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Anti-TNF efficaci per interstiziopatia polmonare associata ad artrite reumatoide

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Interstiziopatia polmonare associata ad artrite reumatoide: studio ha dimostrato che gli anti-TNF possono essere utilizzati al pari degli altri farmaci biologici

Uno studio condotto sui veterani di guerra Usa affetti da interstiziopatia polmonare associata ad artrite reumatoide (ILD-AR), pubblicato su the Lancet Rheumatology, ha dimostrato che gli anti-TNF possono essere utilizzati al pari degli altri farmaci biologici o sintetici a target in questi pazienti, in assenza di differenze negli outcome di trattamento rispetto alle altre terapie reumatologiche.

Tali risultati, pertanto, indicano che non è necessario evitare sistematicamente gli anti-TNF nei pazienti con ILD-AR, in quanto possono rappresentare un’opzione terapeutica valida.

Razionale e disegno dello studio
Gli inibitori del TNF (tumor necrosis factor) sono farmaci biologici ampiamente utilizzati per il trattamento dell’artrite reumatoide (AR), ma il loro impiego nei pazienti con interstiziopatia polmonare associata ad AR (RA-ILD) è controverso per diversi motivi:

1) Possibile peggioramento della malattia polmonare
Alcuni studi e segnalazioni di casi clinici suggeriscono che gli inibitori del TNF possano aggravare o scatenare malattie polmonari interstiziali, comprese forme fibrotiche progressive. Il meccanismo non è del tutto chiaro, ma si ipotizza che l’inibizione del TNF possa alterare il delicato equilibrio del sistema immunitario polmonare, favorendo processi fibrotici o infiammatori.

2) Aumento del rischio di infezioni polmonari
Il TNF ha un ruolo cruciale nella difesa contro le infezioni, in particolare quelle opportunistiche come tubercolosi e polmoniti atipiche. Nei pazienti con ILD-AR, che spesso hanno una funzionalità polmonare compromessa, l’uso di questi farmaci potrebbe aumentare il rischio di infezioni gravi.

3) Dati contrastanti dagli studi clinici
Gli studi sull’effetto degli inibitori del TNF nella ILD-AR hanno prodotto risultati variabili. Alcuni suggeriscono un possibile aumento del rischio di deterioramento polmonare, mentre altri non mostrano un chiaro peggioramento rispetto ad altre terapie. Tuttavia, la mancanza di studi controllati di alta qualità rende difficile trarre conclusioni definitive.

“Dato che i farmaci anti-TNF sono quelli più comunemente utilizzati nell’AR – continuano gli autori del nuovo studio – era fondamentale valutare i loro effetti in questa popolazione di pazienti, che presenta un rischio aumentato di morbilità e mortalità”.

Per confrontare gli outcome nei pazienti con ILD-AR trattati con inibitori del TNF rispetto ad altre terapie biologiche o DMARDts, i ricercatori hanno condotto uno studio di simulazione di un trial clinico utilizzando i dati sanitari dei veterani di guerra Usa.
Su un totale di 1047 pazienti identificati tramite algoritmi validati, i dati di 237 pazienti per ciascun gruppo di trattamento sono stati incrociati, secondo un rapporto 1:1, in base alla tecnica del propensity score matching (età media: 68 anni; 8% donne).
L’outcome primario dello studio era un parametro composito che includeva l’evento letale o quello di ospedalizzazione per problemi respiratori fino a tre anni dall’inizio del trattamento.

Risultati principali
Dopo aver applicato il propensity score matching dei dati dei due gruppi di pazienti (pazienti trattati con anti-TNF vs. pazienti trattati con altri DMARD), non sono state riscontrate differenze significative in termini di rischio di morte e/o ospedalizzazione per problemi respiratori tra i due gruppi di trattamento.

Il rapporto di rischio aggiustato (HR) per il gruppo non-TNF era pari a 1,21 (IC95%: 0,92-1,58), ad indicare l’assenza di un aumento significativo del rischio rispetto al gruppo trattato con anti- TNF. Anche i dati relativi agli endpoint secondari non hanno mostrato differenze sostanziali.

Nello specifico, sono stati ottenuti i risultati seguenti:
• Ospedalizzazione per problemi respiratori: HR=1,27 (IC95%: 0,91-1,76)
• Mortalità per tutte le cause: HR=1,15 (IC95%: 0,83-1,6)
• Mortalità per cause respiratorie: HR=1,38 (IC95%: 0,79-2,42)

Limiti e implicazioni dello studio
I ricercatori hanno concluso che l’evitare sistematicamente gli inibitori del TNF nei pazienti con ILD-AR non è giustificato. A tal riguardo hanno ricordato che, in base a studi precedenti di dimensioni più ridotte, si ipotizzava che i pazienti trattati con farmaci non-TNF potessero ottenere outcome migliori. Tuttavia, dopo aver considerato numerosi fattori clinici che influenzano la scelta terapeutica e la prognosi dei pazienti, non sono emerse differenze significative nella sopravvivenza o nel rischio di ospedalizzazione per problemi respiratori.

Nonostante questi risultati incoraggianti, gli autori dello studio hanno ammesso alcuni limiti metodologici del lavoro. “Anche utilizzando i migliori strumenti per simulare un trial clinico con dati reali, esiste sempre il rischio di bias di selezione o confondimento,” hanno spiegato. Ad esempio, non è stato possibile determinare con precisione i criteri clinici che hanno portato alla scelta di un determinato farmaco, che potrebbe essere stato prescritto principalmente per trattare l’artrite, la malattia polmonare o entrambe.
Da ultimo, i ricercatori hanno ribadito l’importanza di condurre studi clinici mirati sulla ILD-AR, una patologia rara per la quale non sono ancora disponibili trattamenti di comprovata efficacia.

Bibliografia
England BR, et al. Advanced therapies in US veterans with rheumatoid arthritis-associated interstitial lung disease: a retrospective, active-comparator, new-user, cohort study. Lancet Rheumatol. 2024;doi:10.1016/S2665-9913(24)00265-0.
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