La fidanzata di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso a Bologna, parla a Repubblica: “Amava quel lavoro, ma aveva anche paura”
“Alessandro a volte adorava il suo lavoro, ma spesso raccontava di persone pericolose sul treno. Ho un messaggio di una settimana fa in cui mi scrive di essere impazzito per fare pagare il biglietto a tre persone a bordo”. Così a Repubblica Francesca Ballotta, la fidanzata di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso nei pressi della stazione di Bologna lo scorso 5 gennaio. Per il delitto è accusato il 36enne croato Marin Jelenic, fermato a Desenzano del Garda dopo una breve fuga. Aveva con sé due coltelli.
Questa professione “l’aveva scelta perché combaciava tanto con il suo modo di vivere e stava bene con i colleghi, il clima tra di loro era bello. Ma diverse volte, in questi anni, gli era capitato di sentirsi insicuro. Avevano anche tentato di aggredirlo“.
Quel giorno, sono stati proprio i colleghi a chiamare la 27enne. Alessandro era nel suo giorno di riposo: “Mi hanno chiamata subito, sperando in uno sbaglio e che Ambro fosse ancora con me. Eppure era accaduto l’impensabile. In quell’angolino, dove è avvenuto il fatto, ero passata anche io varie volte con lui, mentre andava a lavoro. E ricordo di aver pensato a quanto fosse orrendo e che non avrei mai voluto trovarmi da sola in quel posto“.
Francesca lo aveva visto “Due ore prima dell’omicidio. Avevamo passato tutto il tempo a guardare fotografie del suo paesino d’infanzia, San Giuseppe Vesuviano. Non era mai accaduto prima. Voleva portarmici prima o poi, me lo aveva detto quel giorno. E immaginare quel luogo del sud è stato il nostro ultimo viaggio. Poi mi ha salutato, si è andato a preparare per una cena con amici ed è andato in treno verso Bologna. È lì che l’ho ritrovato”.
Francesca, poi, confessa: “Non riesco nemmeno a pensare all’autore dell’omicidio. So solo che mi ha tolto la persona più importante della mia vita, così, all’improvviso“.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

