gli allevamenti"

Entra in vigore il regolamento sul declassamento del lupo a specie protetta: “Ma non è via libera ad abbattimenti indiscriminati”

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell’Ambiente che modifica gli allegati del Dpr 357/1997, il regolamento che attua in Italia la Direttiva Habitat.

E così, con questo provvedimento, il lupo viene spostato dall’Allegato D, che prevede una protezione rigorosa, all’Allegato E che include le specie per cui possono essere previste misure di gestione e di prelievo meno rigorose.

Si tratta del passaggio formale con cui l’Italia recepisce il declassamento del lupo da super-protetto a solo protetto nel quadro delle normative europee. Ma, avvisa l’associazione “Io non ho paura del lupo”, ciò “non significa il via libera ad abbattimenti indiscriminati, né che il lupo diventi una specie cacciabile. La normativa europea prevede infatti che qualsiasi intervento sia compatibile con il mantenimento della specie in uno stato di conservazione soddisfacente e che sia dunque fondato su una conoscenza solida e aggiornata della popolazione di lupo”.

I NUMERI

E’ stato anche pubblicato un decreto che fissa il “tasso massimo annuo di prelievo”, ripartito per Regioni e Province autonome. Quest’anno in Italia potranno essere abbattuti in totale 160 lupi a fronte di una popolazione stimata di circa 3.500 esemplari. Questa quota rappresenta un limite massimo teorico, “un tetto di sicurezza entro cui potrebbero collocarsi eventuali autorizzazioni, ma non è un obiettivo da raggiungere e non autorizza da sola alcun intervento”, avvisa ancora l’associazione.

“È fondamentale chiarirlo subito: il lupo non diventa una specie cacciabile e non partono automaticamente gli abbattimenti”, spiega ‘Io non ho paura del lupo’, da 10 anni impegnata nel favorire la coesistenza con il grande predatore.

“Il vero nodo da sciogliere”, secondo l’Associazione, “non è tanto il declassamento in sé, quanto l’assenza di un quadro nazionale chiaro. Senza un adeguamento della legge 157/92, per la quale il lupo è ancora una specie particolarmente protetta, senza criteri di monitoraggio condivisi e un piano nazionale di gestione e conservazione del lupo, qualunque decisione rischia di essere fragile dal punto di vista legale e di alimentare contenziosi e conflitti invece di risolverli”. Un secondo problema è il monitoraggio.

“Oggi molte Regioni hanno ancora a disposizione pochissimi dati sulle proprie popolazioni di lupo”, sottolinea l’associazione. “Lo dimostra anche il recente studio sulla mortalità del lupo in Italia, che abbiamo condotto e pubblicato di recente basandoci sui dati istituzionali disponibili: in molte aree il monitoraggio è frammentario o assente, disomogeneo o fermo a diversi anni fa. Senza dati solidi su consistenza, distribuzione e mortalità reale, è impossibile parlare seriamente della gestione di una specie”. E allora, l’associazione ribadisce che la “vera priorità è e deve restare la prevenzione. Il lupo è tornato per restare: pensare di governare questa presenza solo con strumenti repressivi o emergenziali è illusorio. Oggi più che mai servono investimenti strutturali sulla prevenzione dei conflitti: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, assistenza tecnica agli allevatori, nuove tecnologie, informazione sul territorio sulle buone pratiche di coesistenza”.

La modifica degli allegati sullo status di protezione del lupo, “è un passaggio che imprime una direzione chiara, ma non cambia automaticamente la realtà sul territorio”, conclude ‘Io non ho paura del lupo’.

E conclude: “La partita vera si gioca su tre elementi: chiarezza normativa, qualità del monitoraggio e capacità di intervento tempestivo nei rari casi realmente critici per la sicurezza. Senza queste basi, il rischio concreto è che aumentino solo le battaglie legali e la confusione, mentre i problemi reali di convivenza restino irrisolti. Da troppo tempo il tema lupo viene utilizzato come terreno di scontro politico e strumento di propaganda, mentre servirebbero al contrario scelte responsabili e basate sui dati. La sfida non dovrebbe essere ideologica, ma pratica: costruire strumenti efficaci per ridurre i conflitti, sostenere chi vive e lavora nelle aree rurali e rendere la presenza del lupo compatibile con le attività umane. È su questo terreno che si gioca davvero la tutela della specie e la sostenibilità del lavoro degli allevatori”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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