L’Europa potrebbe rispondere ai dazi di Trump con il “bazooka”. Troverà il coraggio di usarlo? L’Anti-Coercion Instrument è stato creato nel 2021 proprio per difendersi dalla coercizione politica esterna
Gli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Ue si sono incontrati a Bruxelles in una riunione di emergenza per fronteggiare la minaccia americana alla Groenlandia. I dazi usati come arma di ricatto commerciale e diplomatico da Trump hanno (ri)messo l’Europa in una posizione di enorme difficoltà: hanno pochissime carte da giocare per contrastarlo, senza subire conseguenze finanziariamente devastanti. I leader europei resistono all’idea di accettare l’acquisizione forzata di un territorio autonomo controllato dalla Danimarca, membro sia della NATO che dell’Unione Europea. Ma l’ossessione di Trump per il possesso dell’isola e la sua retorica sempre più insistente stanno polverizzando le speranze europee che la pacificazione e il dialogo possano funzionare.
I membri del Parlamento europeo hanno annunciato che congeleranno la ratifica dell’accordo commerciale siglato la scorsa estate da Trump e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. E chiedono apertamente ritorsioni commerciali. Sul tavolo c’è l’arma commerciale finale, soprannominata per la sua dirompenza “bazooka”.
Si tratta di una contromisura creata appositamente per difendersi dalla coercizione politica in modo rapido e deciso e, mentre le minacce di Trump si facevano sempre più concrete, molti politici sostengono che questo sia il momento di usarla. Lo strumento – ufficialmente chiamato “strumento anti-coercizione”, Anti-Coercion Instrument (ACI) – potrebbe essere utilizzato per imporre limitazioni alle grandi aziende tecnologiche americane o ad altri fornitori di servizi che svolgono grandi affari nel continente. Ma il suo utilizzo aumenterebbe drasticamente le tensioni transatlantiche.
Il “bazooka” esiste dal 2021, ma finora non è mai stato utilizzato. I leader europei sperano ancora di riuscire a trovare una soluzione. Von der Leyen ha adottato un tono accomodante: “Il dialogo resta essenziale e ci impegniamo a proseguire il processo avviato già la scorsa settimana tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti”, ha scritto sui social. Ma ha anche avvertito che i dazi potrebbero “rischiare di innescare una pericolosa spirale discendente”.
Secondo fonti diplomatiche del Guardian, l’Ue starebbe anche valutando la possibilità di riattivare i dazi doganali da 93 miliardi di euro sui beni statunitensi, introdotti in risposta alle precedenti minacce economiche di Trump, ma sospesi dopo la conclusione di un accordo commerciale tra le due parti la scorsa estate. Le misure imporrebbero dazi su automobili, prodotti industriali, alimenti e bevande statunitensi.
Sabato sera, il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto sui social media che “nessuna intimidazione o minaccia ci influenzerà”. Ulf Kristersson, primo ministro svedese, ha scritto che “non ci lasceremo ricattare”. Persino Keir Starmer e Giorgia Meloni, i due leader europei più vicini a Trump, hanno definito la mossa tariffaria di Trump “completamente sbagliata”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

