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L’ultima fuga di Garibaldi e Anita a “Telemaco” su Rai Storia

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Dall’ultima fuga di Garibaldi e Anita alle Officine Reggiane: in prima serata su Rai Storia torna l’appuntamento con “Telemaco”

Luglio 1849. La Repubblica romana è caduta e il potere del Papa è stato restaurato. Giuseppe Garibaldi, che a Roma aveva combattuto a difesa della Repubblica, è stato costretto alla fuga. Inizia da qui, con Emanuela Lucchetti, il nuovo viaggio di “Telemaco” in onda venerdì 19 maggio alle 21.10 in prima visione su Rai Storia. Garibaldi, dopo una lunga marcia insieme ai suoi fedelissimi e la moglie Anita, raggiunge Cesenatico: è il 2 agosto del 1849. Con l’aiuto di alcune imbarcazioni vuole raggiungere Venezia, dove si combatte contro il dominio austriaco, ma all’altezza di porto Magnavacca, oggi Porto Garibaldi, viene intercettato da navi austriache. Garibaldi riesce a raggiungere la spiaggia, insieme a lui c’è il maggiore Gian Battista Culiolo, detto Leggero, e anche Anita, moglie di Garibaldi, in stato di gravidanza e gravemente malata. La situazione sembra disperata, ma, grazie a una rete di contatti sul posto, riescono a trovare un primo rifugio dove nascondersi.  Ha inizio la cosiddetta trafila garibaldina, un susseguirsi di spostamenti e trasbordi nelle valli di Comacchio, per mettere in salvo l’eroe dei due mondi.

Chalotte Marincola, invece, è a Milano: a nord di piazzale Loreto, quello che era stato un importante stadio del trotto, negli anni ’20 viene trasferito a San Siro e lascia il posto a un bellissimo progetto di scuola all’aperto, il primo in Italia, che accoglie 1400 bambini definiti “gracili” e a rischio tubercolosi, figli di famiglie operaie arrivate in città in seguito alla sua industrializzazione accelerata, che vivevano in precarie condizioni sociosanitarie. Il movimento per le scuole all’aperto si ispira alle teorie pedagogiche del filoso americano Joseph Dewey, secondo il quale il fanciullo deve essere aiutato ad apprendere in modo autonomo, attraverso l’esperienza diretta a contatto con la natura.  Inglobata nel sistema educativo fascista durante il ventennio, la scuola riacquista nel dopoguerra la sua natura sperimentale e la mantiene ancora oggi, malgrado anni di grave degrado ne abbiano messo a rischio la sopravvivenza. Questa continuità si deve all’Associazione Amici del Trotter, formata negli anni ’90 da insegnanti, genitori e cittadini del quartiere, che ha ottenuto il recupero delle strutture con un movimento “dal basso”. Uno dei primi soci, Dino Barra, racconta la storia di questo esperimento sociale e didattico inclusivo, che oggi costituisce anche un importante centro di aggregazione per le comunità immigrate di diverse provenienze, che in questa area di Milano hanno raggiunto un’altissima concentrazione.

Pietro Sorace, poi, “visita” i giardini di Ninfa, a Cisterna di Latina: da borgo fortificato e ricco di risorse nel Medioevo a giardino delle delizie rinascimentale, da feudo della famiglia Caetani fin dai tempi di Bonifacio VIII a oasi paesaggistica dichiarata monumento naturale della Repubblica italiana. Il giardino di Ninfa custodisce oggi una città medievale con più di 150 edifici medievali, contornata da circa 1300 specie di piante e abitata da 120 specie di uccelli. Il racconto si snoda attraverso le diverse fasi storiche che hanno portato all’odierna trasformazione di Ninfa, lungo il corso dei secoli.

Si chiude con Carla Oppo, a Reggio Emilia per scoprire le Officine Meccaniche Reggiane, nate all’alba del ‘900. Lo sviluppo nel settore ferroviario è repentino e la conversione verso la produzione bellica rende la fabbrica una delle più attive e importanti del Paese fino alla metà degli anni ’40. Dopo i bombardamenti alleati del 1944 le Reggiane subiscono la prima grande flessione, ma gli operai non si arrendono e diventano protagonisti della più lunga occupazione di una fabbrica in Italia, nel 1951. Il declino però è progressivo fino alla chiusura definitiva del 2008. Oggi gli spazi immensi delle Officine sono oggetto di una riqualifica che apre la sfida alla tecnologia e al futuro, sia economico che architettonico, rispettoso e attento della preziosa memoria che questi spazi raccontano e conservano nell’archivio cittadino, memoria che rivive nell’incontro con due testimoni di questa storia straordinaria.

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