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Bristol Myers Squibb si prepara ad affrontare una fase di accelerazione strategica

Bristol Myers Squibb ha siglato una partnership da quasi 2 miliardi di dollari con GentiBio per sviluppare terapie Treg per i pazienti affetti da IBD

Christopher Boerner, CEO & Chairman di Bristol Myers Squibb (BMS), ha spiegato che nel 2026 l’azienda si prepara ad affrontare una fase di accelerazione strategica

Nella sua presentazione alla JP Morgan Healthcare conference, Christopher Boerner, CEO & Chairman di Bristol Myers Squibb (BMS), ha spiegato che nel 2026 l’azienda si prepara ad affrontare una fase di accelerazione strategica, costruita sui progressi operativi, scientifici e finanziari conseguiti negli ultimi anni.

I piani per il nuovo anno riflettono una visione di crescita di lungo periodo fondata su un portafoglio sempre più giovane e diversificato, su una pipeline ampia e profonda e su una disciplina finanziaria che garantisce flessibilità e capacità di investimento. Boerner ha delineato una strategia di crescita che intreccia rigore scientifico, focalizzazione sulle malattie gravi e un’elevata densità di sviluppo clinico. Il messaggio centrale è la costruzione di una biofarmaceutica “built for growth”, capace di sostenere un’espansione strutturale oltre il 2030 attraverso una pipeline ampia, diversificata e orientata a terapie potenzialmente trasformazionali.

Nel 2025 l’azienda ha fatto progressi significativi su diversi fronti e il fatturato dei farmaci con potenziale di crescita, progettato per includere più prodotti differenziati in una fase relativamente precoce del loro ciclo di vita e quindi con un lungo potenziale di crescita davanti, nei primi nove mesi dell’anno. è aumentato del 17%.

Quattro prodotti di questo portafoglio stanno già realizzando vendite annue superiori a un miliardo di dollari ciascuno: Opdualag nel melanoma avanzato (una terapia immuno-oncologica di combinazione costituita dall’associazione a dose fissa di nivolumab e relatlimab, un anticorpo monoclonale anti–LAG-3), Breyanzi nei linfomi a cellule B aggressivi (lisocabtagene maraleucel, una CAR-T diretto contro l’antigene CD19, espresso sulla superficie delle cellule B maligne), Camzyos per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (mavacamten, un inibitore selettivo della miosina cardiaca), e Reblozyl per l’anemia cronica associata a specifiche patologie ematologiche (luspatercept, un biologico che agisce come ligando trappola del TGF-β), che sta annualizzando oltre 2 miliardi di dollari di vendite.

Importanti potenzialità nelle neuroscienze, cardiovascolare, immunologia e oncologia
Il 2025 ha portato anche progressi importanti nella pipeline, che è stata rafforzata con operazioni strategiche di business development, rese possibili da una continua disciplina finanziaria, con un percorso che include una revisione profonda delle modalità operative e un utilizzo esteso della tecnologia, inclusa l’intelligenza artificiale. L’azienda ha chiuso l’anno con un bilancio solido, è stato ridotto il debito (contratto a suo tempo per l’acquisizione di Celgene) , raggiungendo in anticipo l’obiettivo di riduzione da 10 miliardi di dollari.

Il 2026 sarà un anno molto intenso su diversi fronti, in particolare per l’ampiezza e la profondità della pipeline.
Nelle neuroscienze, Cobenfy (una combinazione a dose fissa di xanomeline e cloruro di trospio) è stato approvato poco più di un anno fa come il primo nuovo meccanismo d’azione per il trattamento della schizofrenia dopo decenni. Nella psicosi associata alla malattia di Alzheimer sono attesi i risultati degli studi pivotal ADEPT-1, 2 e 4. Si tratta di una condizione devastante, al punto che fino al 40% dei pazienti con Alzheimer manifesta sintomi psicotici, con opzioni terapeutiche molto limitate. Bristol sta inoltre sviluppando programmi per l’agitazione e il declino cognitivo nell’Alzheimer, il disturbo bipolare di tipo I e l’irritabilità nell’autismo.

Complessivamente, i pazienti eligibili al farmaco nelle nuove indicazioni solo circa 10  milioni.

Nell’area cardiovascolare Milvexian, un inibitore del Fattore XIa, punta a ridurre il rischio trombotico mantenendo una protezione emostatica più fisiologica, con un potenziale minor rischio di sanguinamento rispetto agli anticoagulanti tradizionali. Il razionale è colpire una via chiave della trombosi patologica senza interferire in modo significativo con l’emostasi normale.

È in una posizione unica per diventare l’unico inibitore orale del Fattore XIa indicato nella fibrillazione atriale e, potenzialmente, un trattamento best-in-class nella prevenzione secondaria dell’ictus, un ambito in cui oggi gli anticoagulanti non sono approvati.

I risultati di fase III per entrambe le indicazioni dovrebbero essere condivisi nella seconda metà dell’anno.
E’ in sviluppo avanzato nella prevenzione secondaria dell’ictus e nella fibrillazione atriale. I risultati di fase III per entrambe le indicazioni sono attesi nella seconda metà del 2026.

In immunologia, Admilparant potrebbe ridefinire lo standard of care nella fibrosi polmonare idiopatica (IPF) e nella fibrosi polmonare progressiva (PPF). Il farmaco agisce come antagonista selettivo del recettore dell’orexina-1 (OX1R) a livello del tessuto polmonare, in particolare nelle cellule coinvolte nella risposta fibrotica, come fibroblasti e miofibroblasti. Bloccando questo recettore, riduce i segnali pro-fibrotici mediati dall’orexina, attenuando l’attivazione dei fibroblasti e limitando l’accumulo patologico di tessuto fibroso nel polmone. La selettività per OX1R, che consente di interferire con i meccanismi fibrotici senza agire sul recettore OX2R, responsabile della regolazione del ciclo sonno-veglia, suggerisce un potenziale vantaggio in termini di tollerabilità rispetto ad altri approcci che potrebbero causare sedazione o alterazioni dello stato di vigilanza, un aspetto particolarmente importante in pazienti con malattie respiratorie croniche. Si prevede di condividere i risultati di fase III nell’IPF nel 2026, seguiti dai dati nella PPF all’inizio del 2027.

In oncologia, in collaborazione con BioNTech, è in sviluppo Pumitamig, un anticorpo monoclonale bispecifico sperimentale per il trattamento di diversi tumori solidi. È progettato per colpire simultaneamente PD-L1 e VEGF, combinando in un’unica molecola l’inibizione del checkpoint immunitario e il blocco dell’angiogenesi tumorale, con un duplice meccanismo che mira a potenziare la risposta immunitaria antitumorale, riducendo al contempo l’ambiente immunosoppressivo e vascolare che favorisce la crescita del tumore.

Pumitamig è ritenuto in grado di ridefinire lo standard di cura in diversi tipi di tumore. La strategia di sviluppo ne prevede il posizionamento come primo o secondo entrant in ciascuna delle indicazioni target. Entro la fine dell’anno è previsto l’avvio di tre nuovi studi registrativi, tra cui l’estensione in due indicazioni nel carcinoma polmonare non a piccole cellule e uno studio nel carcinoma testa-collo.

Parallelamente, prosegue lo sviluppo di combinazioni innovative in fase precoce, comprese quelle con anticorpi farmaco-coniugati (ADC) – come l’ADC iza-bren sviluppato con SystImmune – con altre terapie di immuno-oncologia, tra cui l’immunoterapia oncologica a mRNA di BioNTech, e con nuove terapie target, incluso uno studio che combina pumitamig con un inibitore di PRMT5.

In ematologia, iberdomide e mezigdomide, due CELMoD (Cereblon E3 Ligase Modulators) orali per il trattamento del mieloma multiplo, sulla base dei dati disponibili potrebbero diventare degli standard of care.

CELMoD (Cereblon E3 Ligase Modulators) sono farmaci orali che modulano la proteina cereblon (CRBN), componente di un complesso cellulare chiamato E3 ubiquitin ligasi (CRL4^CRBN). In pratica “riprogrammano” questo complesso per marcare alcune proteine bersaglio con ubiquitina e farle degradare dal proteasoma. Sono considerati un’evoluzione degli IMiD (immunomodulanti) classici (talidomide, lenalidomide, pomalidomide) e sono progettati per essere più potenti e più mirati nel “guidare” cereblon verso la degradazione di specifici bersagli.

Iberdomide è sviluppato soprattutto per il mieloma multiplo e per malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico, con l’obiettivo di ottenere un’attività più potente e mirata rispetto agli immunomodulanti tradizionali, mantenendo un profilo di tollerabilità favorevole.
Ha già mostrato un miglioramento significativo nei tassi di negatività della MRD ed entro l’anno sono attesi i dati di PFS

Mezigdomide: un altro farmaco immunomodulante alla classe dei CELMoD, sviluppato principalmente per il trattamento del mieloma multiplo e progettato per superare le resistenze terapeutiche e offrire un’opzione efficace nei pazienti con mieloma multiplo fortemente pretrattati. Legandosi a cereblon, induce una degradazione più potente e selettiva di fattori di trascrizione chiave come Ikaros e Aiolos, fondamentali per la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule plasmacellulari maligne. Grazie a questo meccanismo, mezigdomide esercita una marcata attività antitumorale e immunostimolante, potenziando anche la funzione delle cellule T e delle cellule NK.

Arlo-cel: una terapia cellulare CAR-T sperimentale sviluppata per il trattamento di neoplasie ematologiche, in particolare il mieloma multiplo, con l’obiettivo di ottenere un’elevata attività antitumorale anche in pazienti con malattia avanzata o resistente alle terapie standard, mantenendo al contempo un profilo di sicurezza gestibile.

RYZ101: una terapia radioligandica sperimentale sviluppata per il trattamento dei tumori neuroendocrini gastro-entero-pancreatici (GEP-NET), in particolare quelli positivi ai recettori della somatostatina. Si tratta di un analogo della somatostatina marcato con un radioisotopo terapeutico progettato per legarsi in modo selettivo ai recettori della somatostatina espressi sulla superficie delle cellule tumorali. Una volta legato, RYZ101 rilascia radiazioni citotossiche direttamente all’interno del tumore, determinando danno al DNA e morte cellulare, con un’esposizione relativamente limitata dei tessuti sani circostanti.

Sebbene nel corso di quest’anno siano attesi dati clinici per ciascuno di questi programmi, tali asset fanno parte di un bacino di catalizzatori molto più ampio, che offre numerose opportunità di successo su nuove molecole, estensioni di ciclo di vita e programmi chiave in fase precoce.

Nel solo 2026 sono attesi dati registrativi per sei potenziali nuovi prodotti – milvexian, admilparant, iberdomide, mezigdomide, arlo-cel e RYZ101 – oltre a importanti risultati per l’estensione delle indicazioni per Sotyktu (Lupus) e Cobenfy, menzionato prima.

La maggior parte di questi readout è prevista nella seconda metà dell’anno. Pur rimanendo necessario attendere la conferma dei dati clinici, l’insieme delle evidenze disponibili finora su questi programmi sostiene un elevato livello di attesa per i risultati imminenti, sui quali verranno forniti aggiornamenti progressivi. È inoltre rilevante sottolineare che ulteriori readout chiave sono previsti anche oltre il 2026, delineando un’ondata di potenziali lanci che si estenderà fino alla fine del decennio.

Si tratta di una fase particolarmente ricca di dati, con il potenziale di oltre 10 nuovi farmaci e più di 30 opportunità di lancio clinicamente e commercialmente rilevanti entro il 2030. Questi lanci rappresentano nuovi driver di crescita che si aggiungono alle solide performance già osservate nel portafoglio esistente e ampliano la presenza commerciale in tutte le principali aree terapeutiche. Nel loro insieme, tali elementi configurano un portafoglio più giovane e maggiormente diversificato, in grado di fornire una base solida per una crescita sostenibile verso il 2030 e oltre, obiettivo strategico di lungo termine dell’azienda.

Rafforzamento della ricerca e sviluppo
Il raggiungimento di questi obiettivi richiede un’organizzazione di R&D non solo capace di individuare ambiti scientifici promettenti, ma anche in grado di tradurre in modo sistematico la ricerca in nuovi farmaci con la più elevata probabilità di successo clinico e regolatorio. In questo contesto si inserisce la nomina, avvenuta lo scorso anno, di Cristian Massacesi come Chief Medical Officer e responsabile dello sviluppo. Sotto la sua guida, l’approccio allo sviluppo clinico è stato riorientato su tre assi fondamentali: qualità scientifica, eccellenza esecutiva e creazione di valore.

Sul fronte scientifico, la priorità rimane concentrata su aree terapeutiche ben conosciute, con l’obiettivo di costruire profondità e leadership nei principali ambiti di intervento. In termini di esecuzione, sono state introdotte misure volte ad aumentare la probabilità di successo, attraverso un maggiore rigore nella progettazione e nella conduzione degli studi clinici, oltre all’impiego di intelligenza artificiale e machine learning per accelerare i processi di sviluppo. Infine, sul piano del valore, permane una disciplina rigorosa nella selezione dei programmi, privilegiando quelli caratterizzati da una forte differenziazione scientifica e da un rilevante potenziale commerciale, un orientamento destinato a proseguire nel tempo.

Boerner ha concluso il suo intervento sottolineando come negli ultimi tre anni l’azienda ha rafforzato in modo significativo l’esecuzione operativa su tutta l’organizzazione, con l’obiettivo di allocare le risorse verso la migliore scienza disponibile e aumentare la probabilità di successo nello sviluppo di nuovi farmaci ad alto valore clinico.

In questo periodo, sono stati distribuiti agli azionisti oltre 22 miliardi di dollari e il dividendo è cresciuto per 17 anni consecutivi. Parallelamente, l’azienda ha continuato a rafforzare il proprio profilo scientifico attraverso operazioni di business development, completando acquisizioni e partnership per circa 30 miliardi di dollari negli ultimi 24 mesi, incluse cinque operazioni nel 2025.

Nel complesso, ha concluso Boerner, l’azienda ha dato seguito agli impegni annunciati, rafforzando l’esecuzione, consolidando la crescita del portafoglio strategico e avanzando una pipeline di asset differenziati. Questa pipeline si avvicina ora a una fase ricca di eventi clinici e regolatori, che potrebbe tradursi in una nuova ondata di lanci e approvazioni fino alla fine del decennio. Il rafforzamento della struttura finanziaria offre oggi maggiore flessibilità strategica e diverse opzioni di creazione di valore, ponendo basi solide per affrontare il 2026 con una visibilità operativa e strategica rafforzata.

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