Figlio di un elettricista, fin da bambino Valentino Garavani, morto a 93 anni, sognava di creare abiti di tulle per le dive che vedeva in tv: ha creato un impero della moda
Era figlio di un elettricista, Valentino, eppure è diventato icona di moda in tutto il mondo. Simbolo di eleganza indiscussa, indossato di anno in anno dalle star di Hollywood e da personalità importanti di ogni settore. La sua carriera strepitosa è cosa nota: partito da zero (nato a Voghera, in provincia di Pavia, l’11 maggio 1932), Valentino Garavani è riuscito a portare avanti per 45 anni (e oltre) uno dei brand più lussuosi al mondo.
Ha raccontato di essere stato interessato al disegno fin da bambino: “Avevo dodici anni quando vidi sullo schermo le attrici Lana Turner, Judy Garland, Hedy Lamarr. Ne rimasi così estasiato che decisi di creare abiti per donne belle come loro. Donne, che oggi troverei ‘da rivista’. Però sognavo quelle lamine d’argento, quegli strascichi di tulle, che mi facevano capire che dovevo vestire le donne, le dive più belle del mondo”, ha raccontato in una delle tante interviste.
Dopo aver fatto la Scuola di figurino a Milano (studiando il francese), Valentino ha mosso i primi passi nel mondo della moda a Parigi (dove studiò all’École de La Chambre Syndicale de la Couture). La fondazione della Valentino risale al 1957, a Roma, quando aveva appena 25 anni. Quella prima azienda andò a finire male, ma poi apre il suo atelier a Roma, in via Condotti, e l’entrata in scena di Giancarlo Giametti gli permise di costruire la ‘maison’ che poi sarebbe diventata quella che tutti conosciamo.
L’esordio al Pitti è datato 1962, la stampa francese in breve tempo lo celebrò come un fenomeno, nel 1967 a 35 anni vinse il premio Neiman Marcus. Lo chiamavano già “imperatore della moda“, come avrebbero continuato a fare per il resto della sua vita. Lui che è rimasto bene o male in prima linea fino alla fine, nonostante il brand sia stato venduto la prima volta nel 1998 alla casa tedesca HDP (e poi al Gruppo Marzotto, al fondo Permira e infine nel 2012 alla società Mayhoola for Investments del Qatar, fino all’attuale situazione in cui la Valentino è partecipata anche dal gruppo Kering al 30%).
Valentino non si è mai del tutto ritirato nell’ombra: l’addio ufficiale al mondo della moda porta la data del 2007 (con un evento all’Ara Pacis, sfilata di Alta Moda a San Pietro, cena di gala al Tempio di Venere e gran gala a Villa Borghese), ma comunque lo stilista faceva capolino alle sfilate, magari in compagnia dei suoi carlini. E i suoi abiti più iconici hanno continuato ad apparire, in versione vintage, agli eventi mondani di moda.
“Ho sempre considerato il mio lavoro come quello di uno scrittore– diceva di sè Valentino- che negli anni racconta solo una storia, quella del suo stile, del quale ogni collezione rappresenta un capitolo. Con tutte le sue emozioni, le sue idee, i suoi motivi. L’aspetto esterno delle cose, il look, può cambiare, ma i protagonisti restano gli stessi, esattamente come le persone e le emozioni che mi hanno sempre ispirato e continuano a ispirarmi”.
E anche: “Una storia con un solo protagonista, dove, mentre la narrazione procede, la moda e i suoi temi si evolvono, ma dietro le pieghe, i ricami e i fiocchi si riconosce sempre la stessa donna. Il titolo di questo libro, Temi e Variazioni, spiega esattamente la mia idea di moda”, si legge nel volume ‘Valentino. Temi e variazioni’ edito da Rizzoli nel 2008.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

