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Emoglobinuria parossistica notturna: iptacopan in monoterapia efficace

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Emoglobinuria parossistica notturna: iptacopan in monoterapia orale rende i pazienti indipendenti dalla trasfusione secondo un nuovo studio

Presentati al 49° meeting annuale della European Society for Blood and Marrow Transplantation i risultati dettagliati dello studio di fase III APPOINT-PNH sulla monoterapia orale sperimentale con iptacopan nei pazienti adulti con emoglobinuria parossistica notturna (EPN) naïve agli inibitori del complemento (comprese le terapie anti-C5).  Lo studio ha raggiunto il suo endpoint primario e ha dimostrato benefici clinicamente significativi in tutti gli endpoint secondari.

Si stima che, grazie al trattamento con iptacopan, il 92,2% dei pazienti ( intervallo di confidenza al 95% [IC 95%]: 82,5 – 100) abbia ottenuto un aumento del livello di emoglobina pari o superiore a 2 g/dl rispetto al basale senza la necessità di trasfusioni di globuli rossi dopo il periodo di trattamento principale di 24 settimane.

“Oltre al miglioramento dell’emolisi e della fatigue osservata con i trattamenti attualmente disponibili, i pazienti con EPN emolitica trattati con iptacopan ottengono anche un miglioramento dell’anemia non raggiungibile con gli anticorpi monoclonali anti-C5; questi dati sottolineano il potenziale di iptacopan come farmaco orale per cambiare la gestione clinica di questa malattia devastante”, ha spiegato Antonio Risitano, sperimentatore co-responsabile dello studio, Presidente dell’International PNH Interest Group e Direttore dell’Unità operativa di ematologia e trapianto ematopoietico del Centro di riferimento per l’anemia aplastica e l’emoglobinuria parossistica notturna presso l’AORN San Giuseppe Moscati di Avellino.

L’EPN è una malattia ematologica rara, cronica e grave, mediata dal complemento. Nonostante il trattamento con anticorpi monoclonali anti-C5, si caratterizza per significativi bisogni non soddisfatti perché un’ampia percentuale di persone affette da EPN rimane anemica, affaticata e dipendente dalle trasfusioni di sangue. Si stima che, in tutto il mondo, circa 10-20 persone per milione soffrano di EPN.

Lo studio APPOINT-PNH ha anche mostrato benefici clinicamente significativi in relazione agli endpoint secondari. Si stima che il 62,8% (IC 95%: 47,5, 77,5) dei pazienti abbia ottenuto livelli di emoglobina pari o superiori a 12 g/dl senza la necessità di trasfusioni di globuli rossi.

“I risultati degli studi clinici APPLY-PHN e APPOINT-PHN confermano il potenziale di iptacopan nel trattamento dell’EPN, una malattia che impatta pesantemente sulla vita delle persone, che spesso si trovano ad affrontare difficoltà per le quali non è stata ancora individuata una risposta efficace.” commenta Paola Coco, CSO & Medical Affairs Head IM di Novartis Italia. “Mentre attendiamo con fiducia gli esiti delle prime sottomissioni alle autorità regolatorie nell’EPN, proseguiamo nell’attività di ricerca su iptacopan nelle altre malattie mediate dal complemento con i risultati di fase III in altre patologie.”

È importante sottolineare che una percentuale stimata del 97,6% (IC 95%: 92,5, 100) di pazienti ha ottenuto l’indipendenza dalle trasfusioni di globuli rossi a 24 settimane. Nessun evento clinico di emolisi breakthrough (BTH, breakthrough hemolysis) né alcun evento avverso vascolare maggiore (MAVE, major adverse vascular event) sono stati osservati durante il periodo di 24 settimane di sperimentazione.

I livelli di lattato deidrogenasi (LDH) sono diminuiti dell’83,55% (IC 95%: −84.90, −82.08) dal basale a 24 settimane.

I pazienti hanno anche segnalato miglioramenti clinicamente significativi della fatigue, con un aumento medio aggiustato di 10,75 (IC 95%: 8,66, 12,84) rispetto al basale nel punteggio Functional Assessment of Chronic Illness Therapy – Fatigue, raggiungendo livelli assoluti simili a quelli riportati nella popolazione generale.

Iptacopan ha dimostrato un profilo di tollerabilità e sicurezza coerente con i dati riportati in precedenza. Gli eventi avversi (EA) più comunemente segnalati sono stati infezioni (nel 40,0% dei pazienti, principalmente COVID-19 [15,0%] e infezioni del tratto respiratorio superiore [12,5%]), cefalea (27,5%) e diarrea (7,5%), con quattro eventi avversi gravi.

Iptacopan
Iptacopan è un inibitore sperimentale mirato first-in-class (capostipite della sua classe) del fattore B della via alternativa del complemento, somministrato per via orale. Esso agisce a monte della via terminale C5, prevenendo non solo l’emolisi intravascolare nell’ambito della EPN, ma anche quella extravascolare. In tal modo, iptacopan mira a una componente fondamentale del processo biologico responsabile della EPN, fornendo al contempo un’opzione di monoterapia orale.

Scoperto presso i Novartis Institutes for BioMedical Research, iptacopan è attualmente in fase di sviluppo per diverse altre malattie mediate dal complemento (CMD, complement-mediated disease) per le quali esistono significativi bisogni clinici insoddisfatti. I primi risultati per gli altri studi di fase III su sono attesi nel secondo semestre del 2023.

Sulla base della prevalenza della malattia, dei bisogni insoddisfatti e dei dati degli studi di fase II, iptacopan ha ricevuto la designazione di “terapia fortemente innovativa” (Breakthrough Therapy) per la EPN dalla FDA, la designazione di farmaco orfano per la EPN e la C3G dalla FDA e dall’EMA, la designazione PRIME per la C3G dall’EMA e la designazione di farmaco orfano per la IgAN dall’EMA.

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