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Superano il test di ammissione a Medicina in Italia ma frequentano corsi in Albania: è polemica

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Passano Medicina a Roma ma studiano in Albania: 9mila euro l’anno, scoppia il caso. Aloisio (M5S): “Disparità di trattamento, il governo chiarisca”

Duecentoventi studenti hanno superato il test di ammissione a Medicina in Italia e sono entrati regolarmente nella graduatoria nazionale. Ma invece di frequentare i corsi a Roma, all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, sono stati assegnati alla sede di Tirana, in Albania, dove il corso è svolto presso l’Università Nostra Signora del Buon Consiglio, ateneo privato convenzionato con l’università italiana.

Il trasferimento comporta per gli studenti il pagamento di rette annuali pari a 9.650 euro, senza la possibilità di usufruire della modulazione in base all’Isee prevista per le università pubbliche italiane. Una condizione che ha acceso la protesta di studenti e famiglie e aperto un caso politico.

PERCHÉ STUDIANO A TIRANA

Il corso di Medicina resta formalmente intestato a Tor Vergata, ma le lezioni si svolgono nel campus albanese, che non rientra nel sistema di contribuzione pubblica italiano. Molti studenti sostengono di non aver compreso, al momento dell’iscrizione, che la sede indicata in graduatoria corrispondesse a un’università privata all’estero e che le tasse sarebbero state così elevate.

IL MOVIMENTO 5 STELLE: “GRAVE E INACCETTABILE”

Sulla vicenda è intervenuta la senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio, che parla di una situazione “grave e inaccettabile”. “Viene presentata come una normale opportunità accademica quella che in realtà si traduce in una tassazione spropositata e in una netta disparità di trattamento rispetto agli studenti che restano a Roma”, afferma Aloisio.

Secondo la senatrice, gli studenti sarebbero stati “ingannati sull’identità del campus e sul costo reale del percorso”, con una conseguente compressione del diritto allo studio, soprattutto per chi non può sostenere spese così elevate.

IL NODO DEL DIRITTO ALLO STUDIO

Il caso ha attirato l’attenzione delle istituzioni. Anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha definito “sbagliata” una tassazione di questo livello per studenti assegnati tramite graduatoria nazionale, chiedendo chiarimenti all’ateneo.

“Non è accettabile che un percorso di Medicina, essenziale per il futuro del sistema sanitario, diventi un onere economico insostenibile”, conclude Aloisio, chiedendo un intervento del governo per fare chiarezza e tutelare i diritti degli studenti coinvolti.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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