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Sclerosi sistemica: rituximab migliora parametri cutanei e polmonari

Sclerosi sistemica, fenomeno di raynaud

Sclerosi sistemica: il trattamento con rituximab è stato associato a miglioramenti significativi dei parametri cutanei e polmonari

In una coorte di pazienti con sclerosi sistemica, il trattamento con l’anticorpo monoclonale rituximab è stato associato a miglioramenti significativi dei parametri cutanei e polmonari nel follow-up a lungo termine, secondo quanto emerso in uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Dermatology.

«Rituximab sta emergendo come un’opzione terapeutica promettente per la sclerosi sistemica, ma i suoi risultati a lungo termine e i marcatori di risposta non sono ancora noti» hanno scritto il primo autore Ai Kuzumi e colleghi del dipartimento di dermatologia presso la Graduate School of Medicine dell’Università di Tokyo, in Giappone.

La sclerosi sistemica è una patologia cronica rara a eziologia sconosciuta, caratterizzata da fibrosi diffusa, anomalie vascolari cutanee, articolari e degli organi interni (specialmente esofago, tratto gastrointestinale inferiore, polmoni, cuore e reni). I sintomi più frequenti comprendono sindrome di Raynaud, poliartralgia, disfagia, pirosi, tumefazione e infine fibrosi cutanea e retrazione delle dita. Il coinvolgimento di polmoni, cuore e reni è responsabile della maggior parte dei decessi.

La diagnosi è clinica, ma può essere supportata dai test di laboratorio che aiutano anche nel definire una prognosi. Il trattamento specifico è difficile e spesso ci si concentra sulla gestione delle complicanze. La malattia è circa 4 volte più comune tra le donne rispetto agli uomini e più frequente tra le persone di età compresa tra 20 e 50 anni, mentre è rara nei bambini.

Valutazione a lungo termine del trattamento con rituximab
Oltre a valutare gli esiti a lungo termine associati all’uso di rituximab nella sclerosi sistemica, i ricercatori avevano anche l’obiettivo di identificare i potenziali marcatori di risposta al farmaco in uno studio di coorte a singolo centro.

I 43 partecipanti coinvolti nello studio sono stati selezionati dai pazienti con sclerosi sistemica che hanno completato il trial DESIRES della durata di 48 settimane, nel quale rituximab è stato associato al miglioramento della sclerosi cutanea. Di questi soggetti, 31 hanno continuato il trattamento con rituximab per 96 settimane. In 29 (età media 48 anni, 27 donne) avevano dati completi per l’analisi post-hoc dei risultati clinici e di laboratorio.

I risultati sono stati valutati utilizzando il Rodnan Skin Score modificato (MRSS) come misura dell’esito cutaneo e indicatore del miglioramento della severità complessiva della malattia, e la percentuale della capacità vitale forzata (FVC%), ossia il volume di aria che può essere espirato con uno sforzo massimale dopo che il paziente ha eseguito una piena ispirazione, una misura fondamentale nei test di spirometria.

Miglioramento cutaneo e polmonare sostenuto nel tempo 
Dopo un ciclo di rituximab, la variazione mediana complessiva dell’MRSS è stata di 7 (range inter quartile, IQR, da 8,5 a 4, P<0,001). Dopo tre cicli del farmaco la variazione mediana della FVC% era di 1,85 (IQR 0,13-5,68, P<0,001), con risposte che si mantenute nel corso del follow-up.

I ricercatori hanno anche osservato 16 soggetti “high responder” a rituximab, definiti da un miglioramento MRSS di almeno 9 punti. Questi pazienti hanno ottenuto una maggiore diminuzione dei livelli sierici di immunoglobuline G (IgG) (variazione mediana di IgG125, IQR 207-83) rispetto ai 13 soggetti low responder, definiti da una risposta fino a un massimo di 8 punti (variazione mediana di IgG 7, IQR 120-43, P=0,008).

Gli high responder hanno anche riportato una maggiore diminuzione dei livelli sierici di IgA rispetto ai low responder (IgA 45, IQR 96-32 vs IGA 11, IQR 20-3, P<0,001). Inoltre un test di correlazione di Spearman ha rilevato che una diminuzione dei livelli sierici di IgA era associata significativamente con il miglioramento dell’MRSS (r=0,64, P<0,001).

I risultati della visita di follow-up finale hanno mostrato che 7 pazienti mostravano IgM basse, mentre un paziente mostrava IgA e IgG basse. Le IgM basse hanno mostrato un’associazione significativa con il miglioramento della percentuale di FVC (variazione mediana FVC% 7,2, IQR 3,8-8,9 vs 3,6, IQR 1,4-6,2, P=0,003).

«In questo studio di coorte il trattamento con rituximab è stato associato a un significativo miglioramento della fibrosi cutanea e polmonare nella sclerosi sistemica in un follow-up a lungo termine» hanno concluso gli autori. «La riduzione delle immunoglobuline sieriche è stata associata a una maggiore risposta clinica».

Referenze

Kuzumi A et al. Long-term Outcomes After Rituximab Treatment for Patients With Systemic Sclerosis: Follow-up of the DESIRES Trial With a Focus on Serum Immunoglobulin Levels. JAMA Dermatol. 2023 Feb 15;e226340. 

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