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Superbonus, la stretta colpisce anche le aree terremotate: protestano architetti e ingegneri

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Superbonus, la stretta del governo colpisce anche le aree terremotate. Architetti e Ingegneri: “Decisione grave e drastica, così la ricostruzione diventa più difficile”

I Consigli nazionali degli ingegneri e degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori e la Fondazione Inarcassa considerano “particolarmente grave” la decisione del Governo che impone la stretta sul Superbonus 110% per le aree terremotate. “Immaginare di completare la ricostruzione delle aree terremotate in tempi rapidi e senza l’utilizzo di fondi pubblici- dichiarano- è puramente utopistico. Come abbiamo ripetutamente affermato, è necessario un sistema complessivo che agevoli l’opera di ricostruzione non che la ostacoli. Questa decisione del Governo, inusitatamente drastica, rischia di rendere impossibile l’opera di ricostruzione. Per questo chiediamo un ripensamento e che le agevolazioni fiscali siano mantenute almeno limitatamente alle aree colpite dal sisma. Noi, come di consueto, siamo disponibili al confronto col Governo per individuare una soluzione che concili l’esigenza di tenere i conti dello Stato sotto controllo e il diritto dei cittadini colpiti dal sisma di tornare a vivere nelle proprie case”. La decisione del Governo, segnalano, “sta mettendo in subbuglio, in particolare, i professionisti e le imprese che agiscono nelle zone del cratere del terremoto del 2016 in Italia centrale”.

CNA COSTRUZIONI: INCOMPRENSIBILE STRETTA GOVERNO SU ZONE SISMA

“Il decreto approvato, a sorpresa, dal Consiglio dei ministri rappresenta l’ennesimo durissimo colpo al settore delle costruzioni. Cancellare la cessione del credito e lo sconto in fattura alle residue fattispecie per i Bonus edilizi che ancora potevano utilizzare l’opzione evidenzia un grave approccio del Governo nei confronti di un comparto che assicura un contributo rilevante all’economia del Paese”. È quanto afferma Cna Costruzioni spiegando che il provvedimento “colpisce gli interventi che riguardano gli enti del terzo settore e quelli di ricostruzione nelle zone colpite da terremoti. Si tratta di lavori che hanno un elevato valore sociale e un limitato impatto sui conti pubblici, per cui è incomprensibile la decisione del Consiglio dei ministri”. Inoltre, l’esecutivo “continua a produrre norme restrittive nei confronti del settore delle costruzioni, generando caos e incertezza per le imprese e i committenti. La nuova stretta avrà pesanti effetti sul settore che si stava adeguando alle residue opportunità previste nell’ultima Legge di Bilancio. In mancanza del testo del provvedimento è impossibile conoscere se, a esempio, contratti già firmati potranno continuare a utilizzare l’opzione della cessione del credito. L’ennesimo giro di vite e la disordinata exit strategy dal Superbonus rischiano di gettare nuovamente il settore delle costruzioni in una crisi pesante.

FEDE (M5S): CON REVOCA GOVERNO TRADISCE AREE SISMA

Per il superbonus, “fino alla scure calata ieri dal Governo”, erano rimaste alcune fattispecie, fra cui il cratere sisma e le onlus. Ma il ministro Giancarlo Giorgetti “ha assunto la più scriteriata delle sue decisioni, tradendo tutto il centro Italia”. Il parlamentare M5s Giorgio Fede attacca dunque sulla modifica e parla di “totale spregio per gli italiani” da parte della premier Giorgia Meloni che “tradisce anche su questo: eliminando ogni tipo di cessione del credito e sconto in fattura colpiscono bonus fiscali che c’erano già prima del Covid. Oltre che sopprimere la possibilità delle onlus di beneficiare della circolazione dei crediti al 70%”. Se per il ministro Giorgetti “il conto sarebbe stato troppo salato per le casse dello Stato- prosegue Fede- Per noi invece Giorgetti ha, a questo punto, un problema con la comprensione dei testi scritti visto che tutti gli studi sul superbonus condotti finora escludono debiti e buchi di bilancio, ma anzi, parlano di entrate triplicate rispetto alle spese sostenute per il superbonus”. Citando dati Istat il parlamentare afferma che “il debito è calato di 17 punti negli anni in cui questa misura è stata in vigore, il pil è cresciuto del 12% e i posti di lavoro attivati sono stati un milione. Quindi ci chiediamo quale sia il vero motivo di questo taglio”. Il superbonus, conclude, “ha fatto girare l’economia delle piccole imprese italiane, degli artigiani e dei professionisti. Non quella delle banche o delle lobby di potere care a questo governo. Forse proprio questa è stata la più grande ‘pecca’ di questa misura”.

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