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Artrite psoriasica: apremilast migliora parametri cardiometabolici

Lo studio CONTROL, un trial multicentrico, randomizzato e in aperto di fase 4, conferma i benefici dell'aggiunta di adalimumab a metotressato

Studi su apremilast per l’artrite psoriasica hanno mostrato un beneficio del trattamento anche sull’infiammazione e i processi di erosione rilevabili mediante risonanza magnetica

Nel corso del Congresso annuale EULAR sono stati presentati i risultati di due studi sull’impiego di apremilast nell’artrite psoriasica (PsA).

Nello specifico, un’analisi esplorativa post-hoc di trial clinici registrativi ha valutato l’impatto del trattamento su alcuni parametri cardiometabolici, generalmente elevati nei pazienti affetti da questa condizione clinica, documentando la capacità di apremilast di migliorare il BMI nonché i livelli di LDL, HDL e HbA1c.

Lo studio di fase 4 MOSAIC, invece, ha valutato l’impiego del farmaco in pazienti affetti da artrite psoriasica (PsA), avvalendosi del ricorso all’imaging a risonanza magnetica (MRI) per valutare l’infiammazione a carico delle articolazioni periferiche e delle entesi in pazienti affetti da PsA e i processi erosivi.

I risultati di questo studio hanno mostrato un beneficio del trattamento anche sull’infiammazione e i processi di erosione rilevabili mediante risonanza magnetica (RM).

Effetto di apremilast sui parametri cardiometabolici nell’artrite psoriasica
Razionale e obiettivi dell’analisi post-hoc
“La PsA, come è noto, è associata frequentemente a comorbilità – ricorda ai nostri microfoni il Dott. Salvatore D’Angelo (Dirigente Medico del Dipartimento di Reumatologia, Ospedale “S. Carlo” di Potenza) -. Quelle che di solito ritroviamo nei nostri pazienti sono rappresentate dal diabete, dall’ipertensione e, in generale, dall’aumento di rischio cardiovascolare”.

“La loro presenza – continua il clinico- determina grossi problemi nella gestione dei pazienti, perché molto spesso questi tendono ad assumere più farmaci proprio a causa delle comorbilità, e ciò può precludere l’utilizzo di determinati farmaci per il trattamento dell’artrite, ma nello stesso tempo può influenzare l’andamento dell’artrite stessa. Il clinico, pertanto, deve analizzare quali sono queste comorbilità e, in base alla presenza o meno, andare ad attivare un percorso terapeutico differente”.

Nell’analisi post-hoc sull’effetto di apremilast sui parametri cardiometabolici (LDL, HDL, BMI e HbA1c) presentata al congresso dell’Eular, sono stati presi in considerazione i dati in pool dei pazienti reclutati in 5 trial clinici registrativi di fase 3 sull’impiego del farmaco nella PsA (PALACE 1-4, ACTIVE).

Risultati principali

Da questa analisi esplorativa è emerso che il trattamento con apremilast è risultato associato a un miglioramento dei parametri cardiometabolici lungo lo spettro dei pazienti con PsA stratificati per attività di malattia.

Nello specifico, è emerso che:
• I livelli medi di LDL nella popolazione generale al basale si sono ridotti, in media, di 2 mg/dL ad un anno; il 52,3% dei pazienti è passato dalla categoria “livelli elevati di LDL” (≥160 mg/dL) al basale alla categoria “borderline”  (>129 – <160 mg/dL) o “livelli LDL nella norma” (≤129 mg/dL) a 52 settimane; inoltre, il 38,3% dei pazienti è passato da livelli di LDL considerati come “elevati borderline” a livelli di LDL “nella norma”
• I livelli medi di BMI erano pari a 30,3 kg/m2 nella popolazione generale al basale e si sono ridotti di 0,5 kg/m2 alla settimana 52; il 9% dei pazienti è passato dalla categoria “obesi” (≥0 kg/m2) alla categoria “sovrappeso” (25 – <30 kg/m2), mentre il 12,3% dei pazienti è passato dalla categoria “sovrappeso” alla categoria “normopeso” (<25 kg/m2)
• Il 50,4% dei pazienti in pre-diabete è passato a livelli di HbA1c nella norma, mentre il 40% è passato da una condizione di diabete a pre-diabete a 52 settimane

Implicazioni cliniche
Nel commentare i risultati di questa analisi, il dott. D’Angelo ha tenuto ad evidenziare come, nel caso della comorbilità diabetica, “…apremilast sia stato in grado, senza ricorrere alle terapie ipoglicemizzanti né, tanto meno, a regimi dietetici appropriati, a migliorare l’assetto metabolico. (…). Disporre, pertanto, di un farmaco come apremilast che non solo non peggiora questi aspetti ma, addirittura, è in grado di indurre un miglioramento, rappresenta sicuramente per il clinico un’arma in più a disposizione.

Apremilast: studio MOSAIC
Razionale e disegno  
A differenza della radiografia – comunemente utilizzata per valutare i danni articolari causati dall’artrite psoriasica – MOSAIC ha utilizzato la risonanza magnetica (MRI), uno strumento più sensibile per l’imaging dell’infiammazione, che inizia precocemente e continua durante il decorso della malattia nelle articolazioni e nelle entesi.
MOSAIC ha valutato l’effetto di apremilast sull’infiammazione articolare e sulla progressione strutturale dell’artrite psoriasica (PsA), misurata mediante risonanza magnetica (RM):

Nel MOSAIC, uno studio multicentrico, a braccio singolo, in aperto, i pazienti con PsA attiva Aggiungere (con una diagnosi ≥3 mesi ma ≤5 anni trattati con apremilast per 48 settimane sono stati sottoposti a risonanza magnetica della mano (con contrasto) al basale, alla settimana 24 e alla settimana 48. Lo studio ha valutato il cambiamento dal basale nella PsA attiva. Lo studio ha valutato la variazione rispetto al basale del punteggio composito dell’edema midollare della mano (BME), della sinovite e della tenosinovite nelle dita 2-5, valutato dal punteggio MRI dell’artrite psoriasica (PsAMRIS) alla settimana 24 (endpoint primario). Sono stati valutati anche il punteggio dell’infiammazione totale, comprendente BME, sinovite, tenosinovite e infiammazione periarticolare nelle dita, nonché la progressione strutturale di malattia.

Risultati principali
I pazienti trattati con apremilast hanno sperimentato miglioramenti sia delle misure cliniche che di quelle di imaging a risonanza magnetica (MRI) dell’infiammazione fino a 48 settimane.

Dallo studio è emerso che, grazie al trattamento con questo farmaco:
• si è avuto un miglioramento dell’infiammazione, riflessa come variazione media, rispetto al basale, del punteggio composito di infiammazione dato da BME (edema osseo midollare), sinovite e tenosinovite, espresso dal PsAMRIS (OMERACT psoriatic arthritis magnetic resonance image scoring system) nel set completo di analisi (98 pazienti), pari a -2,32 (-4,73; 0,09) alla settimana 24 e a -2,91 (-5,45; -0,37) a 48 settimane. Sono stati osservati anche miglioramenti significati a 24 e a 48 settimane nella popolazione per protocol (n=94)
• non è stata osservata una progressione strutturale significativa. Il Total damage score (TDS) – una misura di progressione di malattia comprendente l’erosione ossea, non ha mostrato variazioni significative a 24 e a 48 settimane
• Inoltre, i pazienti con moderata attività di malattia, misurata dall’indice cDAPSA, hanno sperimentato una riduzione di entità maggiore dell’infiammazione rispetto ai pazienti con attività di malattia elevata
Da ultimo, per quanto riguarda la safety, gli eventi avversi più frequenti emersi a seguito del trattamento sono stati la diarrea (33,6%), la nausea (12,3%), la cefalea (10,7%), la nasofaringite (7,4%) e la dispepsia (6,6%).

Implicazioni cliniche
Nel commentare i risultati, il dott. D’Angelo ha tenuto a sottolineare come “…apremilast sia stato in grado, dopo 24 e 48 settimane, di migliorare in maniera significativa non solo gli aspetti infiammatori rilevabili alla RM – edema osseo in primis, infiammazione a livello della membrana sinoviale e delle tenosinoviti – ma anche quelli legati al danno osseo (valutazione delle erosioni)”.
Tali risultati, pertanto, corroborano il corpus di evidenze a favore dell’impiego di questo farmaco nei pazienti affetti da PsA.

Bibliografia
1) Mease PJ et al. Effects of apremilast on changes in cardiometabolic parameters by diabetes and obesity status in patients with psoriatic arthritis. POS1527, EULAR 2023, Milan
2) Østergaard  M et al. Apremilast reduces inflammation as measured by MRI of the hand in patients with psoriatic arthritis: primary results from the phase 4 MOSAIC Study. POS0226, EULAR 2023, Milan

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