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Diabete: SGLT2 inibitori associati a Covid meno grave

Terapia del diabete di tipo 2 carboidrati

Alcuni farmaci per il diabete, in particolare gli SGLT2 inibitori, sono risultati associati a un’elevata percentuale di esiti meno gravi del Covid

Alcuni farmaci per il diabete, in particolare gli SGLT2 inibitori, sono risultati associati a un’elevata percentuale di esiti meno gravi del Covid, secondo quanto emerso da una revisione sistematica e metanalisi pubblicata sulla rivista JAMA Network Open.

I pazienti con Covid-19 hanno un’alta prevalenza di diabete che, insieme al controllo della glicemia, è un fattore determinante del ricovero in unità di terapia intensiva e della mortalità. Il rischio e la gravità dell’infezione nei pazienti con diabete e Covid-19 sono associati a un aumento dell’espressione dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2, aumento dei livelli dell’enzima furina, compromissione della funzione delle cellule T e aumento dell’interleuchina (IL)-6 che nel diabetico promuovono l’infezione da Covid favorendo l’ingresso virale nelle cellule e la compromissione della risposta immunitaria.

Considerata la mancanza di metanalisi che hanno comparato l’effetto delle diverse classi di farmaci ipoglicemizzanti sugli esiti gravi dell’infezione, gli autori hanno preso in esame i dati di 31 studi osservazionali per un totale di oltre 3,6 milioni di pazienti con diabete ricoverati in ospedale per Covid-19. La maggior parte dei soggetti inclusi aveva una durata media del diabete di oltre un decennio, con livelli basali di emoglobina glicata (HbA1c) che variavano dal 7,1 all’8,7%.

Tutti i pazienti erano in terapia ipoglicemizzante da almeno 14 giorni prima della conferma dell’infezione. Il 37% che assumeva metformina, il 19,5% insulina, il 19,5% inibitori della DPP-4, il 14,7% secretagoghi, il 3,9% GLP-1 agonisti, il 3,3% SGLT2 inibitori, il 1,5% sui tiazolidinedioni e lo 0,3% inibitori dell’α-glucosidasi (AGI).

SGLT2 inibitori primi per protezione da Covid grave
L’analisi dei dati ha evidenziato che le persone con diabete che stavano assumendo un inibitore SGLT2 prima di risultare positive al test per SARS-CoV-2 avevano il 39% in meno di probabilità di malattia grave rispetto a quelle che assumevano inibitori DPP-4 (log dell’odds ratio, logOR, 0,61), hanno riferito l’autore senior dello studio Gang Chen e colleghi del Fujian Provincial Hospital in Cina. Una malattia Covid grave è stata definita come la necessità di terapia intensiva, ventilazione meccanica invasiva o non invasiva o decesso in ospedale.

Le persone in trattamento con questi farmaci avevano anche una probabilità significativamente inferiore di un decorso grave di Covid rispetto a quanti assumevano secretagoghi (che favoriscono la secrezione di insulina, come sulfoniluree e analoghi della meglitinide) (logOR 0,37).

Inoltre, senza però significatività statistica, è emersa una tendenza per risultati del Covid migliori con gli SGLT2 inibitori rispetto agli inibitori della glucosidasi (logOR 0,50) e all’insulina (logOR 0,91).

In base all’area sotto la curva cumulativa di ranking (SUCRA) gli inibitori SGLT2 sono stati anche associati alla più bassa probabilità di esiti avversi (6%) seguiti da:

Considerazioni sui diversi effetti protettivi degli ipoglicemizzanti
Quanto rilevato per l’insulina, secondo i ricercatori può essere spiegato dal fatto che il suo utilizzo può riflettere un diabete più grave o di maggior durata, pertanto si tratta di pazienti a maggior rischio di esiti avversi nel contesto dell’infezione da Covid-19.

«Dal momento che erano disponibili solo studi osservazionali e mancavano alcuni indicatori di base, non è stato possibile escludere un bias di selezione parziale» hanno sottolineato gli autori. «I pazienti con infezione grave da Covid-19, in particolare quelli con difficoltà respiratorie, necessitano di terapia insulinica, che dovrebbe essere sempre la prima scelta terapeutica in una situazione di emergenza e può ancora essere utilizzata in qualsiasi fase della malattia Covid».

Riguardo invece a quanto risultato per gli SGLT2 inibitori, il gruppo di Chen ha affermato che la loro scoperta potrebbe essere dovuta al fatto che questa classe di farmaci riduce i fattori di rischio Covid, come per gli eventi cardiovascolari e l’obesità, e che lo stesso è probabilmente valido per le persone che assumono GLP-1 agonisti.

«Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che i GLP-1 agonisti fossero un candidato per il trattamento dei pazienti con Covid-19, indipendentemente dal fatto che fossero o meno diabetici, per via dei loro molteplici effetti benefici sull’eccessiva lesione polmonare acuta indotta da infiammazione» hanno osservato. «Le risposte infiammatorie esagerate, come le tempeste di citochine e gli eventi tromboembolici disseminati, sono considerate complicanze fatali della malattia virale».

Referenze

Zhu Z et al. Association of Glucose-Lowering Drugs With Outcomes in Patients With Diabetes Before Hospitalization for COVID-19: A Systematic Review and Network Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2022 Dec 1;5(12):e2244652.

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