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Tumori: la proteogenomica aiuta a prevedere la risposta alle cure

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Con la proteogenomica, un gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta che potrebbe rivelarsi utile nella scelta della terapia per il tumore del seno triplo negativo

Ogni tumore è un caso a sé e non è affatto scontato che la stessa terapia sia efficace per due tumori apparentemente simili. Per questo motivo molte ricerche si concentrano sull’identificazione di “indizi” (in gergo chiamati “marcatori”) utili a predire se un tumore caratterizzato da tali fattori risponderà a un certo trattamento. Alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto uno di questi “indizi”, che potrebbe guidare gli oncologi a scegliere un tipo di chemioterapia per le donne con tumore del seno triplo negativo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Discovery.

I marcatori, o biomarcatori, di risposta alla terapia abitualmente sono un gene o una proteina che possono essere presenti o assenti, oppure attivi o inattivi, nelle cellule tumorali. Per identificarli i ricercatori conducono inizialmente studi di genomica (in cui si analizzano i geni) e proteomica (in cui si analizzano le proteine). Gli autori di questo studio hanno usato un approccio più complesso e avanzato, di proteogenomica, al fine di combinare le informazioni sulla struttura e l’attività delle proteine presenti nelle cellule tumorali con le informazioni sulle alterazioni del DNA alla base del comportamento delle cellule maligne.

Lo studio si è focalizzato in particolare sul tumore della mammella triplo negativo. Questo tumore, caratterizzato dall’assenza dei recettori per gli estrogeni, dei recettori per il progesterone e del recettore HER2, è il più aggressivo e il più difficile da curare tra i tumori del seno. I ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto tumorale ottenuti mediante biopsie prima dell’inizio della chemioterapia con carboplatino e docetaxel. Hanno quindi verificato quali pazienti avessero risposto alla chemioterapia e quali no. Dalle indagini è emerso che i tumori che esprimevano bassi livelli della proteina LIG1 o che non la esprimevano affatto erano resistenti al carboplatino.

Serviranno ulteriori studi per chiarire come e perché la proteina LIG1 sia importante per il comportamento del tumore. In attesa di comprendere i meccanismi coinvolti, la scoperta di questo biomarcatore potrebbe consentire di selezionare le pazienti con tumore del seno triplo negativo da trattare con il carboplatino, evitando di sottoporre inutilmente a questo tipo di chemioterapia le pazienti con tumori non sensibili al farmaco.

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