L’incidenza di adenocarcinoma esofageo non sembra aumentare nei pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) non erosiva rispetto a quella della popolazione generale. Lo ha evidenziato un ampio studio di popolazione condotto in Danimarca, Finlandia e Svezia, nel quale i pazienti sono stati seguiti per un periodo fino a 31 anni. I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente sul British Medical Journal.

Su quasi mezzo milione di adulti sottoposti a endoscopia, il tasso di incidenza di adenocarcinoma esofageo è risultato di 11/100.000 anni-persona tra i soggetti con GERD non erosiva, simile al tasso riscontrato nella popolazione generale (rapporto di incidenza standardizzato [SIR] 1,04, IC al 95% 0,91-1,18). Inoltre, il tasso di incidenza non è aumentato con i prolungarsi del follow-up (SIR 1,07, IC al 95% 0,65-1,65 con un follow-up di 15-31 anni).

Nei pazienti con GERD erosiva, invece, è stato calcolato un tasso di incidenza di adenocarcinoma esofageo di 31/100.00 anni-persona, con un SIR complessivo di 2,36 (IC al 95% 2,17-2,57), che è risultato aumentare con il prolungamento del follow-up.

Non considerare nuova endoscopia in caso di GERD non erosiva
Pertanto, «Questo studio suggerisce che nei pazienti con GERD e una precedente endoscopia del tratto gastroenterico superiore normale i medici non dovrebbero considerare una nuova endoscopia, a meno che non sviluppino sintomi specifici di adenocarcinoma esofageo, principalmente disfagia, come raccomandato per tutti gli individui», concludono Jesper Lagergren, del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital di Stoccolma, e i suoi colleghi. «Questo messaggio contrasta con la pratica clinica attuale, secondo la quale molti pazienti con una diagnosi di GERD non erosiva vengono spesso inviati a eseguire endoscopie del tratto superiore, che potrebbero essere costose e inutili», continuano gli autori.

La GERD è considerata il fattore di rischio principale di adenocarcinoma esofageo e i pazienti che manifestano i sintomi di questa malattia vengono spesso sottoposti a valutazioni endoscopiche del tratto superiore alla ricerca di anomalie della mucosa, tra cui l’esofagite erosiva e la metaplasia (esofago di Barrett), condizioni pre-cancerose dell’adenocarcinoma esofageo.

Al contrario dell’esofagite, dove il legame con l’adenocarcinoma esofageo è ben consolidato, nessuna ricerca precedente aveva valutato in modo affidabile il rischio di adenocarcinoma esofageo nei pazienti con GERD non erosiva confermata dall’endoscopia.

Lo studio
Per lo studio, gli autori hanno utilizzato dati di cartelle cliniche raccolte in Danimarca dal 1995 al 2019, in Finlandia dal 1987 al 2018 e in Svezia dal 2006 al 2019. Dei 486.556 pazienti inclusi nello studio con una diagnosi di GERD e almeno un’endoscopia del tratto superiore effettuata, 285.811 presentavano una GERD non erosiva (età mediana: 59 anni; 58,7% donne) e 200.745 una GERD erosiva. Questi ultimi sono stati inclusi nella coorte di validazione (età mediana: 58 anni; 55,4% uomini).

I pazienti sono stati sottoposti alla prima visita di follow-up 12 mesi dopo l’endoscopia di riferimento. Il follow-up è continuato fino alla diagnosi di tumore esofageo, al decesso o alla fine del periodo dello studio, a seconda di quale degli eventi si è verificato per primo.

Durante 2.081.051 anni-persona di follow-up (follow-up mediano: 6,3 anni) nel gruppo con patologia non erosiva, 228 pazienti hanno sviluppato un adenocarcinoma esofageo. Di questi, il 21,2% è stato sottoposto a un’endoscopia di follow-up e l’1,1% a un intervento chirurgico anti-reflusso. Le donne sono risultate avere un rapporto di incidenza standardizzato di adenocarcinoma esofageo leggermente maggiore (1,38, IC al 95% 1,08-1,73), ma non sono state rilevate differenze significative in base all’età.

Durante 1.750.249 anni-persona di follow-up (follow-up mediano 7,8 anni), nella coorte di validazione composta da pazienti con GERD erosiva, 542 hanno sviluppato un adenocarcinoma esofageo e il 26,9% di essi è stato sottoposto a endoscopia di follow-up e l’1,9% a chirurgia anti-reflusso. I rapporti di incidenza standardizzati sono aumentati in tutte le analisi stratificate per età e sesso.

Necessario approccio diagnostico differenziato
«La malattia da reflusso non erosiva presenta caratteristiche patogenetiche distintive, tra cui una bassa permeabilità della mucosa, una maggiore sensibilità viscerale e comorbidità di tipo psicologico», osservano Jerry Zhou e Vincent Ho, della Western Sydney University del Nuovo Galles del Sud, in Australia, in un editoriale di commento. Pertanto, sottolineano i due esperti, «È necessario un approccio diagnostico differenziato che includa la gravità dei sintomi, il monitoraggio del pH esofageo e la risposta al trattamento con inibitori di pompa protonica».

Lo studio, aggiungono i due editorialisti, «invita a riflettere sui limiti di un approccio basato sull’assenza di erosioni esofagee come unico criterio diagnostico di malattia non erosiva. Il decorso mutevole della malattia da reflusso gastroesofageo, la complessa influenza degli inibitori di pompa protonica e la possibilità di una serie di cause fisiopatologiche sottostanti richiedono una valutazione diagnostica più completa».

Bibliografia
D. Holmberg, et al. Non-erosive gastro-oesophageal reflux disease and incidence of oesophageal adenocarcinoma in three Nordic countries: population based cohort study. BMJ 2023; DOI: 10.1136/bmj-2023-076017: Link

J. Zhou, V. Ho. Non-erosive reflux disease and oesophageal carcinoma. BMJ 2023; DOI: 10.1136/bmj.p1979. Link