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Diabete di tipo 2: digiuno intermittente a tempo limitato riduce rischio

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Negli adulti con un maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, un approccio dietetico a digiuno intermittente a tempo limitato si è dimostrato superiore

Negli adulti con un maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, un approccio dietetico a digiuno intermittente a tempo limitato si è dimostrato superiore a una dieta a ridotto contenuto calorico per migliorare la tolleranza al glucosio postprandiale, come emerso da uno studio controllato e randomizzato pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

«Seguire una dieta a digiuno intermittente a tempo limitato potrebbe aiutare a ridurre le possibilità di sviluppare il diabete di tipo 2» ha dichiarato l’autore senior Leonie Heilbronn dell’Università di Adelaide, Adelaide Medical School. «Le persone che hanno digiunato per tre giorni durante la settimana, alimentandosi solo tra le ore 8:00 e le 12:00 in quei giorni, hanno mostrato una maggiore tolleranza al glucosio dopo 6 mesi rispetto a quelle che hanno seguito ogni giorno una dieta ipocalorica. Le prime avevano una sensibilità all’insulina più elevata e hanno ottenuto una maggiore riduzione dei lipidi nel sangue».

Gli interventi dietetici che comportano una moderata restrizione calorica (CR) sono una strategia consolidata per la gestione del peso e riducono il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 per oltre 10 anni. Tuttavia, un’area di ricerca emergente riguarda il ruolo dell’orario dei pasti e del digiuno prolungato nell’estendere i benefici per la salute della restrizione calorica.

Il digiuno intermittente (IF, intermittent fasting), definito come un periodo di digiuno intervallato da giorni di alimentazione ad libitum, in una revisione generale delle metanalisi è risultato essere un’alternativa equivalente alla restrizione calorica per la perdita di peso e gli esiti di salute valutati nello stato di digiuno.

«Per quanto ne sappiamo, nessuno studio ha tuttavia preso in considerazione le valutazioni postprandiali della glicemia, che sono indicatori migliori del rischio di diabete rispetto alla valutazione a digiuno» hanno scritto il primo autore Xiao Tong Teong e colleghi dell’Università di Adelaide e del South Australian Health and Medical Research Institute (SAHMRI). «Inoltre si ipotizza che il digiuno intermittente fornire uno stimolo maggiore rispetto alla restrizione calorica per alterare le vie di segnalazione dei nutrienti, il metabolismo lipidico e la sensibilità all’insulina».

L’alimentazione a tempo limitato (TRE, time-restricted eating) è emersa come una nuova forma di digiuno intermittente che prevede una finestra alimentare giornaliera più breve (4-10 ore) in linea con i ritmi circadiani. Questo approccio, aggiunto alla restrizione calorica non ne ha migliorato gli effetti su composizione corporea, lipidi ematici e parametri glicemici, mentre si è dimostrato più efficace se attuato in versione “precoce”, ovvero limitando l’assunzione di cibo tra le ore 7:00 e le 15:00, quindi con periodi di digiuno di 14-16 ore, che tuttavia potrebbero essere insufficienti per attivare alcune vie metaboliche.

In questo studio i ricercatori hanno pertanto valutato il digiuno intermittente abbinato all’alimentazione precoce a tempo limitato (iTRE), consentendo il consumo del 30% del fabbisogno energetico prima delle ore 12.00 ore e seguito da un periodo di digiuno di 20 ore in tre giorni non consecutivi alla settimana, rispetto alla restrizione calorica e a un gruppo sottoposto a cure standard (opuscolo con i consigli delle linee guida, senza consulenza o sostituti del pasto) in soggetti adulti ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Confronto tra due diversi approcci dietetici
Lo studio in aperto, randomizzato e controllato, ha coinvolto 209 partecipanti (57% donne, età di 58 ± 10 anni, BMI di 34,8 ± 4,7 kg/m2) tra il settembre 2018 e il maggio 2020, 85 dei quali (40,7%) sono stati assegnati a iTRE, 83 (39,7%) alla restrizione calorica e 41 (19,6%) alle cure standard per 6 mesi, seguiti da 12 mesi di follow-up.

L’outcome primario era la variazione dell’area glicemica sotto la curva (AUC) in risposta a un test di tolleranza al pasto misto al mese 6 con iTRE rispetto alla restrizione calorica.

Maggiori benefici con digiuno e alimentazione precoce 
I risultati, in linea con quelli degli studi precedenti, hanno mostrato un’efficacia simile del digiuno intermittente e della restrizione calorica riguardo a peso corporeo, massa grassa, glucosio a digiuno e insulina.

La tolleranza al glucosio è migliorata in misura maggiore con iTRE rispetto alla restrizione calorica (−10,10 vs 3,57, P=0,03) al mese 6 indipendentemente dalla perdita di peso corporeo, che potrebbe indicare maggiori miglioramenti nella sensibilità all’insulina, ma queste differenze si sono perse al mese 18.

Sono inoltre state osservate maggiori riduzioni degli acidi grassi non esterificati (NEFA) a digiuno, a suggerire maggiori miglioramenti nella sensibilità all’insulina del tessuto adiposo che potrebbero anche ridurre i lipidi ectopici e aumentare l’assorbimento periferico del glucosio.

Gli eventi avversi sono stati transitori e generalmente lievi. Le segnalazioni di fatigue erano più elevate in iTRE rispetto agli altri due approcci dietetici, mentre le segnalazioni di costipazione e cefalea erano più elevate con la dieta iTRE e con la restrizione calorica alle cure standard.

«I risultati di questo studio si aggiungono al crescente numero di evidenze che indicano che l’orario in cui si consumano i pasti e i consigli sul digiuno estendono i benefici per la salute di una dieta ipocalorica, indipendentemente dalla perdita di peso, un fattore che può essere influente nella pratica clinica» hanno concluso gli autori.

Sono necessarie ulteriori ricerche per verificare se gli stessi benefici si riscontrano con una finestra alimentare leggermente più lunga, in modo da rendere la dieta maggiormente sostenibile a lungo termine.

Referenze

Teong XT et al. Intermittent fasting plus early time-restricted eating versus calorie restriction and standard care in adults at risk of type 2 diabetes: a randomized controlled trial. Nat Med (2023).

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