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Asma grave: ecco come capire se un anno di terapia anti-IL-5 ha funzionato

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Asma grave: studio ha identificato biomarcatori di tipo 2 che potrebbero predire la remissione dopo un anno di terapia con anti IL-5

Secondo uno studio pubblicato su CHEST (1), la percentuale di neutrofili nell’espettorato e i livelli di eotassina-1, IL-5 e perossidasi degli eosinofili possono essere utilizzati per predire la remissione nei pazienti con asma grave un anno dopo la terapia anti-IL-5. Ciò suggerisce che i livelli dei marcatori di tipo 2 nell’espettorato potrebbero fungere da marcatori surrogati di risposta alla terapia con questi farmaci biologici.

Razionale e obiettivi dello studio
Le terapie biologiche aventi come target IL-5 consentono un miglioramento tangibile dell’asma. Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo a questi trattamenti. Anche se la conta degli eosinofili nel sangue sembra essere associata ad una riduzione delle esacerbazioni con il trattamento mirato all’IL-5, mancano, a tutt’oggi, biomarcatori in grado di predire la remissione dopo questi trattamenti.

Di qui il nuovo studio, che si è proposto di verificare l’esistenza di biomarcatori di remissione dopo una terapia mirata all’IL-5 nell’espettorato di pazienti con asma eosinofilo grave.

Disegno dello studio
In questo studio osservazionale, i ricercatori hanno valutato 52 pazienti con asma eosinofilo grave curati in Belgio in una clinica specialistica di Liegi, sottoposti a trattamento con un agente anti-IL-5 (mepolizumab, n = 51; reslizumab, n = 1) per individuare i biomarcatori predittivi di  remissione un anno dopo il trattamento.
La remissione, in questo studio, era data dal soddisfacimento dei seguenti criteri:
– nessun trattamento in cronico con corticosteroidi orali
– assenza di esacerbazioni
– punteggio riportato al questionario di controllo dell’asma inferiore a 1,5 e/o punteggio riportato al test di controllo dell’asma superiore a 19
–  FEV1 pari o superiore all’80% del valore predetto e/o miglioramento di FEV1 pari o superiore al 10%
– conta degli eosinofili nel sangue inferiore a 300 cellule/L

Per documentare l’esistenza di differenze tra coloro che avevano raggiunto la remissione e coloro che non l’avevano raggiunta, i ricercatori hanno valutato diversi fattori clinici e biologici nell’espettorato dei pazienti prima del trattamento: perossidasi degli eosinofili (EPX), IgE, IL-3, IL-4, IL-5, IL-13, IL-25, IL-33, fattore di stimolazione delle colonie di granulociti-macrofagi, linfopoietina stromale timica (TSLP) e livelli di eotassina-1.

Risultati principali
Dopo un anno di trattamento, 11 pazienti (8 di sesso maschile) soddisfacevano i criteri di remissione. Rispetto a coloro che non li soddisfacevano (n = 41; 15 uomini), i pazienti in remissione mostravano una percentuale di neutrofili nell’espettorato ridotta (P = 0.007) e un aumento della conta degli eosinofili (P = 0,006), dei macrofagi (P = 0,02) e dei linfociti (P = 0,04) al basale.

Prima del trattamento, i pazienti che hanno raggiunto la remissione mostravano anche livelli elevati di eotassina-1 nell’espettorato (P = 0,046), TSLP (P = 0,04), IL-5 (P = 0,002), EPX (P = 0,001) e proteina IgE (P = 0,006) rispetto ai pazienti che non l’hanno raggiunta (tutti biomarcatori di tipo 2 dell’espettorato).

I restanti fattori misurati al basale non differivano significativamente in base allo stato di remissione.

I ricercatori hanno individuato diversi potenziali predittori di remissione dell’asma dopo aver condotto un’analisi di regressione univariata, che includeva la percentuale di neutrofili nell’espettorato (OR = 1,5; IC95%: 1,08-2,07) e i livelli di eotassina-1 (OR = 1,321; IC95%: 1-1,679), IL-5 (OR = 1,727 per 5 pg/mL; IC95%: 1,1-2,67) ed EPX (OR = 1,264 per 50 ng/mL; IC95%: 1-1,576).

Inoltre, anche l’appartenenza al sesso maschile (OR = 4,6; IC95%: 1,1-20,126) rappresentava un potenziale predittore di remissione ad 1 anno rispetto al sesso femminile.

Riassumendo
“La valutazione dell’espettorato è ora raccomandata dalle linee guida dell’American Thoracic Society e dell’European Respiratory Society nella gestione dell’asma grave e dovrebbe essere rimborsata dai sistemi sanitari in quanto potrebbe predire i pazienti che raggiungeranno la remissione dopo la somministrazione di questi farmaci biologici”, hanno sottolineato i ricercatori nelle conclusioni del lavoro.

Nell’editoriale di accompagnamento al lavoro pubblicato (2), gli estensori del commento hanno evidenziato come, “…nonostante i risultati di questo studio necessitino di conferme in uno studio di dimensioni più ampie in termini di pazienti, i risultati attuali sottolineano perché i biomarcatori che predicono la remissione siano importanti nella prescrizione dei biologici”.

“È fondamentale – aggiungono gli estensori dell’editoriale – che la prescrizione di un farmaco biologico nell’asma non si limiti solo alle caratteristiche cliniche ma tenga conto anche dell’impiego di misure surrogate (biomarcatori) per decifrare quale e dove sia il problema alla base della malattia di uno specifico paziente, identificando i pazienti più a rischio di attacchi d’asma, rimodellamento delle vie aeree e perdita della qualità di vita; dobbiamo sforzarci di massimizzare i benefici del trattamento selezionando il biologico giusto per il paziente giusto”.

Bibliografia
1) Moermans C, et al. Sputum Type 2 Markers Could Predict Remission in Severe Asthma Treated With Anti-IL-5. CHEST. 2023;doi:10.1016/j.chest.2023.01.037.
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2) Couillard S, et al. Predicting On-Biologic Remission in Asthma CHEST. 2023;doi:10.1016/j.chest.2023.04.030.
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