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Artrite reumatoide all’esordio tenuta sotto controllo da due farmaci

Artrite reumatoide: il rischio di recidive aumenta con la riduzione della posologia dei farmaci secondo i risultati dello studio RHEUMTAP

Per i pazienti con artrite reumatoide all’esordio, abatacept e certolizumab mantengono malattia sotto controllo per almeno un anno

I risultati di uno studio di recente pubblicazione su ARD hanno dimostrato che il trattamento con alcuni farmaci biologici (abatacept e certolizumab) è stato in grado di ridurre in modo significativo la progressione ad un anno dell’artrite reumatoide (AR) all’esordio rispetto ai DMARD convenzionali.

Razionale e disegno dello studio
Il permanere di discussioni nella comunità scientifica sul trattamento ottimale di prima linea da utilizzare nel trattamento dell’artrite reumatoide (AR) precoce ha sollecitato la messa a punto dello studio NORD-STAR, che si è proposto l’obiettivo di mettere a confronto i risultati clinici e radiografici della terapia con DMARDcs con quelli provenienti dall’impiego di tre farmaci biologici con meccanismo d’azione differente.

L’ipotesi che si voleva verificare era quella dell’esistenza di un possibile vantaggio derivante dal trattamento dell’AR agli esordi grazie all’impiego precoce di un trattamento aggressivo a base di farmaci biologici (in aggiunta a MTX), indipendentemente dalla presenza di una risposta pregressa o meno al MTX o ad altri DMARDcs utilizzati da soli.

I tre farmaci biologici testati erano rappresentati da certolizumab pegol (un anti-TNF), dal tocilizumab (avente come bersaglio IL-6) e da abatacept (un farmaco che lega alcune proteine sulle cellule T per bloccarne l’attivazione); ciascuno di questi era associato a MTX.

Il protocollo dello studio consentiva il trattamento con iniezioni di steroidi intra-articolari, se considerato necessario.

La terapia di controllo era rappresentata dall’impiego di prednisolone orale (interrotto dopo il nono mese) e da una combinazione a base di sulfasalazina, idrossiclorochina e iniezioni di steroidi intra-articolari; la scelta dipendeva da ciò che era considerato standard nei singoli Paesi. Queste iniezioni erano state vietate in tutti i gruppi durante le 4 settimane precedenti le valutazioni intermedie e finali, per non influenzare i risultati.

Entrando nei dettagli dello studio, i ricercatori hanno reclutato 820 pazienti con AR all’esordio, naive al trattamento e con attività di malattia moderata-grave.
Questi erano stati randomizzati, secondo uno schema 1:1:1:1 a trattamento con metotrexato combinato con:
• terapia convenzionale attiva: prednisolone orale (con veloce riduzione del dosaggio fino alla sua sospensione, interrotto alla settimana 36) o sulfasalazina, idrossiclorochina e iniezioni intra-articolari di glucocorticoidi a livello delle articolazioni tumefatte;
• certolizumab pegol;
• abatacept
• tocilizumab

Gli endpoint coprimari erano  rappresentati dalla remissione in base all’indice CDAI alla settimana 48 (CDAI ≤2,8) e la variazione del punteggio radiografico di Sharp modificato da van der Heijde, stimati utilizzando la regressione logistica e l’analisi della covarianza e aggiustati in base al sesso, allo stato autoanticorpale (ACPA) e al Paese di residenza dei pazienti.

Risultati principali
Sul totale dei pazienti reclutati nello studio, il 59,3% era stato sottoposto a trattamento con abatacept, il 52,3% con certolizumab, il 51,9% con tocilizumab e il 39,2% con DMARDcs.
Dai dati è emerso che, rispetto alla terapia convenzionale, la remissione in base all’indice CDAI è stata raggiunta da una proporzione significativamente maggiore di pazienti trattati con abatacept (differenza aggiustata: +20,1%; p<0,001) e certolizumab (+13,1%; p=0,021), ma non di pazienti trattati con tocilizumab (+12,7%, p=0,030).

Risultati migliori nei pazienti trattati con farmaci biologici sono stati raggiunti anche per altri outcome clinici chiave secondari. Quanto alla progressione radiografica di malattia, infine, questa è stata ridotta, senza differenze osservabili tra i gruppi in studio.

I tassi di remissione in base al punteggio DAS-28, ad esempio, erano compresi tra il 67% e il 71% per i tre farmaci biologici dello studio rispetto al 54% del braccio di controllo (differenze tutte altamente significative); lo stesso è stato osservato per la remissione in base all’indice SDAI.

I pazienti trattati con farmaci biologici, inoltre, hanno riferito un dolore significativamente inferiore alla settimana 48 rispetto ai controlli, di circa 5 punti su una scala di 100 punti. Questo dato trova riscontro nelle valutazioni globali dei medici.

Quanto alla safety, i tassi di eventi avversi sono stati generalmente simili tra i quattro bracci di studio, sebbene le infezioni siano apparse numericamente più comuni con tocilizumab rispetto agli altri agenti (58% vs 47%-49%).

Riassumendo
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso alcuni limiti metodologici dello studio (disegno in aperto, scelta limitata dei farmaci biologici da prendere in considerazione, limitata potenza statistica nell’esaminare sottogruppi di pazienti).

Ciò detto, nel complesso, i risultati suggeriscono che, rispetto alla terapia convenzionale, i tassi di remissione clinica osservati in pazienti con AR all’esordio sono stati superiori con abatacept e certolizumab, ma non per tocilizumab.

La progressione radiografica di malattia, invece, è stata ridotta e sovrapponibile tra i gruppi di trattamento in studio.

Bibliografia
Østergaard M et al. Certolizumab pegol, abatacept, tocilizumab or active conventional treatment in early rheumatoid arthritis: 48-week clinical and radiographic results of the investigator-initiated randomised controlled NORD-STAR trial. Annals of the Rheumatic Diseases Published Online First: 09 July 2023. doi: 10.1136/ard-2023-224116
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