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Il glifosato può causare leucemia secondo lo studio del Ramazzini

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Nuova battaglia europea contro i pesticidi

L’ultimo studio dell’istituto Ramazzini rivela che gli erbicidi contenenti glifosato possono causare leucemie anche in dosi molto contenute: i test sono stati eseguiti sui ratti

Gli erbicidi a base di glifosato possono causare leucemie in giovane età. Anche con dosi ridotte. È il primo esito, riscontrato nei ratti, dello studio tossicologico internazionale condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, i cui risultati sono stati presentati due giorni fa nel capoluogo emiliano in occasione della conferenza scientifica internazionale su ‘Ambiente, lavoro e salute’. Lo studio, a lungo termine, si è concentrato sia sul glifosato da solo sia su due formulazioni commerciali usate in Europa e negli Stati Uniti. Le sostanze sono state somministrate ai ratti attraverso l’acqua da bere a partire dalla vita prenatale con dosi giornaliere oggi considerate sicure e ammissibili per l’uomo (da 0,5 a 50 milligrammi per chilo di peso corporeo al giorno).

LA METÀ DELLE MORTI ENTRO UN ANNO DI VITA

Come spiega Daniele Mandrioli, direttore del centro di ricerca del Ramazzini e coordinatore dello studio sul glifosato, “circa la metà delle morti per leucemia osservate nei topi esposti al glifosato e agli erbicidi a base di glifosato si sono verificate a meno di un anno di età. Al contrario, non sono stati osservati casi di leucemia al di sotto dell’anno di età in più di 1.600 ratti studiati dal National toxicology program degli Stati Uniti e dall’Istituto Ramazzini”.

È LO STUDIO PIÙ COMPLETO FATTO FINORA SUL GLIFOSATO

Quello condotto dall’ente di ricerca bolognese è ad oggi lo studio tossicologico “più completo mai condotto sul glifosato e fornisce dati fondamentali per le autorità regolatorie, i decision-makers e il pubblico in generale”. I risultati preliminari sul glifosato sono stati anticipati e resi noti ora dall’Istituto Ramazzini perchè “sono così importanti per la salute pubblica”, spiega ancora Mandrioli. I dati completi saranno resi disponibili nelle prossime settimane, mentre a inizio 2024 è attesa la pubblicazione di diversi articoli di ‘peer review’ sullo studio. La ricerca del Ramazzini mostra dunque “l’impatto del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato sulla cancerogenicità, la neurotossicità, gli effetti multigenerazionali, la tossicità d’organo, l’alterazione del sistema endocrino e la tossicità dello sviluppo prenatale”. In studi precedenti, ricorda il Ramazzini, presentati anche al Parlamento Ue, si erano mostrati gli effetti negativi del glifosato sull’organismo umano (in particolare sul microbioma intestinale e in gravidanza) anche a dosi attualmente considerate sicure dalla normativa europea.

CHI HA PARTECIPATO ALLO STUDIO INTERNAZIONALE

Proprio Bruxelles, spiega la Dire (www.dire.it), si sta avviando verso un’ulteriore proroga al via libera per l’utilizzo del glifosato come erbicida, pur con alcune prescrizioni. Questo nuovo studio coordinato dal Ramazzini è frutto della collaborazione tra scienziati provenienti da Europa, Stati Uniti e Sud America. In particolare, alla ricerca partecipano scienziati della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, della George Mason University, dell’Università di Bologna, dell’Università di Copenaghen, del Boston College, dell’Istituto Nazionale della Sanità, dell’Università Federale del Paranà, dell’Università della California Santa Monica.

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