UX Research, un mercato da 616 milioni $ (ma l’Italia resta indietro): nasce Fred, la piattaforma made in Italy nata per “salvare” PMI e startup
Si chiama Fred ed è una piattaforma Made in Italy pensata per rendere la UX research accessibile non solo alle big tech ma anche a startup e PMI, riducendo tempi, costi e complessità grazie all’analisi automatizzata dei dati e all’uso dell’intelligenza artificiale.
La UX Research (User Experience Research) è l’insieme dei metodi che permettono alle aziende di capire come le persone utilizzano un prodotto, identificando bisogni, difficoltà, comportamenti ed emozioni. È il processo che consente di trasformare un’idea in un’esperienza realmente utile e competitiva.
Il lancio arriva in una fase di espansione significativa del settore: secondo le principali analisi internazionali, il mercato globale del software per la UX research passerà da 183,8 milioni di dollari a 616,1 milioni entro il 2030, con un tasso di crescita annuo del +11,9%. Una spinta trainata dall’adozione massiva del digitale, dall’ingresso dell’AI nei processi di validazione e dalla necessità per le imprese di ridurre i fallimenti dei prodotti digitali.
Contestualmente, Fred diffonde oggi un report dedicato alla diffusione della UX research in Italia rispetto a Europa, Nord Europa e Stati Uniti: un’analisi che mette in evidenza il forte ritardo del mercato italiano, dove la ricerca con utenti reali è ancora poco praticata, soprattutto nelle PMI, nonostante l’impatto dimostrato sul miglioramento di conversioni, retention e performance di prodotto.
Una piattaforma per ridurre tempi e costi dell’80% in un settore che cresce a doppia cifra
Il funzionamento di Fred si basa sull’esperienza maturata in anni di ricerca applicata: un’unica piattaforma che centralizza la raccolta dei dati comportamentali, l’analisi automatizzata tramite AI, la rilevazione delle emozioni e del sentiment, la generazione degli insight e la produzione dei report finali. Tutti i dati vengono trattati nel rispetto dei più rigorosi standard di privacy: i tester sono completamente anonimi e l’intero processo è protetto da crittografia end-to-end.
Questa integrazione permette di eliminare fasi che in passato richiedevano software diversi e settimane di lavoro manuale: attività che richiedevano 45–50 giorni possono oggi essere completate in una settimana, con un risparmio dell’80%. È un risultato in linea con quanto emerge dal report: oltre l’87% dei team di ricerca opera ormai in modalità remota e più del 50% utilizza strumenti basati su AI per automatizzare trascrizioni, clusterizzazione e analisi statistiche.
Un mercato in accelerazione: +11,9% l’anno e ROI fino al 9.900%
Le dinamiche osservate nella piattaforma riflettono un settore in forte crescita. Il report evidenzia che la UX incide direttamente sulle performance di business: una buona esperienza utente può aumentare le conversioni fino al +400%, mentre l’88% degli utenti abbandona per sempre un sito dopo una singola esperienza negativa. L’investimento nella ricerca UX è inoltre tra i più redditizi nel digitale: ogni euro investito può generare fino a 100 euro di ritorno, pari a un ROI del 9.900%.
“Questi dati spiegano perché le aziende che integrano processi di ricerca continuativa riducono sensibilmente i rischi di fallimento e migliorano metriche chiave come retention, soddisfazione e competitività”, spiega Imre Guaglianone, founder di Fred.
Ed è proprio su questo gap tra un mercato globale maturo e un’Italia dove la UX research è ancora poco diffusa che Fred vuole intervenire, offrendo uno strumento completo, automatizzato e accessibile anche a chi non ha team interni dedicati. “Il nostro obiettivo è portare in Italia una cultura della validazione che all’estero è già standard. Fred permette alle aziende di ottenere dati reali, scientifici e immediati, anche senza team interni di ricerca. E la richiesta internazionale è già forte: per esempio, siamo in dialogo anche con il Ministero dell’Istruzione del Qatar, interessato alla nostra infrastruttura perché garantisce che i dati restino all’interno del Paese, come richiesto dalle loro normative”.
Italia, Nord Europa e Stati Uniti: un divario culturale e tecnologico che frena l’adozione della UX research
Il report pubblicato da Fred evidenzia un divario strutturale tra Italia e mercati più maturi. Nel nostro Paese, solo il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base e appena il 5% delle imprese utilizza strumenti di intelligenza artificiale nei processi interni: due indicatori che spiegano la scarsa diffusione di pratiche avanzate come la UX research. Nel Nord Europa, invece, la quota di cittadini digitalmente competenti varia tra il 66% e l’82%, mentre l’adozione dell’AI nelle imprese raggiunge il 25–27%. Negli Stati Uniti il mercato è ancora più evoluto: il solo segmento della UX research valeva 1,043 miliardi di dollari nel 2021 e arriverà a 3,856 miliardi entro il 2033, sostenuto da una diffusione capillare dei test utente e da forti investimenti corporate.
Queste differenze emergono anche nei numeri di Fred: dei 987 clienti attivi – tra team di aziende come IBM, Zalando, Opera Browser e diverse università europee – solo quattro provengono dall’Italia, mentre la maggior parte arriva dagli Stati Uniti e Nord Europa. Un dato che conferma come l’estero stia già adottando modelli di ricerca data-driven e automatizzata, mentre il mercato italiano resta più legato a intuizioni e processi tradizionali.

