Site icon Corriere Nazionale

Avvocati sulle barricate per la riforma del processo civile

Avvocati in diritto antidiscriminatorio: si è concluso il percorso formativo al quale erano iscritti 105 corsisti, 85 donne e 20 uomini

L’Associazione Nazionale Forense si scaglia contro la riforma del processo civile: “Il tetto alla lunghezza degli atti difensivi è una grave mutilazione del diritto di difesa”

“La proposta di regolamento per la definizione dei criteri di redazione, dei limiti e degli schemi informatici degli atti giudiziari rappresenta il punto più basso di una riforma del processo civile nata sotto una cattiva stella e che peggiora di giorno in giorno sotto gli occhi attoniti degli operatori del diritto”. Lo spiega, parlando alla ‘Dire’, Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, commentando lo schema di decreto ministeriale che è stato diffuso nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia.

IL TETTO FISSATO È DI 50.000 CARATTERI

“L’idea di ridurre i principi di chiarezza e sinteticità ad una sterile fissazione di limiti del numero di pagine e del numero di caratteri per gli scritti difensivi denota una grave miopia ed una visione contabile del processo”, prosegue Di Marco. In pratica, per un atto di citazione se prima si potevano scrivere 100 pagine oggi si deve stare entro i 50.000 caratteri, spazi inclusi. “Sentiamo l’esigenza di riaffermare, una volta per tutte, che questi importanti principi processuali nulla hanno a che fare con l’imposizione di limiti dimensionali”. Di Marco aggiunge: “Non può poi sottacersi il fatto che la meccanica previsione di un tetto al volume degli atti di parte, in modo meccanico e senza introdurre differenziazioni che tengano conto della tipologia, del valore e della complessità delle diverse tipologie di controversie non solo tradisce la previsione della norma delle disposizioni attuative del codice di rito che si vorrebbe attuare, ma si traduce in una grave mutilazione del diritto di difesa”.

“PARLARE DI URGENZA È INSENSATO, NON HA NIENTE A CHE VEDERE COL PNRR”

“Sul piano del metodo non si può poi non stigmatizzare la scelta di presentare uno schema di decreto ministeriale all’inizio del mese di giugno, sostenendo che questo ha la massima urgenza, perché dovrà entrare in vigore entro la fine del mese, al fine di dare la necessaria attuazione agli impegni assunti con il Pnrr”, incalza Di Marco. Al riguardo, aggiunge, “sentiamo il bisogno di dire che è insensato affermare che l’adozione di una disciplina secondaria sui criteri di redazione degli atti processuali possa avere una qualche incidenza sugli impegni assunti in sede europea”.

Al tempo stesso, conclude il segretario generale come riferisce la Dire (www.dire.it), è tragico vedere che una politica incapace di portare avanti l’attuazione degli investimenti del Pnrr trova il tempo di dedicarsi a comprimere il diritto dei cittadini ad accedere alla giustizia, cercando anche di contrabbandare ciò come un intervento urgente per l’adempimento degli impegni assunti con il Pnrr”.

Exit mobile version