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Dall’Osservatorio Agroforma primo report sui residui di agrofarmaci

Nasce il Distretto biologico delle Marche

Presentato il primo report dell’Osservatorio Agrofarma: con il 99,3% di campioni regolari, l’Italia è il Paese con il minor livello di residui di agrofarmaci negli alimenti

È stato presentato il primo report dell’Osservatorio Agrofarma da cui emerge che, con il 99,3% di campioni regolari, l’Italia è il Paese con il minor livello di residui di agrofarmaci negli alimenti rispetto agli altri paesi dell’UE. L’Osservatorio si propone di raccogliere le informazioni sull’agricoltura italiana da un punto di vista di sviluppo e tutela e dell’utilizzo degli agrofarmaci nel settore. I dati raccolti saranno resi noti ogni sei mesi e servirà a per porre chiarezza sull’uso di preparati chimici in agricoltura che potrebbero avere dei risvolti negativi per l’ambiente e sull’uomo.

Lo studio è stato affidato ad una società indipendente di ricerca specializzata nel campo dell’agricoltura di Bologna, la Aretè – The Agrifood Intelligence Company. Emerge una fotografia di una agricoltura pienamente in linea con gli obiettivi dati dall’agenda 2030 dell’Unione Europea anche per quanto concerne la diminuzione di energia e di emissioni, come ad esempio i gas ad effetto serra che registrano un -14%. L’Osservatorio afferma che negli ultimi 10 anni i dati delle vendite degli agrofarmaci è diventato più consapevole e ha subito una riduzione del – 12%.

Le imprese investono costantemente su ricerca e sviluppo per adoperare prodotti sempre meno impattanti seppur ugualmente efficaci, questo è dovuto alla crescente professionalità degli agricoltori nel corretto utilizzo degli agrofarmaci. L’ampliamento della ricerca nel campo degli agrofarmaci è fondamentale sia per fronteggiare la diffusione di batteri patogeni provenienti da aree allogene che per limitare la virulenza dei batteri patogeni autoctoni. Una parte dello studio si è concentrato nell’analizzare e constatare come il territorio nazionale presenti 122 diverse tipologie di colture, alcune definite minori ma consolidate, come quella del cece e della carota, ed altre in espansione come il melograno, il lino e l’arachide che occupano superfici contenute ma con tassi di crescita interessanti. Quest’ultimo aspetto dell’analisi pone l’Italia al secondo posto in Europa per la produzione in quanto a varietà di colture presenti sul territorio.

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